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Ethereum VS Bitmain: giusta la scelta di non forkare?

10 aprile 2018 13:10
Tempo di lettura: 6 min.
10 aprile 2018 13:10
Giuseppe Brogna

La più ampia decentralizzazione e distribuzione del mining di una rete è sintomo di maggiore sicurezza e affidabilità del network stesso.

Un’attività di mining concentrata in seno a una singola o poche entità, può rappresentare un “point of failure”. La più grande preoccupazione è che un governo possa cooptare un miner su larga scala per appropriarsi di una moneta e dimostrare che non è più uno “store of value” affidabile, a causa dell’attacco.

Per queste ragioni, quella della decentralizzazione del mining è una questione sempreverde nell’ambito delle criptovalute.

Bitmain alla conquista del “power”

Nelle ultime settimane, uno dei temi più dibattuti nell’ambiente (non solo su Ethereum) ha riguardato la frenesia di conquista del mondo (quello criptovalutario) da parte della principale azienda mondiale produttrice di ASICs, Bitmain.

In una vicenda che involge non solo Ethereum, ma anche Monero in particolare, avevamo riportato come la notizia della produzione di apparecchi dedicati al mining di Ethereum, da parte della firm asiatica, era filtrata nelle scorse settimane.

L’indiscrezione aveva immediatamente suscitato le reazioni da parte della community, tant’è che un seguente sondaggio rilevava la disponibilità degli utenti di Ethereum a sostenere l’adozione di un per rendere obsoleti gli ASICs per il mining di Ethereum.

Il sondaggio era stato pubblicato su Twitter dallo sviluppatore di Ethereum Vlad Zamfir, conseguendo circa il 60% di voti a favore di un hard fork finalizzato a rendere i miner ASICs incompatibili con l’algoritmo di Proof of Work, Ethash, per il mining di Ethereum.

A suffragare ulteriormente il desiderio di reazione al mining centralizzato, un paio di giorni più tardi, lo sviluppatore di Ethereum Piper Merriam aveva aperto EIP 958 (una “ethereum improvement proposal”) per vagliare la possibilità di modificare l’algoritmo di mining, Ethash, al fine di conservare la resistenza agli ASICs.

Questo hard fork non s’ha da fare!

EIP 958 è stata oggetto di discussione al meeting dei core developer di Ethereum, che si è tenuto il 6 aprile, alle 14:00 UTC (15:00 italiane).

In occasione del meeting, Vitalik Buterin si è dichiarato non favorevole a un hard fork esclusivamente finalizzato allo scopo, malgrado Bitmain avesse ufficializzato poco prima il lancio dell’Antminer E3 ottimizzato per l’algoritmo Ethash di Ethereum.

In sintesi Vitalik, declassando la questione, ha ritenuto che, al momento, la focalizzazione su un hard fork ad hoc darebbe luogo a un’azione “caotica”, e sottrarrebbe l’attenzione da “cose più importanti”, optando in definitiva per una non azione.

La decisione di non rendere il protocollo di mining di Ethereum immune agli ASICs, ha suscitato un po’ di malcontento e preoccupazione all’interno della comminity, per via dei rischi di centralizzazione che stridono con il dogma di ogni blockchain.

Infatti, sebbene il mining tramite ASICs, in teoria, aumenti la sicurezza, porta anche alla centralizzazione. In particolare, per ragioni di economie di scala, le grandi pool di mining finiscono col sottomettere o relegare al margine i pesci più piccoli.

Preoccupazioni e malumori condivisibili, ma…

Monero docet

Nei giorni scorsi avevamo già evidenziato che la questione del mining ASICs non era circoscritta alla community di Ethereum.

Monero, in particolare, si era impegnato a modificare il suo algoritmo di mining ogni sei mesi, per rendere non conveniente la produzione di un miner ASIC dedicato alla criptomoneta orientata all’anonimato.

Tuttavia, la criptovaluta leader nel settore della privacy ha subito un duro colpo nei giorni scorsi, generando una nuova chain Monero, oltre al rinominato “Monero Classic”.

L’hard fork era stato effettuato per proteggere Monero dalla centralizzazione del mining, poiché Bitmain aveva sviluppato apparecchi ASICs appositamente progettati per facilitare l'”estrazione” di XMR.

Il 28 marzo, Monero aveva annunciato di aver programmato un importante aggiornamento per il 6 aprile, che avrebbe sottoposto il network a un hard fork. Secondo le dichiarazioni ufficiali, avrebbe dovuto trattarsi di un “upgrade di routine” volto a perseguire un duplice obiettivo:

1) preservare la resistenza agli ASICs.

2) apportare delle modifiche al meccanismo di “ring signatures” (la tecnologia attraverso la quale vengono rese anonime le transazioni).

In febbraio, Monero aveva pubblicato un documento col quale veniva illustrata la posizione riguardo al mantenimento della resistenza agli ASICs.

Il post aveva definito la posizione formale di Monero rispetto agli ASICs, riportando l’intenzione degli sviluppatori di mantenere la resistenza a tali dispositivi, reagendo rapidamente a qualsiasi potenziale minaccia da parte degli ASICs mediante la modifica della PoW ad ogni hard fork.

Nonostante l’annuncio ufficiale che descriveva il fork come “un aggiornamento di rete programmato e consensuale” (che non avrebbe, quindi, comportato il parto di una nuova moneta), il fork ha visto Monero Classic giustapporsi alla nuova chain Monero.

Per quanto riguarda le ragioni, dal sito Moneroclassic.org viene criticata la decisione da parte di Monero di perseguire l’obiettivo della resistenza agli ASICs. Si parla di una “forma alternativa e più dannosa di centralizzazione”, per il fatto che gli sviluppatori di Monero hanno l’intenzione di cambiare le regole del consenso a loro piacimento.

In sintesi, Monero Classic promette di mantenere il software originale che segue le regole originali.

In realtà, da questa agitata vicenda sono emerse in totale 4 blockchain Monero che reclamano di essere il vero Monero: due progetti che si definiscono “Monero Classic”, un “Monero Original” e un Monero 0.

Sebbene ci sia scarsa credibilità sull’affidabilità di questi fork e sulla loro lunga durata, non si può non vedere l’effetto di disordine causato dalla scelta di affrontare il problema a viso aperto. Il dato di fatto più rilevante, sul quale riflettere, è il calo su Monero di circa l’80% dell’hash power precedente al fork.

La guerra non è mai una soluzione

Come detto, la decisione da parte di Vitalik di non focalizzarsi su un hard fork anti ASICs ha generato un po’ di malcontento, soprattutto da parte di coloro che hanno investito in “mining rig casalinghe” per mantenere la sicurezza della rete.

Forkiamo e mandiamoli a casa!” Sarebbe la soluzione più semplice e immediata, ma anche la più rumorosa.

Ebbene, ciò che fa riflettere è l’annuncio da parte di Bitmain di una macchina per il mining di Ethash subito dopo che si è iniziato a parlare di rimedi anti ASICs. Il timing è curioso, ricordando quanto accaduto a Monero con gli Antminer X3 dopo che la community aveva iniziato a parlare di un hard fork per resistere agli ASICs.

Ci sono indicazioni, come la crescita rapida e improvvisa dell’hashrate di Ethereum, che alcuni ASICs potrebbero aver già minato sulla rete. Questo, peraltro, fa sorgere dubbi sul fatto che Bitmain venda mining rig dopo averle usate per alcuni mesi.

Ma per quanto riguarda la quantificazione dell’hash rate, solo un hard fork che metta fuori gioco gli ASICs sarebbe in grado di mostrare la quantità di hash power derivante, come accaduto con Monero. E in caso di consistente hash power dipendente da ASICs, il rischio di split della blockchain avrebbe rappresentato un’ipotesi non peregrina.

La strategia di Vitalik di sorvolare temporaneamente sulla questione pare rappresentare una saggia decisione.

La blockchain di Ethereum ha già vissuto periodi turbolenti in passato, in particolare nel caso del fork successivo all’hack del “The Dao”, sebbene per ragioni diverse dall’ASICs resistance.

Vitalik dimostra di essere non solo un genio della programmazione, ma anche un ottimo leader e stratega.

Ethereum già possiede gli anticorpi per combattere la centralizzazione da ASICs, senza la necessità di ricorrere a “cure invasive” e con effetti collaterali.

Si tratta del fisiologico sviluppo della sua roadmap: l’algoritmo di consenso basato sullo “staking” è uno dei punti salienti della roadmap di Ethereum, con una delle sue versioni – Casper FFG (la variante ibrida PoW/PoS) – che è già in fase di test da tempo.

Non si conoscono con precisione i tempi di implementazione della Proof Of Stake, ma è probabile che parti di codice verranno inserite in occasione di Constantinople, la seconda parte di Metropolis.

Chissà che tale ultimo upgrade vada a coincidere con la nuova “difficulty bomb”, lasciando che la prossima, naturale, “era glaciale” di Ethereum paralizzi definitivamente le minacce di centralizzazione da ASICs.

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, ma da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


  1. ha commentato:

    Ethereum non è una crittovaluta.. Lo zimbello amico dei cavalli con le ali lo ha già dimostrato forkando e, quindi, dimostrando che ETH di decentralizzato non ha nulla.. Ed ora sta li a guardare quello che fanno i produttori di ASIC?
    Ma che mi faccia il piacere e vada a ..

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