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Da Ethereum a Ethereum 2.0: come verranno trasferiti gli ether

23 Gennaio 2019 12:49
Tempo di lettura: 6 min.
23 Gennaio 2019 12:49
Giuseppe Brogna

A seguito del gran parlare su “Ethereum 2.0″, in tanti si sono chiesti – e ci hanno chiesto – cosa dovranno fare con i propri ether nel processo di migrazione a quello che sarà il nuovo sistema di Ethereum (Ethereum 2.0 o Serenity).

Prima di sfociare in facili allarmismi, è bene premettere che al momento non bisogna fare nulla.

Ethereum 2.0 esiste più o meno solo sulla carta, nel senso che ancora non è stata neppure lanciata una rete di test. Probabilmente, passeranno molti mesi nell’attesa della creazione di una prima forma embrionale di mainnet per Ethereum 2.0.

In questo articolo, si sta per spiegare quale sarà il processo di migrazione degli ether verso la nuova piattaforma di Ethereum 2.0, ma solo sulla base delle specifiche (poche) fino ad ora divulgate.

Questo vuol dire che potrebbero essere apportate delle variazioni nel frattempo – anche eventualmente alla roadmap di scaling -, dovendo quindi assumere le seguenti informazioni solo come indicazioni momentanee, con l’impegno di continuare a tenersi al passo con la grande mole di aggiornamenti in divenire.

Ethereum 2.0

Ethereum 2.0 – ribattezzato “Serenity” in occasione del Devcon4 – è il più ambizioso upgrade su cui punta la community di Ethereum per raggiungere l’elevato grado di scalabilità necessario a rendere Ethereum utilizzabile in maniera diffusa e in grandi proporzioni.

Attualmente, Ethereum processa qualche decina di transazioni al secondo. È ben lontano dalle migliaia di transazioni al secondo – o decine di migliaia – necessarie per una diffusione e un utilizzo su vasta scala.

Col passare del tempo, si è compreso che il target di scaling ambito non era perseguibile attraverso il modello classico di blockchain, ossia quello in cui ogni nodo si occupa di tutte le funzioni, cioè la partecipazione al consenso sull’ordine delle transazioni, l’esecuzione delle transazioni e l’attività di peering.

Per raggiungere l’agognato obiettivo di elevata scalabilità, la community punta sul mastodontico progetto Ethereum 2.0. Quest’ultimo, più che un upgrade di Ethereum, costituisce un vero e proprio cambiamento di pelle.

Ethereum 2.0 sarà una piattaforma “multistrato”, quindi dall’elevata complessità.

La mainnet di Ethereum 2.0 farà perno sulla soluzione di scalabilità Sharding. A questa si uniranno soluzioni di secondo livello, come Plasma, e la combinazione di progetti chiave per ottenere un meccanismo di consenso Proof of Stake (PoS).

In altre parole, non ci sarà soltanto il modello di blockchain “semplice”, intesa come catena di blocchi che includono transazioni.

La blockchain diventerà un layer base per dApps costruite sulle sue sidechain di secondo livello. Le dApps conserveranno la sicurezza del protocollo Ethereum, ma opereranno in modo indipendente per evitare la congestione della rete.

Per via della sua complessità e della struttura multilivello, Ethereum 2.0 non sarà rilasciato in un’unica soluzione. Qui puoi dare un’occhiata alle fasi di Ethereum 2.0.

Ethereum 2.0 sarà costituito principalmente dalla “Beacon Chain” (fase 0), dalle Shard Chains (fase 1) e dal layer che servirà per l’esecuzione dei contratti e delle transazioni, basato su eWASM (fase 2).


Diagramma ideato da Hsiao-Wei Wang

La blockchain che stiamo utilizzando attualmente (la PoW Chain) continuerà ad operare principalmente come oggi, almeno nelle prime fasi di Ethereum 2.0.

Il primo pezzo del puzzle di Ethereum 2.0 sarà la Beacon Chain. La Beacon Chain può essere considerata come il “direttore d’orchestra” dell’intera struttura.

È un layer di coordinamento. Ha la funzione di fornire una fonte di “casualità” al resto del sistema, in particolare nella gestione della PoS, sia per se stessa che per le Shard Chains.

Gli shards e le EVM sugli shards arriveranno solo in fasi successive, all’incirca nel 2020 e nel 2021 (puramente indicativo). Pertanto, in un primo momento, la Beacon Chain sarà l’unico componente di Ethereum 2.0.

Cosa vuol dire per gli ether e per gli smart contract?

Gli ether sulla Beacon Chain: cosa cambia?

In assenza della restante parte dell’infrastruttura sottostante, la primissima iterazione della Beacon Chain sarà molto semplice. Non supporterà quindi gli account, i trasferimenti di asset e gli smart contract.

Vuol dire che gli ether sulla Beacon Chain, almeno fino alla fase 2, non potranno essere spostati. Pertanto, ad esempio, non dovrebbe essere possibile trasferirli sugli exchange per il trading.

La domanda successiva è: come si genereranno gli ether sulla Beacon Chain? Ci sono 2 modi.

Innanzitutto, va considerato che la Beacon Chain si baserà sull’algoritmo di consenso PoS. Quindi, in primo luogo, gli ether (qui chiamati “BETH”) saranno creati come reward per l’attività di validazione (solo della Beacon Chain, prima, e delle Shard Chains poi, quando saranno implementate nella fase 1).

Inoltre, è previsto un meccanismo di “trasferimento” degli ether dall’attuale blockchain PoW alla Beacon Chain.

Chi vorrà diventare validatore sulla Beacon Chain, dovrà inviare i suoi ether (stake minimo 32 ether) a uno smart contract. Per ogni ether “depositato” si riceverà un ammontare corrispondente di BETH.

La particolarità, però, risiede nel fatto che lo smart contract verso il quale devono essere inviati gli ether non dispone di una funzione di prelievo. Chi è più tecnico, può visualizzare qui le specifiche dello smart contract di registrazione dei validatori.

Vuol dire che una volta “trasferiti” i propri ether sulla Beacon Chain, non ci sarà verso di farli tornare indietro sull’attuale mainnet PoW, almeno nella prima fase che non prevede l’implementazione degli shards e l’eventuale inclusione della PoW Main Chain nella struttura degli shards di Ethereum 2.0.

In altri termini, il trasferimento degli ether sul contratto di registrazione dei validatori determina, sostanzialmente, il burning degli ether stessi.

Fino a quando i BETH non saranno trasferibili da e verso gli shards, la differenza tra BETH e ETH risiederà nella circostanza che chi possiede questi ultimi avrà ancora facoltà di scelta circa la “trasformazione” in BETH, nonché la possibilità di utilizzarli per le dApps e di trasferirli sugli exchange per ragioni di trading.

Per quanto riguarda i BETH, durante il periodo di vincolo sulla Beacon Chain, è plausibile che, in caso di elevata domanda, gli exchange lanceranno soluzioni custodiali per lo staking e il trading di BETH, oppure forme di futures sulla falsariga di quanto fatto in anticipazione di hard fork che avrebbero determinato la creazione di una nuova moneta.

E il prezzo di BETH?

Si è detto che, per avere BETH, si dovranno “depositare” gli ether nell’apposito smart contract di registrazione dei validatori. A quanto pare, però, non sarà possibile riprendere indietro gli ether depositati.

È una situazione in cui 1 BETH sarà legato a 1 ether in un processo unidirezionale di “finanziamento” della Beacon Chain, con la conseguenza che BETH non potrebbe mai avere un prezzo superiore a ether, mentre potrebbe averlo inferiore.

Conclusioni

Chi muoverà allora i propri ether verso la Beacon Chain, nelle prime fasi in cui non saranno trasferibili?

Considerando che per farla partire saranno necessari almeno 524,288 ether, plausibilmente, vi provvederanno i core developers e la fondazione Ethereum.

Ma non è da escludere che anche semplici utenti decideranno di trasferire solo una minima porzione dei propri ether per iniziare ad acquisire dimestichezza con l’attività di staking e di validazione del protocollo PoS, in aggiunta all’opportunità di conseguire sin da subito un rendimento dai propri ether in stake.

Ethereum 2.0 sarà un sistema completamente diverso rispetto a Ethereum. Le due strutture, però, continueranno a esistere in parallelo ancora per anni e con funzioni ampiamente diverse.

È utile rammentare, ancora una volta, che al momento non bisogna fare nulla. Il percorso verso la finalizzazione di Ethereum 2.0 sarà lungo e, verosimilmente, non esente da cambiamenti di programma.

La migliore strategia da adottare, per chi guarda a ether da un’ottica di investimento, dovrà essere ponderata man mano che la situazione evolverà ed emergeranno maggiori specifiche.

Etherevolution continuerà a fornire aggiornamenti nel corso della divulgazione di novità sull’evoluzione della roadmap di scaling di Ethereum.

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


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