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Bitcoin e ether sono in ipervenduto rispetto ai fondamentali

13 dicembre 2018 20:00
Tempo di lettura: 7 min.
13 dicembre 2018 20:00
Giuseppe Brogna

Se l’analisi della price action è ben lontana dal fornirci indizi di inversione del trend primario (di lungo termine), indicatori di carattere fondamentale ci comunicano come il mercato versi in uno stato di ipervenduto.

Uno studio condotto da un venture capital (Chris Burniske), basato sull’analisi di indicatori fondamentali, rivela che sia il prezzo di bitcoin che quello di ether hanno scaricato eccessivamente rispetto ai massimi storici, rispettivamente di dicembre 2017 e gennaio 2018.

I prezzi di bitcoin e ether, di recente, hanno registrato nuovi minimi nell’anno, gettando nel baratro il generale sentiment sulle criptovalute. Ciononostante, Burniske offre una visione molto più ottimistica, attraverso la comparazione tra l’andamento dei prezzi e alcuni indicatori fondamentali.

I fondamentali di una blockchain di criptovalute sono analizzati sulla base di indicatori ricondotti alle due categorie dei “Supply-siders” e dei “Demand-siders”.

I Supply-siders sono intesi come coloro che forniscono un servizio alla rete, come i miner o gli sviluppatori della blockchain. I Demand-sideres, per contro, sono identificati in coloro che utilizzano la rete.

Gli indicatori demand-side analizzati su Bitcoin sono:

  • numero di transazioni giornaliere;
  • valore (in dollari) delle transazioni giornaliere;
  • numero di indirizzi unici utilizzati giornalmente.

Gli indicatori demand-side analizzati su Ethereum sono:

  • numero di transazioni giornaliere;
  • la quantità totale di gas utilizzato giornalmente.

Dal punto di vista della Supply-side, sia per Bitcoin che per Ethereum, l’analisi si basa sull’hash rate della rete.

Per una più accurata rappresentazione del prezzo, fa riferimento al “valore della rete”: valore della rete = prezzo di ogni unità * unità in circolazione.

Nei grafici che seguono, verranno confrontate le performance del valore della rete con quelle degli indicatori fondamentali, a partire dalla data dei massimi storici.

Il massimo storico di bitcoin è stato registrato il il 17 dicembre 2017, mentre per ether il 13 gennaio 2018.

Demand-side: numero delle transazioni giornaliere

Linea blu: valore della rete; linea arancione: transazioni giornaliere.

Linea blu: valore della rete; linea verde: transazioni giornaliere.

I due grafici confrontano il valore della rete con il numero di transazioni giornaliere.

La parte finale dei grafici indica un’evidente divergenza: il valore della rete si è ridotto costantemente nel corso dei mesi, mentre il numero delle transazioni è rimasto relativamente stabile.

Dai massimi storici, il valore delle reti di Bitcoin e Ethereum è calato rispettivamente dell’81% e del 93%. Il numero delle transazioni, invece, è sceso solo del 41% e del 52% rispettivamente.

Bitcoin attualmente processa circa 250.000 transazioni al giorno, mentre la blockchain di Ethereum 500.000.

Per calcolare la “giusta” riduzione nel valore della rete, giustificata dalle variazioni nei dati di carattere fondamentale, si parte dall’utilizzo di un’interpretazione molto semplice della legge di Metcalfe, elevando al quadrato la rimanente attività della rete.

Nel caso di Bitcoin, si è detto che le transazioni sono diminuite del 41%. Vuol dire che, sin dal suo picco massimo, resta il 59% dell’attività della rete.

La variabile del valore per Bitcoin è 0,59² = 0,35. Ciò giustificherebbe un calo del 65% nel valore della rete di Bitcoin, quindi nettamente inferiore rispetto all’effettiva riduzione dell’81%.

Per quanto riguarda Ethereum, resta il 48% dell’attività della rete. Quindi, 0,48² = 0,23, che giustificherebbe una riduzione nel valore della rete del 77%, ancora una volta inferiore rispetto all’effettivo calo del 91%.

Valore delle transazioni giornaliere e quantità di gas utilizzato

Linea blu: valore della rete; linea arancione: stima del valore (in dollari) delle transazioni giornaliere.

Linea blu: valore della rete; linea verde: quantità di gas utilizzato giornalmente.

La blockchain di Bitcoin continua a processare regolarmente il valore di oltre mezzo miliardo di transazioni al giorno. Dalla prospettiva del grafico di sopra, la linea blu e la linea arancione si muovono pressappoco di pari passo.

Dal suo picco, il valore della rete di Bitcoin è sceso dell’81%. Il valore delle transazioni processate giornalmente è giù del 74%.

Su Bitcoin resta il 26% dell’attività della rete. Pertanto, 0,26² = 0,07, che giustificherebbe una riduzione del valore della rete del 93%.

Come si può notare, quello del valore delle transazioni processate giornalmente, è l’unico indicatore (tra quelli analizzati) che giustifica il netto calo nel prezzo di bitcoin.

Anche l’indicatore NVT, analizzato tra gli altri nel laboratorio DM Cripto, indicava nel mese di novembre uno stato di sopravvalutazione del mercato.

L’NVT è il rapporto su media mobile tra la somma del valore economico scambiato nelle transazioni giornaliere e il market cap di Bitcoin.

È un indicatore di lungo termine che, come mostrato dal grafico seguente, spesso si è rivelato affidabile nell’indicare fasi di eccessiva sottovalutazione o sopravvalutazione del mercato.

Linea blu: prezzo di bitcoin in dollari; linea rossa: NVT.

Quando l’indicatore (linea rossa in basso) si trova nella fascia rossa, vuol dire che il prezzo è eccessivamente sopravvalutato rispetto al valore delle transazioni eseguite. Per bilanciare l’eccesso, è necessario un incremento nel valore delle transazioni scambiate oppure una riduzione del prezzo.

Tra la scorsa estate e novembre, l’indicatore versava nella fascia rossa del grafico, denotando una persistente sopravvalutazione del prezzo.

Il recente crollo del prezzo di bitcoin, ha condotto l’indicatore nella fascia bianca. La fascia bianca indica uno stato di “normalità”, ossia né di sopravvalutazione né di sottovalutazione.

Per quanto riguarda Ethereum, ritornando al confronto tra il valore della rete e la quantità di gas utilizzato giornalmente, sì è detto il valore della rete è sceso del 93% sin dal suo massimo storico.

La quantità di gas utilizzato su base giornaliera, si è ridotta soltanto del 7% rispetto al suo picco massimo.

Per Ethereum, resta un attività della rete pari al 93%. Da ciò ne deriverebbe la giustificazione di un calo nel valore della rete soltanto del 13% rispetto all’ATH. Infatti, 0,93² = 0,87.

Dal punto di vista della quantità di gas utilizzato, il calo del 93% nel valore della rete di Ethereum indica uno stato eccessiva sottovalutazione.

Indirizzi unici utilizzati giornalmente per Bitcoin

Linea blu: valore della rete; linea arancione: indirizzi unici utilizzati giornalmente.

Il numero di indirizzi attivi su Bitcoin è diminuito del 51% rispetto al picco di dicembre 2017. L’attuale range degli indirizzi attivi su Bitcoin è 300.000 – 500.000.

Per derivare la variabile del valore, bisogna partire dal 49% di attività della rete restante. Quindi, 0,49² = 0,24, ciò che giustificherebbe una riduzione nel valore della rete del 76%, molto prossimo all’effettivo calo dell’81% cui abbiamo assistito.

Supply-side: hash rate

Linea blu: valore della rete; linea arancione: hash rate su Bitcoin.

Linea blu: valore della rete; linea verde: hash rate su Ethereum.

Il valore dell’hash rate, sia su Bitcoin che su Ethereum, è a un livello più elevato rispetto al momento del massimo storico del valore della rete. Tuttavia, come mostrato dai grafici, l’hash rate di entrambe le blockchain ha subito di recente un’inclinazione negativa.

Quello dell’hash rate è un indicatore particolare, poiché la potenza di calcolo su una rete è funzione della profittabilità del mining. È normale che la diminuzione del prezzo comporti, sebbene con fisiologico ritardo, la riduzione dell’hash rate sulla rete.

Sempre dal punto di vista del Supply-side, altri indicatori che potrebbero essere analizzati sono il numero dei nodi attivi sulla rete e il ricavo per i miner (reward per blocco + fee delle transazioni).

Gli sviluppatori attivi costituiscono un ulteriore componente fondamentale del Supply-side.

Non sono stati generati grafici su questa misura, ma anche questo indicatore sta sovraperformando il prezzo di mercato. Da analisi interne risulta la crescita del numero di sviluppatori che si occupano delle due principali blockchain.

Conclusioni

La presenza di indicatori di carattere fondamentale che denotano uno stato di ipervenduto, non vuol dire che il mercato è già pronto a instaurare un trend toro di lungo termine.

Gli indicatori sono appunto indicatori, e vanno considerati come tali.

Se gli indicatori comunicano un eccesso del mercato al ribasso, ne va sicuramente preso atto, a maggior ragione se la tendenza orso dura da quasi un anno. Ma non è detto che quell’eccesso sia al culmine.

Un indicatore di per sé solo, quindi, non è un oracolo. Va considerato come un tassello da unire a tutta una serie di altri elementi, inclusa la price action, che vanno a costituire la prova dell’evidenza.

Peraltro, la gioventù del mercato delle criptovalute fa sì che non ci sia unanimità di vedute sui modelli da utilizzare per elaborare analisi di carattere fondamentale sugli asset sottostanti.

La bontà degli indicatori utilizzati deve essere ancora saggiata nel tempo, così come sono necessari maggiori dati e punti di vista convergenti sugli input da utilizzare nello sviluppo dei modelli di valutazione.

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Trading Ethereum


Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


  1. ha commentato:

    La follia di chi cerca di convincere anche oggi la gente a comprare il pane con un derivato bancario.
    Le criptovalute de facto sono del tutto identiche si derivati bancari. C’è un motivo se la gente non usa i derivati per la sua vita quotidiana.

    • ha commentato

      In questo articolo, come in tutti gli altri, non si vuole convincere nessuno a comprare qualcosa. È solo una discussione sull’utilità di alcuni indicatori, per chi è interessato all’argomento dell’analisi del mercato. Poi, il paragone con i derivati non mi sembra così calzante.

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