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Dopo gli hard fork è tempo di hard spoon: cos’è?

05 Maggio 2018 23:31
Tempo di lettura: 3 min.
05 Maggio 2018 23:31
Giuseppe Brogna

In ambito blockchain, si è soliti sentir parlare di hard fork, sia nell’accezione “guerresca” di divisione contenziosa, sia come mero step di upgrade della piattaforma.

Un concept formalmente e sostanzialmente diverso, di cui sentiremo più spesso parlare nelle prossime settimane, è quello di “hard spoon”. Ma cos’è?

Non è un hard fork

Senza entrare troppo nel dettaglio, si parla di hard fork nel momento in cui il protocollo viene aggiornato con nuove regole non compatibili con quelle precedenti.

In altre parole, in caso di hard fork, se tutti i client aggiornano alle nuove regole di consenso, non si avrà alcuna divisione della catena.

Diverso è il discorso nell’ipotesi in cui soltanto alcuni dei client promuovono l’aggiornamento. In tal caso, i client affetti da ritrosia non riconosceranno le nuove regole, ritenendo validi soltanto i blocchi conformi al precedente protocollo.

Si pensi, ad esempio, al celeberrimo hard fork di Bitcoin Cash dell’1 agosto 2017.

La dimensione massima del blocco è stata elevata da 1mb a 8mb. Tuttavia, l’aggiornamento software è stato eseguito soltanto da alcuni client. Infatti, tra gli altri, il noto Bitcoin Core non ha “aderito”, con conseguente divisione della blockchain.

Pertanto, un hard fork non determina sempre la divisione della blockchain.

Quando tutti si conformano alle nuove regole, questo non avviene. È il caso, ad esempio, dell’ultimo upgrade compiuto da Ethereum, noto come Byzantium o Metropolis 1° parte.

Ma non è di questo che si vuol parlare, bensì del concept di “hard spoon”.

Gli elementi di un hard spoon

Il termine “hard spoon” è stato coniato per la prima volta da Jae Kwon, fondatore e CEO di Tendermint:

“Hard Spoon: a new chain that takes into account state from an existing chain; not to compete, but to provide broad access.” — Jae Kwon

Come si rileva dalla definizione, in primo luogo, un hard spoon consiste nel coniare dei token su una (eventualmente nuova) blockchain, in base però ai balance di una criptovaluta esistente su un’altra blockchain.

Ad esempio, in caso di hard spoon di Ethereum, gli holder di ETH otterrebbero sull’altra blockchain una quantità corrispondente del nuovo token, secondo il rapporto 1:1 o differente.

Si avrebbero, quindi, a disposizione sia i precedenti token che i nuovi, i quali sarebbero utilizzabili per attività sulla nuova blockchain, come lo staking o il pagamento delle fee, o semplicemente per essere tradati.

Come si rileva ulteriormente dalla definizione sopra riportata, un elemento chiave di un hard spoon è la mancanza dello scopo di competizione.

Gli hard fork contenziosi, spesso (ma non necessariamente), derivano da divergenti visioni riguardanti lo sviluppo del progetto.

Si pensi ancora all’hard fork di Bitcoin Cash, figlio di quello che è noto come il “Bitcoin scaling debate” (scalabilità on chain VS scalabilità off chain).

Nel caso dell’hard spoon, invece, non v’è l’intenzione di concorrere con l’altra blockchain, di accaparrarsi il mercato oppure la community.

Più che altro, un hard spoon serve a superare i limiti di una blockchain e a promuovere l’espansione e l’adozione di una criptovaluta.

Ad esempio, se un token è inizialmente lanciato su una blockchain, ma successivamente si rinviene un’altra piattaforma più veloce, interoperabile, che meglio si presta agli scopi per i quali il token era stato creato, gli sviluppatori condurranno un hard spoon.

Pertanto, verrà effettuato uno snapshot dei balance dell’attuale blockchain, per poter creare un token sulla piattaforma che meglio si adatta alle caratteristiche e agli scopi del progetto.

È tempo di hard spoon!

Un hard spoon serve quindi a favorire, in ottica collaborativa, l’approdo della community di sviluppo di una blockchain verso la nuova piattaforma.

Nuovi attori potranno lavorare con i membri della community della blockchain originaria, per analizzare ulteriormente la piattaforma e migliorare eventuali carenze.

Come si rilevava in apertura, avere contezza della consistenza di un hard spoon è sicuramente utile in un periodo in cui si è prossimi a eventi di hard spoon.

Due dei primi, nonché importanti, hard spoon sono previsti per questo secondo trimestre del 2018.

Ethereum e OmiseGO si stanno preparando a “hard spoonare” (suona male!) sul network Cosmos (autoproclamatosi l'”Internet delle blockchain”), di cui Tendermint rappresenta il protocollo di consenso.

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


  1. ha commentato:

    Grazie per l’articolo. Se posso una domanda, chi possiede Ethereum per esempio sul proprio Ledger Nano S dovrà fare qualche operazione particolare durante l’hard spoon?

  2. ha commentato

    No Luca, non devi far nulla 😉

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