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Disaccordo perpetuo sui fondi di Parity: quali rischi di hard fork contenzioso?Tempo di lettura: 7 min.

L’attualissima discussione sulla più recente proposta di ripristino dei fondi di Parity, EIP-999, ha spinto alcuni a speculare sulla possibilità di creazione di blockchain concorrenti.

Addirittura, secondo alcuni sviluppatori, quello dello split della blockchain potrebbe essere un rischio concreto e imminente.

Una lunga storia

Ricapitolando, la genesi della disputa risale principalmente allo scorso novembre 2017.

Un anonimo developer aveva approfittato di bug nel codice del software del wallet multi-signature di Parity. Una mossa che aveva provocato il “suicidio” del codice della libreria, con il risultato di congelare oltre 513 mila ether – del valore attuale di oltre 300 milioni di dollari – in 587 wallet separati.

Nel corso dei mesi, diverse proposte sono state portate all’attenzione della community. Sia proposte ad hoc, aventi ad oggetto specificamente i fondi dell’hack di Parity, che proposte riguardanti la possibilità di definire delle procedure standard per decidere se e quando ripristinare i fondi oggetto di freeze o di hack.

Nulla da fare, il risultato è che tutte sono state respinte.

Per ultima, EIP-999, pubblicata il 15 aprile dal responsabile delle comunicazioni di Parity Technologies, Afri Schoeden, suggerisce semplicemente di ripristinare la libreria del wallet con una versione del codice che non contiene una funzione di autodistruzione.

Gli utenti sarebbero in grado di riottenere l’accesso ai loro fondi e, in aggiunta, il nuovo codice proteggerebbe Parity da exploit simili.

La scelta più democratica è quella di sottoporre una tale proposta all’approvazione della community. Così è stato fatto, ma non sembra si sia arrivati a un punto di svolta.

Un quadro sempre più caotico

Gli sviluppatori ed alcuni utenti da un lato, e gli altri di diversa opinione dall’altro, sono divisi su entrambe le sponde della contesa; con alcuni a favore del rilascio degli ether, e gli altri contrari all’intervento.

Complessivamente, il 55 percento dei votanti si è espresso contro la proposta, con solo il 39 percento di voti a favore, e il restante 5 percento che si è espresso nel senso dell’indifferenza.

 

Alex Van de Sande, sviluppatore del browser Mist di Ethereum, durante il dev meeting del 20 aprile, ha paventato il rischio di un hard fork contenzioso, qualora si dovesse proseguire nell’implementazione della proposta.

Il carattere contenzioso deriverebbe dalla spinosità della questione stessa, frutto della collisione tra due opposte teorie che si sono delineate a far tempo da episodi passati.

Secondo un punto di vista, per ragioni di sicurezza, su una blockchain tutte le esecuzioni e le transazioni sono definitive e immutabili. Non possono essere sovrascritte o corrette. In questa prospettiva, errori di coding devono considerarsi dolorose, ma necessarie, lezioni per lo sviluppo.

Dall’altra parte del dibattito vi è chi sostiene che, nei casi in cui la titolarità dei fondi sia chiara e indiscutibile, il recupero dovrebbe avere luogo. Anche sviluppatori di spicco, come Nick Johnson, sono su questa linea di pensiero.

Secondo alcuni, in questi casi Ethereum si troverebbe in una posizione di responsabilità nei confronti dei propri utenti. Inoltre, fornendo protezione per i fondi persi, il rischio di utilizzare la piattaforma si ridurrebbe al minimo, favorendo una maggiore adozione.

Alex Van De Sande della Fondazione Ethereum, pensa che gli split della chain dovrebbero essere considerati soltanto se l’intero ecosistema è a rischio o necessita di un qualche upgrade.

Giganti a confronto

Se da un lato gli sviluppatori di Parity sarebbero propensi a un’azione di salvataggio, dall’altro gli sviluppatori dell’altro main client, Geth, non sembrano favorevoli a un singolo intervento del tipo “una tantum”.

Parity e Geth comunicano direttamente con la ethereum virtual machine, ma lo fanno in diversi linguaggi di programmazione. Mantenendosi aggiornati sui reciproci upgrade, i software restano in sync sulla stessa blockchain.

In quanto tale, è fondamentale che Geth e Parity contengano lo stesso codice. Se, ad esempio, un team implementa EIP-999 in mancanza della medesima azione da parte dell’altro, la blockchain potrebbe spaccarsi in due divergenti gruppi: due Ethereum.

A onor del vero, bisogna dire che lo sviluppatore di Geth, Peter Szilagyi, ha provveduto a distendere gli animi. Lo ha fatto mediante un suo recente tweet, al quale ha allegato le risposte rivolte a domande postegli da un’autrice di Coindesk.

Si evince che non è entusiasmato da soluzioni ad hoc, volte a favorire soltanto coloro che “contano” nell’ambiente di Ethereum. In altre parole, è a favore del recupero dei fondi, ma sulla base di procedure standardizzate. Bisogna venire in contro a chiunque si trovi in situazioni di hack o freeze dei fondi, quindi anche all’utente medio.

Equilibrio di interessi

Si potrebbe ritenere che in caso di suddivisione della blockchain, ciò che conta è la community e l’effetto network, con il risultato di rendere inutile la blockchain “derivata”.

Sennonché, nella malaugurata ipotesi di suddivisione della catena, la blockchain di Etheteum rischierebbe di perdere una bella fetta di brain power. Infatti, Parity conta una larga porzione di sviluppatori della community di Ethereum.

Inoltre, una ipotetica divisione di Ethereum non avrebbe impatto solo sulle transazioni. Come ha giustamente evidenziato Van de Sande nel suo post sopra citato, gli effetti si ripercuoterebbero anche sulle migliaia di token e business costruiti sulla blockchain.

A seguito di una divisione, ogni contratto Ethereum coesisterà simultaneamente su entrambe le catene.

Tuttavia, esiste anche un disincentivo alla prosecuzione senza un pieno consenso.

Infatti, in caso di split, il prezzo dei token delle due blockchain potrebbe ridursi drasticamente. Il rischio sarebbe quello di far diventare i 513 mila ether bloccati come “monete” da collezione (o quasi).

Non a caso Parity, in un odierno statement, ha affermato di non avere alcuna intenzione di proseguire unilateralmente e causare una divisione della blockchain. L’intento è quello di trovare la giusta via tenendo coesa la community.

Soluzioni alternative?

È chiaro che l’ennesima – apprezzata – dichiarazione di amore nei confronti della community, non elimina (nemmeno a livello concettuale) il problema del blocco di centinaia di milioni di dollari di ether.

Che sia il caso di valutare anche soluzioni alternative?

In questa direzione, lo sviluppatore del browser Mist di Ethereum, Alex Van de Sande, aveva già proposto un sistema che renderebbe possibile il recupero dei fondi senza aggiornamenti software. Si tratterebbe di creare una riserva assicurativa con funzione di indennizzo.

Una soluzione che meriterebbe almeno di essere maggiormente valutata.

Intanto, l’auspicio è quello di arrivare definitivamente e al più presto possibile a una decisione. L’intero ecosistema di Ethereum non può restare all’infinito a discutere della questione di Parity. C’è bisogno di serenità e di focalizzare le energie su importanti upgrade, quali Casper, Sharding ecc.. dai quali dipende l’adozione su larga scala della piattaforma.

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Giuseppe Brogna

Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza decentralizzata legata alle tecnologie del ledger distribuito.

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Giuseppe Brogna

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