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Braccio di ferro sul limite alla supply di Ethereum: è una priorità?

16 Aprile 2018 16:08
Tempo di lettura: 3 min.
16 Aprile 2018 16:08
Giuseppe Brogna

Come avevamo precisato con l’update in calce all’articolo sul semi-pesce d’aprile di Vitalik Buterin, la proposta sulla fissazione di un cap per Ethereum, EIP 960, era destinata a generare un dibattito sulla veridicità o meno della proposta stessa.

Visione di Vlad

In considerazione delle discussioni emerse in seno alla community, lo sviluppatore di Ethereum Vlad Zamfir è di recente intervenuto, affermando che gli appelli alla limitazione della supply di Ether sono “prematuri”.

Vitalik è divenuto metafisico per il pesce d’aprile di quest’anno. Ha sottolineato che la sua proposta sul supply cap era comunque vera, nel senso che “le parole in realtà sono state scritte” su GitHub.

Due settimana più tardi, la proposta, non a caso, ha dato adito a non pochi scambi di vedute all’interno dell’ecosistema di Ethereum. Voci degne di nota della community si sono levate, posizionandosi su diverse sponde della discussione.

Il ricercatore di Casper Vlad Zamfir, così come aveva fatto lo sviluppatore Nick Johnson, ha rivendicato la sua posizione sul dibattito cap/nocap. Vlad ha manifestato la sua contrarietà alla fissazione di un limite di offerta di Ether, in un post su Medium intitolato “Against Vitalik’s fixed supply EIP (EIP 960)”.

Il nodo del problema, secondo Vlad, risiede in una duplice argomentazione:

  1. Non c’è una chiara e pressante necessità di elaborare tempestivamente una supply fissa.
  2. Non è chiaro quale sia la quantità ottimale di Ether da emettere.

Inoltre, lo sviluppatore di Ethereum ha ritenuto che il desiderio di fissare un limite all’emissione di Ether è dovuto a impulsi egoistici. Infatti, secondo Vlad i sostenitori della supply finita:

  1. Non vogliono che il loro “investimento” venga “diluito”.
  2. Vogliono creare la percezione della scarsità.

Secondo Vlad entrambi questi desideri affogano nell’egoismo, per il fatto che “guadagnerebbero a spese degli altri”.

In definitiva Vlad afferma che, “in ragione dello stato attuale delle nostre conoscenze”, è meglio non impostare alcun limite al momento.

Con riguardo al suo secondo punto elencato, alcuni hanno giustamente ribattuto che una supply finita non creerebbe la “percezione” della scarsità, ma la scarsità a tutti gli effetti.

Visione di Vitalik

L’argomentazione posta da Vlad fornisce un elemento di contrasto alla posizione di Vitalik, che ricade sull’altra sponda della “visione politica”.

All’indomani del singolare pesce d’aprile, Vitalik ha portato all’attenzione della community i motivi per cui una supply limitata avrebbe la sua ragione di esistere.

Vitalik sarebbe dell’idea che le fee di transazione, non l’inflazione, dovrebbero essere la via da seguire. Tale presa di posizione è emersa in un recente dibattito con lo sviluppatore Nick Johnson.

Johnson ha affermato di non ritenere che siano le fee di transazione a dover supportare la blockchain. Durante la discussione, ha detto che “Se abbiamo bisogno di un certo importo, x ETH al giorno per incentivare i miner o gli staker, puoi prenderli dall’inflazione o dalle fee.”

Vitalik ha affermato di essere stato su questa stessa linea di pensiero. Sennonché, in tal caso, si correrebbe il rischio di rendere ogni token ERC20 uno store of value migliore di Ether.

Se Ether diventa l’unico token con l’anti-privilegio di essere inflazionato per pagare le spese di sicurezza, in aggiunta alla possibilità di stampare semplicemente ERC20 non inflazionati sopra Ethereum, allora potrebbe accadere che, anche se Ether è necessario per la sicurezza della rete, nessuno vorrebbe supportarlo.

Quindi, è giusto dire che sull’argomento esiste un sano dibattito tra i core developer di Ethereum, con una soluzione che è ben lontana dall’essere rinvenuta.

Ma, prima che si elevino acute voci di protesta, è opportuno rimarcare che la mancanza di un’offerta finita di Ether non è di ostacolo alla “potenziale” crescita del suo prezzo. Magari ne parleremo in un prossimo articolo.

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza decentralizzata legata alle tecnologie del ledger distribuito.


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