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Attendi gli istituzionali per la prossima bull run? Sono già entrati dal “retro”

20 ottobre 2018 13:00
Tempo di lettura: 8 min.
20 ottobre 2018 13:00
Giuseppe Brogna

Durante il lungo mercato orso del 2018, il “arrivano gli istituzionali” è diventato il leitmotiv della oramai vasta informazione del settore delle criptovalute.

Sì, perché le emozioni vissute nel 2016-2017 di sovente riaffiorano nella mente di chi c’era. Quale nostalgico non farebbe carte false per regredire all’opulenza assaporata una dozzina di mesi fa?

Quando si pensa alla liquidità iniettabile grazie ai c.d. “smart money”, non c’è ideologia che possa tenere.

È vero, preferivo il lato “romantico” della rivoluzione blockchain: un sistema parallelo e lontano dall’ingerenza della finanza tradizionale.

Ma sai, se Wall Street entra nel mercato delle criptovalute, vuol dire che fino ad oggi non abbiamo avuto a che fare con un mero giocattolino per nerd.

Checché ne dicano i guru della finanza mondiale, il modello criptovalute è potenzialmente sovversivo.

È in atto un cambio di paradigma. A Wall Street lo sanno, il vecchio sistema è incancrenito. Perché non salire su un nuovo treno prima degli altri?

Tutta l’enfasi creatasi in pochi mesi intorno all’approdo dei grandi capitali ci comunica un solo, chiaro, messaggio: opportunità epocale.

Chi c’è, c’è. Chi non c’è.. si adeguerà, dopo.

Ma allora quando arriveranno questi famigerati istituzionali? Non attendere troppo. Sono già qui e stanno entrando in punta di piedi. Ma neanche tanto.

Investitori istituzionali dalla porta sul retro

La recente stabilità del mercato delle criptovalute suggerisce che gli investitori istituzionali sono già coinvolti attivamente nel mercato.

Prendiamo come termine di riferimento bitcoin, che è la criptovaluta con maggiore capitalizzazione di mercato.

Da agosto a oggi, salvo qualche rapida escursione al rialzo o al ribasso, il suo prezzo si è mantenuto stabile tra i 6400 dollari e i 6800 dollari.

Secondo quanto dichiarato a Bloomberg, gli investitori istituzionali sono sempre più coinvolti in questo mercato da poco più di 200 miliardi di dollari.

Di particolare interesse sono le rivelazioni provenienti da Bobby Cho. È il responsabile del trading in Cumberland, l’unità di trading per le criptovalute di DRW Holdings LLC.

Secondo Cho, gli hedge funds hanno rimpiazzato i facoltosi investitori nell’acquisto di grosse tranche di criptovalute, da oltre 100.000 dollari.

Gli hedge funds sono gli acquirenti più attivi nel mercato over the counter (OTC).

“Over the counter” vuol dire che le negoziazioni sono effettuate direttamente tra le controparti, al di fuori di un mercato borsistico ufficiale.

Nei normali trade su exchange, gli investitori istituzionali non riescono a comprare grosse quantità in un solo colpo.

Compratori e venditori con grossi capitali prediligono le vendite private. Le transazioni sugli exchange possono causare forti oscillazioni di prezzo e volatilità.

Nelle vendite private i prezzi di scambio sono definiti in anticipo. Cambia che l’esecuzione delle transazioni non determina selvaggi swing di prezzo.

Chi vende agli investitori istituzionali e cosa favorisce il loro avvicinamento?

Cho ritiene che la tendenza sia da imputare alla “professionalizzazione” del mercato.

Quando il mercato era al suo apice, molti miner e venditori restavano incollati ai propri asset. Speravano di riuscire a conseguire maggiori guadagni.

Ma nel momento in cui il mercato ha iniziato a registrare perdite, molti di loro si sono precipitati a vendere nei punti di pareggio.

Adesso i miner vendono criptovalute a cadenze regolari, ponendo fine al selvaggio West del passato.

Pensa che un terzo delle transazioni OTC di DRW avvengono durante l’orario asiatico.

Potrebbe essere un ulteriore indizio delle cessioni effettuate dai miner attraverso negoziazioni private. L’attività di mining è concentrata principalmente nel continente orientale.

Sai perché gli investitori istituzionali preferirebbero fare affari con i miner?

I miner possono offrire agli hedge funds delle criptovalute più preziose. Chiamiamole pure “vergini”.

Sono quelle provenienti dalla coinbase. È la transazione con la quale il miner si auto-assegna il reward per il blocco.

È molto più agevole dimostrare che i bitcoin provenienti dalla coinbase non sono stati coinvolti in attività di riciclaggio.

Secondo Travis King, fondatore dell’hedge fund Ikigai, queste monete sono vendute a un sovrapprezzo che può arrivare sino al 20%. Sono desiderate da molti investitori.

Che gli istituzionali siano già nel mercato delle criptovalute, non lo ricaviamo solo dalle informazioni fornite dalle società di brokeraggio OTC.

Secondo note società di ricerca di Wall Street, il mercato OTC ha favorito negoziazioni da 250 milioni a ben 30 miliardi al giorno nell’aprile 2018.

Gli exchange, secondo Coin Market Cap, hanno gestito di recente scambi giornalieri di 15 miliardi.

Digital Asset Research rileva che, dai massimi volumi di aprile, il mercato OTC ha subito una flessione, per via della caduta del mercato delle criptovalute.

Ma ciò malgrado, non si è registrata una riduzione considerevole degli scambi, se si considera che i volumi sugli exchange sono calati dell’80% rispetto al loro picco massimo.

La continua attività di acquisto da parte degli investitori istituzionali è stata incoraggiato dalla riduzione della volatilità.

Negli ultimi 4-6 mesi, il mercato di bitcoin, in particolare, si è contraddistinto per un trading range molto ristretto.

È un andamento che pone gli investitori istituzionali a loro agio, se si considera che hanno sempre demonizzato la volatilità.

Non li vedi. Ma stanno accumulando criptovalute.

L’evoluzione sotto ai tuoi occhi

La narrativa di attendere fino a quando gli investitori istituzionali entreranno nel mercato, non è più rilevante.

L’attività degli investitori istituzionali è molto più in fermento rispetto a quella dei “retail”, almeno nel mercato OTC.

Ma non solo. Negli ultimi due mesi, da agosto a ottobre, il settore ha subito una marcata evoluzione nel senso della istituzionalizzazione.

In questa direzione, si sono registrate più novità nei mesi recenti che in dieci anni dell’esistenza di bitcoin.

Sono arrivate le stablecoins regolamentate, come Gemini Dollar. Addirittura le stablecoins sponsorizzate dalle banche (Goldman Sachs), come USD Coin.

(Non vedo di buon grado le stablecoins “made in USA”. Ne discuto in questo articolo.)

Si parla sempre più spesso di nuovi contratti futures sulle principali criptovalute. Incrementano esponenzialmente le richieste di approvazione di Exchange Traded Fund (ETF) su bitcoin.

I servizi di custodian per istituzionali sono in continua espansione. Coinbase e BitGo sono stati approvati come custodian trusted di criptovalute.

Servono custodian qualificati per la gestione dei capitali degli investitori istituzionali.

Si va verso il controllo degli exchange.

Nei mesi scorsi Circle (legata a Goldman Sachs) ha acquistato Poloniex. Coinbase ha già richiesto una licenza per diventare il primo exchange autorizzato dalla Securities and Exchange Commission (SEC).

Come la mettiamo con Bakkt? È la nuova piattaforma regolamentata del proprietario della borsa di New York, il New York Stock Exchange (NYSE).

Il controllo del mercato è il preludio all’approvazione degli ETF.

La missione ufficiale della SEC è quella di proteggere gli investitori. Ti pare che approverebbe l’ETF in una giungla in balia di balene che possono fare il buono e il cattivo tempo?

Devono capire prima chi fa il mercato, e come lo muove. Sono necessarie piattaforme regolamentate e sotto il controllo delle istituzioni.

Sembra che compiamo un passo in avanti e due indietro.. Dalla rivoluzione nel segno della decentralizzazione, agli stessi meccanismi dell’economia tradizionale.

Sbucano custodian trusted, derivati di ogni genere. Si sta stratificando un sistema in cui la maggior parte degli utenti non saranno i reali possessori dei loro asset. Lo saranno le istituzioni finanziarie..

E ricorda che in ambito criptovalute.. not your private keys, not your coins!

“Ma a me piaceva l’idea di un sistema innovativo, emancipato dalla finanza tradizionale!”

Anche a me. E ci credo ancora. Ma nulla impedisce alla vecchia finanza di approcciarsi a questo mercato. Non è libero per definizione?

Intanto, la creazione di strumenti che faciliteranno l’acquisto di criptovalute (ETF), e soluzioni di custodia alla portata di chi non è in grado di essere la banca di se stesso (custodian trusted) agevolerà il processo di conoscenza e adozione.

Che ci piaccia o meno, questa è la nuova dimensione che il mercato sta assumendo. Alle tendenze bisogna adeguarsi e cavalcarle.

Guardiamo al bicchiere mezzo pieno. L’afflusso di grossi capitali farà bene ai prezzi. Chi è che non vuole partecipare a questo nuovo giro di giostra?

Come sarà il prossimo grande ciclo?

È la domanda che tutti si pongono. Quando si parla di investitori istituzionali sembra piovere manna dal cielo.

C’era una volta bitcoin.. poi arrivarono le altcoin. L’ultimo biennio è stato quello all’insegna dei token su piattaforma. E la quarta dimensione?

La prossima bull run, quando arriverà, sarà epica. Ma anche piena di insidie.

Per la serie quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare. Meglio attrezzarsi prima.

Sì perché si va verso una “professionalizzazione” del mercato. L’approccio amatoriale non sarà più profittevole.

Il treno del 2012 è passato. All’epoca compravi poche centinaia di euro di criptovalute e le lasciavi nel dimenticatoio. Rischio praticamente nullo e rendimento esponenziale.

A partire dal 2016 il mercato ha iniziato ad essere più capitalizzato. Lo sarà sempre di più. I professionisti entrano in campo.

I grossi capitali non partecipano per favorire gli investitori retail.

I manager di grossi fondi non sono legati ad alcuna ideologia romantica. L’holding a oltranza non è contemplato nel loro statuto. Sono cinici.

Entrano nel mercato per afferrare opportunità. Saranno pronti a liquidare, senza remore, quando dovranno portare i profitti dalla loro parte.

Un mercato di derivati, che assumerà volumi maggiori rispetto a quelli del mercato del sottostante, potrebbe generare forti influenze.

Ma non è il prezzo del sottostante che determina l’andamento del derivato? In linea di principio la risposta è affermativa.

Ma se venissi a sapere che sono aumentati vertiginosamente i volumi short sul future di bitcoin, come ti comporteresti? 😉

Il prossimo mercato toro è molto atteso. Ma prendere i risparmi, fare “all in” e dimenticarseli, non sarà l’idea migliore.

Siamo nella quarta dimensione del mercato delle criptovalute.

***

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, ma da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


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