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EtherZero: ecco perchè può essere una truffa

25 Gennaio 2018 12:50
Tempo di lettura: 4 min.
25 Gennaio 2018 12:50
Giuseppe Brogna

Qualche giorno fa è stato ultimato un hard fork della blockchain di Ethereum, che ha dato vita a una nuova piattaforma denominata EtherZero.

Questa blockchain “promette” di processare più di diecimila transazioni al secondo, senza commissioni e con un sistema di consenso basato sulla proof of work.

Si parla di livelli di scalabilità che la stessa rete Ethereum fatica a raggiungere solo a livello concettuale. Garantiscono, inoltre, che la rete sia protetta dagli attacchi DDoS.

Tuttavia, molti utenti dell’ecosistema Ethereum hanno messo in guardia contro questo hard fork, sostenendo che rispetta tutte le caratteristiche di uno scam.

In primo luogo, andando sul sito ufficiale di EtherZero, balza subito agli occhi la scarsa qualità dello stesso, con grafica spartana e carenza di contenuti. Inoltre, il sito risulta registrato a Panama ed è in Whois protected, quindi non si può sapere chi lo ha registrato.

Sul sito il team parlava di una pre-vendita di token, che di solito è legata ad una ICO, di certo non ad un fork dove le coin vengono minate e non vendute.

Ancora, al fine di ottenere gli ETZ, EtherZero richiede di importare gli ether, dall’attuale wallet a quello che lanceranno loro prossimamente, mediante l’inserimento delle chiavi private. Si tratta di un’azione che nessuna criptovaluta affidabile chiederebbe.

Come avevamo già preannunciato tra le nostre breaking news, il servizio di wallet MyEtherWallet, dopo aver esaminato il progetto, ha manifestato sul proprio account Twitter dubbi con riguardo alla mancanza di chiarezza sul codice, sul suo ideatore e la licenza.

Inoltre, MyEtherWallet assicura che EtherZero ha diversi file .exe dannosi, quindi raccomandano di non installarlo o utilizzare alcuna applicazione correlata, in quanto può mettere a rischio sia i sistemi degli utenti che i loro ether.

Un utente di nome @etherenvoy ha risposto alla pubblicazione di MyEtherWallet con un video in cui denuncia diverse irregolarità relative a questo progetto, scoperte in una vasta ricerca condotta sul codice e sul team di sviluppatori di EtherZero.

Nel suo video spiega che il codice pubblicato dal progetto è una copia esatta del codice di Ethereum, in cui cambia solo il nome da ETH in ETZ, il simbolo dell’hard fork. Un altro dei cambiamenti che fanno al codice di Ethereum è quello del colore.

Questa irregolarità rende il progetto sospetto. Infatti, non c’è bisogno di essere tecnici della materia per capire che è impossibile risolvere tutti i problemi della rete (la ragione per la quale EtherZero è stato partorito) senza apportare modifiche sostanziali al codice di base.

Come afferma ironicamente @etherenvoy:

Promettono 0 commissioni nella loro rete, protezione dagli attacchi DDoS, un sistema di consenso basato sulla proof of work e l’elaborazione di 10.000 transazioni al secondo. Praticamente hanno risolto tutti i problemi che Vitalik sta cercando di risolvere.

L’analisi pubblicata nel video ha catturato l’attenzione da parte del team di MyEtherWallet, al punto da offrire all’ideatore di lavorare nel proprio team. Hanno precisato che hanno bisogno di più persone come lui che impegnano tempo per investigare, allo scopo di proteggere gli investimenti delle altre persone.

L’utente afferma nel suo video che il team di sviluppatori ha licenziato due dipendenti del proprio progetto, senza pagarli, ed eliminato tutti i contatti con loro, oltre a modificare costantemente le informazioni sul proprio sito web e sui propri social network.

Egli avverte che chiedono agli utenti le chiavi private dei loro wallet e, anche se affermano di non dover fornire la chiave privata agli sviluppatori, li invitano a inserirla nella loro pagina web, il che consentirebbe comunque al team di prendere in mano i fondi degli utenti.

MyEtherWallet consiglia di scaricare l’estensione di Google Chrome denominata EtherAddressLookup, che genera un collegamento ipertestuale negli indirizzi di Ethereum per cercarli nell’explorer dei blocchi definito dall’utente. In questo modo si possono avere più facilmente informazioni sui wallet offerti da questo tipo di siti.

Da parte sua, il wallet MetaMask – paradossalmente uno di quelli raccomandati dalla pagina di EtherZero – avverte che il portale EtherZero è stato controllato con risultati positivi nel phishing detector di Ethereum, perciò ritengono che possano avere “cattive intenzioni”, impedendovi di interagire.

È importante stare all’erta con il gran numero di hard fork delle principali blockchain dell’ecosistema, poiché la maggior parte di questi progetti non ha una vera proposta di scalabilità, ma cerca solo di fare soldi facili.

Nel peggiore dei casi, come questo, possono anche essere truffe che semplicemente ruberanno tutto il denaro investito e non offriranno un prodotto reale.

A questo link è possibile visualizzare il video montato da @etherenvoy, nel quale vengono forniti maggiori dettagli sui motivi dell’equiparabilità di EtherZero a una truffa.

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


  1. ha commentato:

    A che punto è Metropolis ?

    • ha commentato

      Beh per la seconda parte di Metropolis, Costantinople, ancora non abbiamo indicazioni precise circa il suo periodo di implementazione.

  2. ha commentato:

    Scusate, ma in questi giorni la confusione é totale perché prima doveva esserci il fork, poi hanno messo in giro voci che il fork era stato rimandato. Ora che etherzero può essere uno cam. Ma se non sapete voi addetti ai lavoro chi può sapere se il fork é corretto, se é avvenuto oppure no.

    • ha commentato

      Ciao Guido, diciamo che noi abbiamo le idee piuttosto chiare.

      Secondo il loro sito, lo snapshot della blockchain sarebbe avvenuto il 20 gennaio al blocco 4936270. C’è anche chi dichiara di essere già riuscito a ottenere gli ETZ , mediante la procedura di split con gli ETH nel rapporto 1:1.

      Ebbene, alcuni potrebbero obiettare che non è scam proprio perchè riescono a vedere gli ETZ e non si sono verificati casi di furto delle chiavi private, e quindi degli ETH.

      Se si ragiona in questi termini, si ha una visione ristretta delle cose:

      A chi ha ideato questo “progetto”, non converrebbe rubare le chiavi private. Infatti, i primi casi di furto farebbero il giro del web in men che non si dica e la gente prenderebbe subito delle precauzioni, il “progetto” perderebbe immediatamente credibilità e il valore del suo token potrebbe tendere allo zero.

      Quindi, il fatto di “consegnare” effettivamente gli ETZ, senza alcun furto di chiavi private, potrebbe rappresentare uno specchietto per le allodole:

      1) si dimostra che lo split avviene normalmente, quindi si dà un briciolo di credibilità al “progetto”, in modo da convincere la gente sulla sua bontà e indurli a comprare ETZ sugli exchange. Maggiori acquisti = incremento del prezzo;

      2) Però, intanto, chi ha ideato questo fork (chi sono?! già questo ci lascia perplessi), con del preminato, potrebbe essersi riservato milioni di token da vendere in massa nel momento in cui lo stesso dovesse raggiungere un prezzo di mercato appetibile. A quel punto, “progetto” abbandonato e… chi si è visto si è visto!

      Questa ipotesi non è del tutto peregrina, se si considera che promettono di risolvere tutti i problemi di scalabilità di Ethereum (si parla di 10.000 tps, perlatro senza fee), senza però aver apportato un briciolo di modifica al codice di base. Come già riportato nell’articolo, lunica modifica riguarda il nome ETZ..

      In questo caso, chi è stato bravo a ottenere i token gratis, grazie allo split (quelli che sanno smanettare con i wallet, mettendo in primis al sicuro le chiavi private dei propri ether), nella peggiore delle ipotesi, non avrà guadagnato niente, però neppure perso nulla (0 – 0).

      Chi, invece, ingenuamente, ha partecipato alla pre-sale, oppure ha preso soldi freschi dal suo conto bancario per comprare ETZ (il nuovo Ethereum!) sugli exchange, potrebbe seriamente rimanere con un pugno di mosche in mano.

      DISCLAIMER: Questi non sono consigli finanziari o di investimento. È solo un parere derivante da un ragionamento basato su elementi obbiettivi ricavati dal web, in base alle fonti sopra riportate.

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