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Cosa sono le dApps?

21 febbraio 2018 19:30
Tempo di lettura: 5 min.
21 febbraio 2018 19:30
Giuseppe Brogna

Oramai quotidianamente, in particolare nell’ambito di Ethereum, si sente parlare di dApps, dai giochi come CryptoKitties alle applicazioni più complesse e per scopi più rilevanti.

I più esperti sicuramente lo sanno, mentre i nuovi arrivati potrebbero chiedersi: “tecnicamente cosa sono le dApps?”

DApp è la sincrasi di decentralized application (applicazione decentralizzata), che consiste in una applicazione eseguita su una rete P2P (peer-to-peer) di computer, anziché su un singolo computer.

Le dApps esistono sin dall’avvento delle reti P2P, e sono un tipo di programma software progettato per stare su Internet senza il controllo di una singola entità centrale.

Tuttavia, le applicazioni decentralizzate non devono necessariamente essere eseguite su una rete blockchain. Infatti, ad esempio, BitTorrent e Tor sono dApps tradizionali che funzionano su una rete P2P, ma non su una blockchain (che è un tipo specifico di rete P2P).

Al fine di comprendere appieno la differenza tra una dApp e un’applicazione centralizzata, vanno presi in considerazione alcuni esempi di applicazioni centralizzate, come Facebook e Twitter.

Questi sono tutti esempi di applicazioni centralizzate, perché per poterle utilizzare, l’utente dipende da una rete posseduta e gestita da un’entità centrale. Ciò è in contrasto con una dApp, in cui l’utente non dipende da un’entità centrale per inviare e ricevere informazioni.

Affinché un’applicazione possa essere considerata una dApp nel contesto della blockchain, deve soddisfare alcuni requisiti, ricavati dal white paper di David Johnston, CEO di Dapps Fund:

  • L’applicazione deve essere completamente open-source:

deve operare autonomamente e senza alcuna entità che controlli la maggior parte dei suoi token. L’applicazione può adattare il suo protocollo in risposta ai miglioramenti proposti e ai feedback di mercato, ma il consenso dei suoi utenti deve decidere tutti i cambiamenti;

  • Memorizzazione crittografica dei dati e delle operazioni dell’applicazione:

i dati e le operazioni legate all’applicazione devono essere memorizzati crittograficamente in una blockchain pubblica e decentralizzata, al fine di evitare point of failure centrali;

  • Utilizzo di un token crittografico da parte dell’applicazione:

si tratta del token dell’applicazione necessario per accedere al sistema e ricompensare chi dà un contributo di valore allo stesso (es. i miner);

  • Generazione di token da parte dell’applicazione:

secondo un algoritmo crittografico standard che funge da prova del valore (es. Proof of Work), i nodi contribuiscono all’applicazione.

Pertanto, a differenza delle tradizionali applicazioni centralizzate in cui il codice backend è in esecuzione su server centralizzati, le dApps hanno il loro codice backend in esecuzione su una rete P2P decentralizzata.

Ad esempio, quando si va su Facebook (applicazione centralizzata) le informazioni mostrate sul display sono ottenute dal database centralizzato della piattaforma. Al contrario, nel caso delle dApps, non si ha un meccanismo Front End → API → Database, ma uno smart contract che si collega alla blockchain.

Bitcoin può essere considerato una dApp, poiché rispecchia le summenzionate caratteristiche: trattasi di un progetto open-source che usa la blockchain, genera il proprio token e gestisce l’approvazione dei cambiamenti mediante la maggioranza dei suoi utenti.

Johnston non solo individua le caratteristiche delle dApps, ma le classifica in base al criterio del possesso di una propria blockchain o dell’utilizzo di quella di un’altra dApp.

Sulla base di questo criterio, Johnston afferma che ci sono tre tipi di dApps:

  1. Le applicazioni decentralizzate di tipo I hanno una propria blockchain, come Bitcoin;
  2. Le applicazioni decentralizzate di tipo II utilizzano la blockchain di una dApp di tipo I, ma sono “protocolli e hanno token necessari per la loro funzione”, come il protocollo Omni;
  3. Le applicazioni decentralizzate di tipo III utilizzano il protocollo di una dApp di tipo II e “sono protocolli e hanno token necessari per la loro funzione”, come la rete SAFE che utilizza il protocollo Omni per emettere “safecoin”.

Mentre Bitcoin è un’applicazione decentralizzata con un chiaro e singolo scopo, Ethereum può essere considerato una piattaforma per dApps general purpose: è stato creato per consentire la costruzione di “cose” al di sopra di esso; cose che hanno le stesse basilari integrità di decentralizzazione che hanno reso Bitcoin solido.

Ethereum intende creare un protocollo per la costruzione di applicazioni decentralizzate, fornendo agli sviluppatori un layer fondamentale: una blockchain con un linguaggio di programmazione integrato Turing-complete, che consente a chiunque di scrivere smart contract e applicazioni decentralizzate.

Esempi di dApps sono:

  • Sistemi di token:

i sistemi di token su blockchain hanno molte applicazioni, che vanno dalla rappresentazione di asset, come USD o oro, a titoli di società, token individuali che rappresentano smart property, coupon sicuri e non falsificabili, e persino sistemi di token senza alcun legame con il valore convenzionale, usati come sistemi di incentivazione;

  • Sistemi di identità e reputazione:

un contratto che riporta il nome del titolare di un titolo di proprietà può essere aggiunto alla rete Ethereum, ma non modificato o rimosso. Chiunque può registrare un nome con un certo valore, e quella registrazione rimane impressa per sempre;

  • Archiviazione decentralizzata dei file:

una dApp simile a Dropbox, in cui uno smart contract suddivide i dati in blocchi, cifra ogni blocco per la privacy e crea un Merkle tree da esso, distribuendo quindi l’intero dato attraverso la rete;

  • Organizzazioni autonome decentralizzate (DAOs):

un’entità virtuale composta da un insieme di membri o “azionisti” che, con una determinata maggioranza, possono decidere di spendere i fondi dell’entità e modificare il suo codice. I membri decidono collettivamente come l’organizzazione deve allocare le proprie risorse.

Le dApps sono uno degli aspetti principali per cui Ethereum è stato ideato. La loro caratteristica principale è il codice decentralizzato, dal quale ereditano i suoi attributi.

Quando si parla di codice decentralizzato, ci si riferisce al codice ospitato in migliaia di computer ed eseguito in parallelo su tutti questi. Pertanto, non dipendente dall’esecuzione di un singolo computer.

Se un nodo della rete va giù o si rifiuta di eseguire il codice, lo stesso è eseguito su tutti gli altri computer (nodi) della rete.

Si pensi a titolo esemplificativo a una sorta di Twitter decentralizzato resistente alla censura: una volta pubblicato un messaggio nella blockchain, quest’ultimo non può essere oscurato o cancellato, neppure dall’azienda che ha creato il sistema.

Questo è ciò che conferisce robustezza e affidabilità al codice decentralizzato, ma quel che c’è di più è che esso non ha un interruttore. In sintesi, il codice decentralizzato non può essere alterato o bloccato.

In definitiva, l’importanza delle dApps risiede nel potere di distruggere business/industrie oramai superati nei loro modelli organizzativi.

Più è incrementale il modello di cambiamento di un’industria, in luogo di essere rivoluzionario, maggiore è la probabilità che venga spazzato via dal modello dApps.

I settori del retail banking, assicurativo, degli scambi finanziari, dei marketplace e delle piattaforme di contenuti saranno tra i più colpiti.

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


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