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Bitfinex rischia la bancarotta come MtGox?

19 Novembre 2017 10:41
Tempo di lettura: 3 min.
19 Novembre 2017 10:41
Giuseppe Brogna

Nell’ultimo periodo si stanno susseguendo insinuazioni circa il fatto che il più grande exchange di bitcoin, Bitfinex – sul quale in questi giorni si sono registrati incredibili volumi intorno agli $800 milioni-, starebbe “stampando” moneta dal nulla attraverso Tether, un token emesso centralmente, che dovrebbe avere come collaterale il dollaro.

Un individuo conosciuto con lo pseudonimo di Bitfinex’ed, che in passato aveva investigato sulle crypto rubate nel noto hack di Bitfinex, di recente si è occupato di scrutare le vicissitudini che riguardano Tether.

30 milioni di nuovi falsi Tether stanno per arrivare. Novembre è ufficialmente il mese in cui sono stati “stampati” più Tether in un solo mese”. Immaginate una banca non legittimata, con un prodotto che non funziona”, ha affermato.

Secondo questo anonimo utente, Bitfinex starebbe “stampando” soldi (Theter) dal nulla, senza alcuna garanzia in dollari, quindi utilizzando i falsi Tether per acquistare “vere cryptovalute”, come il bitcoin.

Ovviamente, non è possibile corroborare tale asserzione sul piano probatorio poiché, come si sa, è impraticabile la prova di un dato negativo (in questo caso la mancanza di garanzia in dollari).

Tuttavia, ci sarebbero delle ragioni per sospettare che non esiste alcuna riserva di dollari a garantire i Tether. Bitfinex non ha fornito alcuna prova per dimostrare che i Tether siano garantiti da una riserva di dollari, a maggior ragione in questo mese ove, malgrado la chiusura dei rubinetti da parte delle banche, Bitfinex ha “stampato” $200 milioni di nuovi Tether. Perciò, chi gli sta concedendo tali somme esorbitanti, e come?

Per di più, l’ammontare di Tether in circolazione è incredibilmente aumentato, dai soli $7 milioni dell’inizio dell’anno ai circa $700 milioni attuali.

Non è chiaro come una somma di tale spessore, prossima a $1 miliardo, possa muoversi attraverso il sistema bancario verso Bitfinex, il quale si trova in una situazione di embargo bancario.

Tali asserzioni conducono all’accusa secondo cui non ci sarebbe stato un trasferimento di “veri dollari”, con i token semplicemente creati in modo centralizzato dal nulla, senza alcuna garanzia.

Il problema è che a un certo punto la verità potrebbe venire a galla, con oltre mezzo miliardo di “cryptovalute reali”, principalmente bitcoin, potenzialmente scambiate per qualcosa di presumibilmente non reale.

E pare che questo stia accadendo principalmente su Bitfinex dove, per attestazione propria, le posizioni long con margine sono a un “all time high” di $313 milioni di Tether.

Da quello che si è osservato, Bitfinex ha spesso influenzato i movimenti di prezzo di bitcoin, in particolare verso l’alto. I trader di solito tendono a tenere sott’occhio i principali exchange, sicché se uno si muove al rialzo gli altri seguono.

Ma non sempre. Ci sono casi, come un paio di giorni fa, in cui un exchange, a quanto pare, “finisce i soldi”. Due giorni fa il prezzo di bitcoin su Bitfinex è schizzato sopra gli $8000, mentre Bitstamp si è dimostrato riluttante, ove in realtà non poteva davvero seguirlo.

Tale situazione potrebbe essere attribuita al fatto che i trader su Bitstamp ritenevano il prezzo troppo alto o, più verosimilmente, alla circostanza che avevano “finito i soldi”. In queste situazioni, in particolare durante i movimenti veloci di prezzo, emerge un enorme sovraprezzo, fino a quando non subentra l’arbitraggio.

Due giorni fa, siffatta discrasia di prezzo è stata molto breve, con bitcoin che si aggirava intorno ai $7800, esattamente dove Bitstamp lo individuava.

Quindi, anche ove tali asserzioni fossero vere, i loro effetti sembrerebbero comunque limitati. Però, quale sia questo limite non è molto chiaro. Quando MtGox subì il colpo nel 2014, il prezzo di bitcoin andò giù poco prima di Willy the bot. Ha poi iniziato a impennarsi lo scorso anno, continuando una corsa bullish lunga più di un anno.

Ci sono fattori che sono indici di una crescita considerevole. Il numero di utenti di Coinbase, ad esempio, è raddoppiato quest’anno. Inoltre, le discussioni twitter su bitcoin hanno oltrepassato quelle riguardanti i migliori titoli azionari, complessivamente considerate.

Quindi pare che ci sia un incremento della “domanda reale”, sennonché, secondo le accuse riportate, tale incremento di domanda è da affiancare a delle “marachelle” non proprio ininfluenti.

Dinanzi a tali rumors, appare giustificato raccomandare quantomeno una certa cautela, in particolare per i trader di Bitfinex.

 

Di Trustnodes

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


  1. ha commentato:

    Grazie!
    Ottimo articolo che spiega egregiamente nei dettagli il “vociferare” di questo periodo su Bitfinex e i suoi famigerati Tether.

  2. ha commentato:

    Ogni singolo theter viene usata anche da altre piattaforme . Inoltre Bitfinex asserisce di possedere il contravalore scambiato.??? Allora come la mettiamo ? Come saltarci fuori . Chi é l’ organo equidistante di controllo?

    • ha commentato

      Beh non esiste un organo supervisore.
      Inoltre, è messo nero su bianco che il possesso di n Tether non attribuisce alcun diritto a ottenere su richiesta n dollari.
      Il sistema è completamente trusted, nel vero senso della parola.
      L’unica forma di controllo, in senso lato, possono essere degli audit fatti da società terze, la cui autorevolezza deve essere riconosciuta.
      Di questi audit se ne parla da circa un anno, ma fino ad ora non si è visto nulla.

  3. ha commentato:

    Salve Giuseppe,
    il tuo articolo è interessante,ma vorrei porti anche il problema che il tether anche se ha un controvalore in dollari, deve oscillare sempre ad un valore che sia pari ad 1 $. Se il prezzo aumenta sensibilmente va emessa nuova criptovaluta per ripristinare lo status quo.
    Grazie

  4. ha commentato

    Ciao Matteo, questo è l’unico modo di peggare USDT al valore di 1 dollaro?
    Anche se fosse così, non toglie che l’emissione di n nuovi USDT deve essere supportata da una riserva di altrettanti n dollari.

  5. ha commentato:

    Ciao Giuseppe,
    sulla prima cosa ti risponderei così: ho 10 USDT ad un cambio di 1,10 USD cadauno, emetto quindi 1 USDT ad 1 USD ripristinando il cambio e rispettando il controvalore. Alla seconda ti risponderei dicendo che se ce l’hai un’altro modo per svalutare una moneta ad un cambio variabile (secondo la legge della domanda e dell’offerta) avvisa la BCE. Anche se il tuo articolo ti ripeto è interessante.

    • ha commentato

      Tether è costruito su Omni Layer.

      Da quello che avevo letto (potrei sbagliarmi, purtroppo non ricordo la fonte), una feature chiave di Omni Layer consente di settare strutture di transazioni automatiche su un exchange decentralizzato, che possono comprare o vendere il token, in modo da mantenere il peg a $ 1.
      Quindi, in pratica, dovrebbero esserci molti ordini, generati automaticamente sull’exchange decentralizzato, che mantengono USDT a circa il valore di 1 dollaro.

      Ma questo deve interessarci relativamente.
      Quello che la crypto community (non io) vuole sapere è: esistono effettivamente le riserve di dollari?

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