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Dopo 3 anni di Ethereum, quanto siamo vicini al Web 3.0?

04 agosto 2018 07:30
Tempo di lettura: 6 min.
04 agosto 2018 07:30
Giuseppe Brogna

Nel 1999, l’ingegnere informatico russo Dmitry Buterin trasferì la sua famiglia in Canada, dopo essersi stabilito come imprenditore tecnologico a Mosca.

Intorno al 2011, fece conoscere Bitcoin a suo figlio di 17 anni, Vitalik.

La prima iniziativa di Vitalik riguardante la criptovaluta, è consistita nello scrivere su di essa come co-fondatore di Bitcoin Magazine.

Ma dopo soli due anni il prodigioso eclettico aveva imparato così tanto sul tema, che era in procinto di rivoluzionare l’industria con la sua idea di costruire una dal proprio linguaggio di programmazione.

Storia

Mentre lavorava con Mastercoin (ora chiamato Omni), in Israele nel 2013, Vitalik aveva suggerito miglioramenti al progetto, al fine di rendere il protocollo più generalizzato per supportare più contratti.

Inoltre, vide una grossa lacuna nel suo linguaggio di scripting, che non era Turing complete.

Sebbene apprezzati, i suoi suggerimenti non furono implementati dal team di Mastercoin, ciò che ha spinto Vitalik a concepire la Ethereum Virtual Machine.

Nel 2013, Vitalik ha dichiarato:

“Questo progetto intende realizzare una criptovaluta 2.0 e generalizzarla – creare un ledger crittografico finito, Turing complete (ma fortemente regolato da fee) che consenta ai partecipanti di codificare contratti arbitrariamente complessi, agenti autonomi e relazioni che saranno mediate interamente dalla blockchain.”

Dopo aver abbozzato le sue idee per una nuova criptovaluta, su Bitcointalk e altri forum di criptovalute, a Vitalik si sono presto uniti altri programmatori che volevano contribuire al progetto.

Tra loro c’era Charles Hoskinson (il fondatore di Cardano), Jeffrey Wilcke e Gavin Wood, che possono vantare di essere tra i co-fondatori di Ethereum.

La premessa era che Ethereum fosse la prima blockchain con un proprio linguaggio di programmazione, funzionante come qualcosa di più di una semplice moneta virtuale, ma piuttosto un “computer mondiale“.

Il primo linguaggio per smart contract di Ethereum, Serpent, è stato scritto interamente da Vitalik Buterin, ma reso superfluo dopo la scoperta di difetti intrinseci nel codice di uno dei suoi primi contratti, il token di Augur REP.

Il successivo linguaggio nativo, Solidity, è stato scritto in un amalgama di tutti i linguaggi più importanti utilizzati dai suoi sviluppatori: Go, Javascript, Python e C ++.

La Genesi

Il progetto è sopravvissuto per mesi nell’etere delle e-mail tra i collaboratori, fino a gennaio 2014, quando il team si è incontrato per la prima volta a Miami Beach per la North American Bitcoin Conference.

Questo è divenuto inevitabilmente il luogo in cui il team ha deciso di essere pronto a svelare il proprio progetto al mondo.

Dopo la conferenza, il giovane team Ethereum ha dovuto decidere se l’impresa sarebbe stata, come dice Hoskinson, crypto Mozilla (senza fini di lucro) o crypto Google (a scopo di lucro).

Il voto fu unanime, 8-0 a favore di crypto Google.

Il team si recò a Zugo, conosciuta come la “Crypto Valley” della Svizzera, dove apprese le complessità della creazione della Fondazione Ethereum non-profit, per raccogliere fondi per l’impresa for-profit.

Tuttavia, nel giugno 2014, la decisione è stata ribaltata, e il progetto Ethereum è stato ricondotto a un’iniziativa interamente senza scopo di lucro.

In mezzo alla disputa, alcuni degli sviluppatori principali hanno abbandonato il progetto, incluso Hoskinson.

Ethereum democratizza la raccolta di fondi con il token

Ethereum raccolse i fondi per il token ether (), tra luglio e agosto 2014, emettendo 11,4 milioni di ether preminati su una supply totale di 100 milioni.

Raccolse quasi $ 11 milioni al termine della sua .

Nonostante una raccolta fondi di successo, lanciare una ICO durante questa fase iniziale della criptovalute è stato un compito arduo, che ha richiesto la costruzione di una criptovaluta quasi da zero.

Entro la fine del 2015, tuttavia, il token ERC20 divenne uno smart contract standardizzato nell’ecosistema di Ethereum, che stabiliva regole comuni che tutti i contratti di Ethereum avrebbero seguito.

Con l’ERC20, chiunque avrebbe potuto prendere quello smart contract, emettere quanti token desiderasse e poi venderli in cambio di ether.

Descritto da Charles Hoskinson come “crowdfunding con gli steroidi“, l’ERC20, con un vero finanziamento peer-to-peer, ha rivoluzionato la raccolta dei fondi e disintermediato le banche, venture capital e le piattaforme di crowdfunding come Kickstarter.

Ha spianato il campo d’azione per i finanziamenti delle startup, che un tempo erano ad appannaggio di investitori VC in aree molto specifiche, come Hong Kong, Tokyo o New York.

Ora persone da diverse parti del mondo che non si sono mai incontrate, sono in grado di contribuire a un progetto.

La natura informale delle ICO è stata anche un calice avvelenato. L’attacco del 2016 ai fondi raccolti per il The DAO (Decentralised Autonomous Organisation) ha portato a uno scisma nella community e alla creazione di Ethereum Classic.

La scalabilità ostacola il lancio del Web 3.0

Ethereum ha sofferto di problemi di scalabilità sin dal suo inizio ed è in grado di gestire solo 14 transazioni al secondo – rispetto alle 24.000 al secondo di Visa -, con conseguente rallentamento della rete.

Mesi fa, una delle più popolari DApp, Cryptokitties, ha congestionato grandemente la rete.

Ethereum si sta preparando all’ per il passaggio da Ethereum Metropolis versione 3.0 alla versione 3.1, Constantinople, ciò che renderà le transazioni più efficienti e ridurrà le fee.

Anche quattro Ethereum improvement proposal (EIP) sono attualmente testate dagli sviluppatori.

Diverse soluzioni di scalabilità sono in fase di lavorazione, inclusa lo sharding della rete (divisione del ledger in più piccoli) e una soluzione di layer 2 denominata Plasma, che funzionerebbe in modo simile a Lightning Network per Bitcoin.

Ci sono oltre 700 DApps elencate su Dappradar, e oltre 1.700 elencate sul sito web della community State of the DApps (sebbene la maggior parte di queste siano inattive).

Se Ethereum deve diventare la “Blockchain 2.0“, è urgente che la rete scali a migliaia di transazioni al secondo prima di essere usurpata da una tecnologia superiore in grado di farlo.

Migrare alla Proof-of-Stake

Sharding e il passaggio da un protocollo di Proof of Work a uno di Proof of Stake rappresentano le priorità imminenti per Ethereum.

Secondo il ricercatore di Ethereum Justin Drake, i due obiettivi sono stati mergiati in un unico progetto invece di essere trattati separatamente, con il passaggio al protocollo PoS Casper previsto per il 2019 e lo Sharding implementato in due fasi, nel 2020 e nel 2021.

Su suggerimento di Charles Hoskinson, Ethereum utilizza un algoritmo di mining Proof of Work simile a SHA256 di Bitcoin, il più recente SHA3, prima di rimuovere completamente il mining con un algoritmo di Proof of Stake.

La migrazione sarà effettuata in occasione della “Ethereum Ice Age“, un periodo in cui la difficoltà di mining PoW si innalzerà esponenzialmente, a un punto tale che diventerà proibitivo minare.

Si prevede che possa avvenire in qualche momento nel 2020.

Ethereum dà il potere agli utenti

Con 17.000 nodi che gestiscono la rete a livello globale e una community di circa 250.000 membri, l’effetto network di Ethereum potrebbe raggiungere una massa critica prima che venga sottomesso da un concorrente.

Henri Pihkalak, CEO e fondatore di Streamr, una piattaforma di dati basata su smart contract, ha affermato:

“Ethereum è meravigliosamente stabile ormai da anni e questo è il più grande merito che può andare ai suoi creatori, Vitalik Buterin, Gavin Wood e altri. È questa stabilità che rende la vita dura ad altre blockchain di smart contract concorrenti, anche quelle che promettono alcune caratteristiche brillanti per competere con Ethereum.”

“Per quanto riguarda Vitalik, è un incredibile ambasciatore della sottostante lotta socio-economica del decentramento – per restituire il controllo della tecnologia alla gente comune. Ci sono pochi altri come lui in questo ambiente che rimangono così concentrati su quei fini politici più profondi.”

Di Fran Strajnar.

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BlockchainCodice e sviluppo


Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, ma da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


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