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Futures su Ethereum: favore al prezzo di bitcoin con danno per Ether?

03 settembre 2018 13:35
Tempo di lettura: 8 min.
03 settembre 2018 13:35
Giuseppe Brogna

La settimana appena trascorsa si è rivelata a dir poco movimentata per l’ambiente Ethereum.

Due notizie degne della nostra attenzione si sono susseguite in poche ore.

Mi riferisco all’accettazione da parte dei core developers della proposta di taglio dell’inflazione di Ethereum, e all’intenzione da parte del Chicago Board Options Exchange (CBOE) di lanciare i contratti futures per Ethereum.

Avevo evidenziato come la decisione di ridurre il reward per blocco di Ethereum non fosse in grado di sortire particolari effetti sul suo prezzo.

Con riguardo al più che probabile lancio dei futures da parte di una delle più grandi borse al mondo, l’interrogativo che ti stai ponendo resta sempre lo stesso.

Farà bene o farà male al prezzo di Ether?

Proviamo a trovare il bandolo della matassa.

Futures per Ethereum al CBOE Global Markets

La scorsa settimana la notizia si è diffusa a macchia d’olio: CBOE Global Markets ha affermato di essere vicino al lancio sul mercato dei contratti futures per Ethereum.

Secondo le dichiarazioni, il nuovo prodotto di investimento potrebbe vedere la luce tra non molto: entro la fine del 2018.

I futures si baserebbero sul mercato di Gemini, il noto exchange di criptovalute di proprietà dei fratelli Winklevoss.

Attualmente, la Commodities Futures Trading Commission (CFTC) sta analizzando la proposta di futures.

La fase preparatoria dunque è già al culmine, attendendosi solo il responso da parte della commissione competente.

A fare da volano potrebbe essere stata la recente dichiarazione da parte di un alto funzionario della Securities and Exchange Commission (SEC), William Hinman, sullo status di Ethereum.

Egli, lo scorso giugno, aveva escluso che Ether sarebbe stato qualificato in termini di security, in ragione del carattere di decentralizzazione assunto dalla rete Ethereum in seguito alla sua ICO.

Pochi giorni più tardi, il presidente di CBOE Global Markets, Chris Concannon, aveva annunciato che la sua azienda stava seriamente valutando l’opportunità di lanciare i contratti futures su Ethereum.

La decisione era legata al fatto che la SEC aveva finalmente manifestato un orientamento con riguardo all’asset oggetto del possibile strumento derivato.

L’esperienza di bitcoin

Nel dicembre 2017 i primi contratti futures, aventi come sottostante bitcoin, furono lanciati dapprima al CBOE e, una settimana più tardi, al Chicago Mercantile Exchange (CME).

Dovresti ricordare che l’hype, alimentata dall’annuncio delle negoziazioni, spinse il prezzo di bitcoin a raggiungere un massimo storico di 19.891 dollari (mercato Bitfinex).

Da quel massimo storico, il prezzo è calato di oltre il 70% (al di sotto dei 6.000 dollari), incanalandosi in un “noioso” mercato laterale-ribassista che tuttora è alla ricerca della sua prossima direzione.

È stato sostenuto da più parti che l’introduzione di tali contratti derivati sia – in parte – causa del prolungato mercato orso che accompagna le criptovalute a partire da dicembre.

Questa tesi è stata postulata di recente da Tom Lee, un noto analista di criptovalute presso Fundstrat Global Advisors, ma anche da uno studio della Federal Reserve Bank di San Francisco.

Secondo Lee, i trader tendono a shortare il future e ad andare long su bitcoin.

Ciò consentirebbe di vendere una parte maggiore di criptovaluta a un prezzo medio ponderato dal volume. In occasione della scadenza venderebbero i restanti bitcoin, innescando così un crollo dei prezzi.

Questa strategia consentirebbe loro di chiudere la posizione short nel contratto future con un solido profitto.

La stessa sorte?

Ora che è prevista l’introduzione dei futures CBOE per Ethereum, Lee ritiene che potrebbe generarsi un effetto antitetico per le due criptovalute maggiormente capitalizzate (bitcoin e Ether).

In altre parole la risonanza sarebbe positiva per bitcoin, ma negativa per il prezzo di Ether.

Secondo Business Insider, Lee ritiene che il trading sui future di Ethereum cambierà la narrativa dei prezzi del mercato.

Rifacendosi alla tesi postulata con riguardo ai futures su bitcoin, Lee prevede che il prezzo di Ether potrebbe seguire la stessa traiettoria.

Il future consente di scommettere sull’andamento del prezzo del sottostante senza la necessità di possederlo.

In base a questa logica, Lee ritiene che il trading sui future di Ethereum fornirà un’ulteriore opportunità per i ribassisti di shortare Ether.

Il future su Ethereum sarebbe manna dal cielo per i ribassisti, alleviando allo stesso tenpo la pressione su bitcoin.

Per intenderci, ha affermato che dal dicembre dello scorso anno, una visione ribassista sulle criptovalute, non accompagnata dall’intenzione di possedere il sottostante, poteva essere soddisfatta shortando il future di bitcoin.

D’ora in avanti i ribassisti potranno shortare Ethereum, con l’effetto di mitigare la pressione al ribasso su bitcoin.

Uno scenario più complesso

Se quanto afferma Lee avrà un riscontro empirico, solo il tempo lo svelerà.

Sì, il future è uno strumento col quale è astrattamente possibile manipolare il prezzo del sottostante.

Ma non va sottaciuto che il mercato delle criptovalute è alquanto “oscuro”, con delle peculiarità non da poco.

I primi futures su bitcoin hanno presentato volumi scarsi rispetto al sottostante. Sono peraltro “cash settled”, non prevedendo alcuna consegna del sottostante stesso.

Inoltre, come anticipavo, la “geografia” del mercato delle criptovalute è tutt’altro che limpida.

Chi sono i grossi holder in grado di giostrare col prezzo?

Bitcoin, prima di giungere alla ribalta, è nato e si è sviluppato in una nicchia cypherpunk. È impraticabile conoscere i grandi prenditori di prima mano.

Gli istituzionali non hanno veramente in pugno questo mercato privo di regolamentazione.

Non riescono a controllare le fumose attività compiute dagli exchange, ciò che a mio avviso è di ostacolo all’approvazione di un altro strumento finanziario: gli Exchange Traded Fund (ETF).

Allo stato attuale, secondo i rapporti della CFTC, l’uso principale dei mercati dei futures su bitcoin è per attività di hedging da parte di grandi speculatori.

In altre parole, i grossi player assumono grandi posizioni short sui futures di bitcoin, molto probabilmente come copertura avverso eventuali ostacoli normativi, per controbilanciare le grandi scommesse rialziste su altcoin altamente speculative.

Oltre i futures

Si fa presto a pensare che il mercato sia morto a causa dei futures.

Però si dimentica che a dicembre 2017 l’hype sulle criptovalute aveva raggiunto il culmine momentaneo, e la bolla era in piena fioritura.

Una crescita parabolica del mercato è una fase patologica del mercato stesso. È insostenibile per definizione, con il mercato che diventa estremamente fragile.

La parabola discendente cui stiamo assistendo in questi mesi rappresenta un pattern simile a quello plasmatosi in seguito alla bolla di bitcoin del 2013, quando i futures non c’erano.

Dopo il grande top di 1175 dollari del dicembre 2013, bitcoin attraversò un lungo mercato al ribasso di oltre un anno.

Anche se il minimo fu toccato nel gennaio 2015 (culmine del mercato orso a 152 dollari), bitcoin ha ripreso quel massimo di 1175 dollari soltanto nel febbraio 2017.

Per ritestare l’all time high ha impiegato tre  anni e due mesi, e i futures non c’erano!

Con questo non intendo affermare che per restituire il massimo storico di dicembre 2017 sarà necessario lo stesso periodo di tempo.

Le caratteristiche del mercato odierno sono completamente diverse e le tempistiche saranno probabilmente differenti, sebbene nessuno abbia la sfera di cristallo.

Anche la perdita di volatilità di bitcoin – caratteristica peculiare di questo 2018 – non rappresenta una novità nelle dinamiche del prezzo della prima criptovaluta per capitalizzazione di mercato.

A partire dal minimo di gennaio 2015, il prezzo di bitcoin si incastrò in un noioso trading range della durata di quasi un anno, tra i 200 e i 320 dollari circa.

I futures non c’erano, eppure il prezzo rallentò drasticamente in una lunga fase di accumulazione, prima di iniziare ad accelerare nel 2016 per poi esplodere nel 2017.

Quanto accaduto rientra nel naturale corso degli eventi di un mercato.

Infatti, dopo aver assistito alla narrativa delle “epoche” precedenti, ad inizio del presente anno si era capito che il 2018 avrebbe presentato un copione diverso.

“HODL”: bello finché è durato

La meme “HODL” è divenuta un must tra gli appassionati di criptovalute. Ma finché ha avuto un senso..

Se ad esempio, in base a questa strategia, hai acquistato 10.000 euro di bitcoin al picco del dicembre 2017, ora ti ritroveresti col valore di circa 3.000 euro.

E non puoi sapere quando li recupererai.

Pensare di potersi arricchire facilmente, puntando qualche centinaio di euro su una criptovaluta a basso prezzo, è molto seducente. Ma è lo stile Gratta&Vinci.

Purtroppo i soldi facili non esistono, neppure dinanzi a un fenomeno rivoluzionario. Se fosse così, tutti sarebbero ricchi.

Non a caso lo scorso febbraio 2018, al mutare della direzione del vento, è stato lanciato il servizio DM Cripto.

L’attività DM Cripto è l’analogo di un ulteriore servizio di ricerca analisi svolto da anni sui mercati tradizionali.

Lo scopo della DM Cripto è di evitare i bagni di sangue e continuare a garantire i rendimenti a cui si era abituati nel 2017.

Anche nell’impossibilità di praticare la strategia “hold and pray”!

Chi ha potuto beneficiare dei report settimanali DM Cripto, è stato posto nella condizione di vendere col giusto tempismo in tempi non sospetti.

Proprio così, per poi fare man bassa a prezzi nettamente inferiori.

Ad esempio, la scorsa primavera, Ether aveva intrapreso un cammino al rialzo che lo condusse a un apprezzamento di ben oltre il 100% rispetto al minimo del primo aprile.

Dal minimo di 358 dollari a un top di 830 dollari: un + 130% circa in soli 30 giorni.

In molti a pensare: “Ecco! Si era trattato solo di un breve fase negativa, ma ora si va verso nuovi massimi storici.”

In un periodo in cui tutti esultavano, nel primo report DM Cripto di maggio veniva posta l’attenzione su un imminente cambio di rotta del mercato per il mese di maggio e i successivi.

Ecco un brevissimo estratto:

Il resto è storia..

Ora tutti si stanno domandando se i prossimi futures alla borsa di Chicago avranno effetti deleteri oppure finalmente salutari per il prezzo di Ether.

Non esiste una risposta univoca. Come detto, le variabili in gioco sono molteplici.

Ma anche se dovesse protrarsi un mercato “cattivo”, il nostro obiettivo resterà quello di evitare le violente fasi di ribasso e continuare a maturare rendimenti a tre cifre percentuali.

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, ma da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


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