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Draghi: le criptovalute non costituiscono una minaccia

23 Novembre 2017 13:05
Tempo di lettura: 2 min.
23 Novembre 2017 13:05
Giuseppe Brogna

Il Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ritiene che le criptovalute non costituiscano una minaccia per il sistema finanziario dipendente dalla banca centrale.

Lunedì scorso, parlando al Parlamento europeo, il presidente Mario Draghi ha sminuito l’impatto delle “digital currencies” sul tradizionale sistema bancario centralizzato.

Le criptovalute non destano alcuna preoccupazione per il controllo da parte della banca centrale sull’offerta di moneta nell’Unione europea:

“Riteniamo che tutto questo sia piuttosto limitato. Sicché, non si tratta di qualcosa che possa costituire un rischio per le banche centrali.”

Diveristà di vedute

Poiché bitcoin è salito oltre gli $8.000 e ether si appresta a raggiungere nuovi massimi (dati riferiti al momento in cui è scritto l’articolo), l’intero ecosistema delle criptovalute è sull’orlo dei $250 miliardi. Ciò nonostante, la BCE si dichiara essere imperturbata. A questo punto la domanda sorge spontanea: quando la BCE – o a quale punto del market cap – prenderà sul serio le criptovalute?

Come anticipato, pare che nell’ambito dell’Istituzione dell’eurozona non vi sia unanimità di vedute. All’inizio di questo mese, sulla stessa falsariga di Draghi, il vice presidente della BCE, Vítor Constâncio, aveva “snobbato” le criptovalute. Facendo ricorso a una denominazione impropria, aveva affermato che “le cosiddette criptovalute private” non potranno mai assurgere a sostituto del denaro generale (sic!).

Più cauto, invece, è stato la scorsa settimana Ewald Nowotny, membro del Consiglio direttivo della BCE (in quaità di Governatore della Banca centrale austriaca). Nowotny ha fatto sapere che sono in corso discussioni su possibili interventi regolatori riguardanti le digital currencies:

“Ci stiamo chiedendo se i legislatori o le banche centrali debbano intervenire, come accaduto in Cina dove hanno posto un divieto (l’utilizzo delle criptovalute), poiché le considerano fraudolente.”

Pertanto, stando a quanto appena riportato, la BCE potrebbe in realtà essere un po’ più preoccupata delle criptovalute, rispetto a quello che fa credere lo statement di Draghi.

Già in precedenza, a ottobre 2017, Nowotny aveva rivelato che la BCE stava considerando di imporre restrizioni all’uso delle criptovalute nell’eurozona. Sennonché, fino ad ora, la dichiarazione più autorevole resta quella di Draghi.

Draghi aveva già affermato che il bitcoin e le altre criptovalute non sono abbastanza “mature” per essere considerate ai fini della regolamentazione. Inoltre, aveva aggiunto che le innovazioni come bitcoin dovrebbero essere apprezzate per i loro potenziali benefici, ma valutate criticamente dalle autorità per i possibili rischi.

Il Presidente della BCE era già stato interrogato in ordine alla possibile regolamentazione delle criptovalute all’inizio di ottobre, durante un meeting della Commissione parlamentare sui problemi economici e monetari:

“Sicuramente non rientra tra i nostri poteri proibire o fare qualcosa della natura…o regolare bitcoin”,

aveva ammesso, rivelando che la BCE aveva scarsa autorità nel regolare le criptovalute come bitcoin.

Segni di apertura o solo bluff?

 

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza decentralizzata legata alle tecnologie del ledger distribuito.


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