ETHEREVOLUTION: INSIEME NEL FUTURO

Menu
Home » Hard fork Ethereum » Domare gli hard fork contenziosi con un sistema disincentivante

Domare gli hard fork contenziosi con un sistema disincentivante

01 Maggio 2018 19:00
Tempo di lettura: 5 min.
01 Maggio 2018 19:00
Giuseppe Brogna

Lo spauracchio di hard fork contenziosi rischia di palesarsi in modo ricorrente. La causa risiede sia nella naturale imperfezione dell’attività umana, sia nella sete di salvaguardia delle proprie posizioni di interesse.

Per ultima, anche se con animi sorprendentemente distesi, v’è la vicenda di Parity e del suo wallet multi-signature. A distanza di quasi sei mesi circa, 513 mila ether sono ancora bloccati.

Di questa vicenda ne abbiamo già ampiamente parlato in svariati articoli, rinviandosi pertanto a una recente pubblicazione con cui è stata curata una breve panoramica degli eventi susseguitisi sino ad oggi.

In tale articolo, tra le altre cose, era stata richiamata l’idea di Alex Van de Sande. La sua proposta consiste in ciò: evitare hard fork contenziosi mediante l’implementazione di un sistema assicurativo in grado di indennizzare le vittime di fondi perduti.

Ether-recovery

Il developer del browser Mist, nei giorni scorsi, ha ulteriormente dettagliato la sua idea in un post pubblicato su Medium.

Van de Sande muove dal presupposto del carattere deleterio di ogni hard fork contenzioso, che va quindi sempre scongiurato.

Sennonché, il chiudere categoricamente la porta in faccia alle vittime di amari episodi, come l’hack di Parity, equivale a spingerli a forkare senza il pieno consenso della community.

Se ciò accadesse, quanto varrebbe il token scaturente da un hard fork?

Difficile stimarlo, anche a causa della volatilità delle criptovalute. Si potrebbe, però, ritenere che il valore di un token post-hard fork, vada rapportato alle possibilità della nuova blockchain di “flippare” la blockchain originaria.

Ora, anche se la blockchain scaturente da un hard fork contenzioso avesse una percentuale ridicola di sostituirsi a quella originaria, tale percentuale irrisoria è comunque superiore al prezzo di zero. Infatti, il valore dei 513 mila ether bloccati è equiparabile a zero, in ragione dell’impossibilità di disporne.

In altre parole vi sarebbe un incentivo a forkare, perché anche 0,01 (moltiplicato per 513 mila ether ora indisponibili) è più appetibile di 0.

Per scongiurare questo scenario deleterio, si potrebbe creare un nuovo token – che Van de Sande chiama ether-recovery – e distribuirlo ai soggetti penalizzati dal blocco dei fondi di Parity (e altre categorie di fondi bloccati).

Quindi, nel momento in cui il valore potenziale di questo nuovo ether è maggiore del potenziale valore di uno split, il fork può essere evitato.

I fondi raccolti verrebbero gestiti da un “recovery contract“, che deve tener traccia dell’ammontare totale dei fondi di recupero e delle operazioni di prelievo dal fondo. È pacifico che ogni prelievo comporta la distruzione (burning) del relativo recovery token, impedendo la possibilità di compiere ulteriori reclami sulla base del medesimo token di recupero.

Finanziamento del fondo di recupero

Poiché non si tratta di porre in essere un hard fork che genera denaro dal nulla, i fondi volti a indennizzare le vittime devono pur provenire da qualche parte.

Van de Sande ipotizza quattro possibilità, prive del carattere dell’esclusività.

✓ Donazioni: È l’opzione più difficile da vendere. Infatti, le vittime dell’hack non sono persone alle prese con una crisi umanitaria, ma spesso aziende o persone facoltose. Tuttavia, il carattere deleterio di uno scenario di hard fork contenzioso, potrebbe spingere istituzioni o persone a prestarsi per questa causa.

EIP 1015: Quando si finalizzerà il trapasso alla Proof of Stake, il reward per blocco sarà ridotto per rispecchiare i minori costi di mantenimento della sicurezza della rete attraverso tale nuovo algoritmo. Anziché gettare via lo scarto, tale EIP propone una piattaforma per decidere tramite smart contract di utilizzare il block reward per scopi meritevoli di attenzione. Il funding recovery potrebbe essere uno di questi.

✓ Servizi: Una grande quantità di fondi inclusi nel wallet multi-signature riguardano ICO, come Polkadot. Pertanto le ICO, oltre a condurre audit e revisoni di sicurezza, potrebbero essere incentivate a donare una pur minima percentuale del loro ricavato al fondo.

✓ Assicurazione futura sui contratti: staking di ether come assicurazione.

Futuri incidenti e assicurazione sui contratti

Quanto esposto sino ad ora, è stato considerato con particolare riguardo al caso dei fondi di Parity e/o a casi simili di fondi perduti, ma con evento già in essere.

Quindi, cosa si fa per eventuali futuri incidenti dello stesso tipo?

Secondo Van de Sande, si potrebbe creare una vera e propria impresa di assicurazione – quindi con scopo di lucro – che ponga in staking gli ether con funzione di garanzia.

Il fondo vincolerebbe per un periodo di tempo (anni) predeterminato gli ether, emettendo una quantità corrispondente di recover-ether. Questi ultimi possono poi essere venduti a clienti, partecipanti a ICO e a chiunque venga individuato come potenziale destinatario di tali token.

Se entro il termine di “copertura assicurativa” non si verifica alcun incidente, i recover-ether vengono distrutti, con conseguente svincolo degli ether. Invece, il profitto del fondo deriva dalla vendita dei token di recupero.

Le decisioni di governance – come ad es. la riconducibilità di un dato evento alle categorie astratte di copertura – sono prese attraverso un meccanico di voti delegati da parte dei possessori dei recover-ether.

Il giusto compromesso?

Senza ulteriormente protrarsi sui tecnicismi di funzionamento, che beninteso esistono solo a livello concettuale, è opportuno soffermarsi sulla possibile utilità di un tale sistema.

Si è detto più volte che gli hard fork contenziosi, spesso, prendono le mosse da contrastanti visioni sulle modalità di gestione di incidenti dovuti a bug, hack ecc.

Secondo un orientamento la blockchain non dovrebbe mai essere riscritta, nemmeno per ovviare a simili eventi (code is law).

Secondo altri, Ethereum dovrebbe prendere in carico la fiducia che gli utenti ripongono nella piattaforma stessa (code is a process). Dovrebbe, pertanto, farsi fronte agli eventi di perdita dei fondi, anche per favorire la maggiore adozione della tecnologia.

Ora, l’idea presa in esame nel presente articolo sembra venire incontro a entrambe le esigenze.

La blockchain resta “pulita”, in modo da non potersi dolere di modifiche compiute a piacimento di chi ha più voce in capitolo; allo stesso tempo, vengono salvaguardati gli interessi di coloro che, per incidenti indipendenti da loro colpa, sarebbero costretti ad assistere passivamente alla perdita del loro patrimonio criptovalutario.

Che sia un’idea permeata di inconvenienti ancora non evidenti, è verosimile. Ma ciò non toglie che è meritevole di ulteriore approfondimento. D’altra parte, l’alternativa sarebbe il perpetuo contrasto tra chi ritiene l’intoccabilità della blockchain e chi – giustamente – si duole della perdita dei propri soldi.

Clicca qui per accedere alla guida gratuita su come comprare, vendere, trasferire e conservare in sicurezza gli Ether.

Condividi
  • 2
    Shares

CATEGORIE:

Hard fork EthereumProgetti su Ethereum


Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi questo articolo

Invia questo articolo ad un amico