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I retroscena sulla quotazione del primo token ERC20 (0x) su Coinbase

13 Ottobre 2018 13:05
Tempo di lettura: 6 min.
13 Ottobre 2018 13:05
Giuseppe Brogna

Essere listati su Coinbase è come trovare il sacro Graal.

Non si può negarlo, Coinbase è un trampolino di lancio per la diffusione della notorietà di una criptovaluta. Ma non solo, fa bene anche al suo prezzo.

Spesso è l’exchange di primo approccio alle criptovalute. Per acquisire dimestichezza con gli scambi, Coinbase è la piattaforma ideale.

La sua interfaccia grafica intuitiva, unitamente alla presenza di funzioni pressoché basilari, lo rendono alla portata anche di tua zia.

Ogni nuova quotazione su Coinbase, non può non attirare l’attenzione dei media più mainstream del settore delle criptovalute. La pubblicità è garantita.

Ricordi cosa è accaduto a Litecoin (LTC)? Il 3 maggio 2017 si spalancarono le porte di Coinbase per la criptovaluta di Charlie Lee. L’effetto fu un + 57% sul prezzo nei 5 giorni successivi. Una performance impensabile nei mercati tradizionali.

Il primo token ERC20 (0x) su Coinbase

Ora è il momento 0x (ZRX). È arrivato su Coinbase Pro.

Vero, l’onore di Coinbase è spettato già a Bitcoin Cash, dapprima, e a Ethereum Classic, poi.

Ma la particolarità nel listing di 0x, risiede nel suo non essere un token nativo di una blockchain. 0x è un token ERC20 della blockchain Ethereum. È il primo token ERC20 ad approdare sull’exchange statunitense.

Coinbase aveva già annunciato, la scorsa primavera, di essere sul punto di aprire al listing dei token ERC20.

Ma, tra la moltitudine di token riconducibili a questo standard, perché il primo è stato proprio 0x?

Invero, già dalla passata primavera, si avvertivano rumors sulla “papabilità” di 0x. Le ragioni sono interessanti.

Ma prima di parlarne, vediamo cosa è. Qual è lo scopo di questo progetto?

0x è un protocollo open e permissionless. Il suo obiettivo è quello di facilitare il trading trustless di token ERC20 sulla blockchain di Ethereum.

Con tale protocollo si vuole semplificare lo scambio dei token, con ordini off chain, attraverso gli smart contract.

Hai mai avuto a che fare, ad esempio, con l’exchange decentralizzato Ether Delta? Se sì, puoi facilmente apprezzare i benefici degli ordini off chain.

Con i tipici exchange decentralizzati, devi svolgere tutte le operazioni on chain. Per non dipendere da una terza parte, per ogni operazione che tu voglia compiere, devi interagire con gli smart contract ed eseguire una transazione.

Per inviare i fondi allo smart contract dell’exchange decentralizzato, per piazzare un’ordine, cancellarlo, o eseguirlo, devi effettuare una transazione. Quindi, il trading trustless on chain costa. Per ogni passaggio, devi pagare il gas.

Il protocollo 0x vuole rendere più efficiente questo processo. Gli ordini sono gestiti off chain e trasmessi attraverso i c.d. “relayers”.

La blockchain è utilizzata esclusivamente per il settlment del trade. Quindi, per l’esecuzione dell’ordine e lo scambio finale dei token.

Questa è, in estrema sintesi, una spiegazione non esaustiva del protocollo 0x.

Si tratta comunque di un progetto davvero interessante e ricco di potenziale. Per questo è stato quotato su Coinbase? Ci sarebbe dell’altro..

Per merito o “raccomandazione”?

Una criptovaluta, per essere listata, deve innanzitutto essere conforme al “Digital Asset Framework” di Coinbase.

Tali requisiti includono:

  • forte allineamento con la missione e i valori di Coinbase;
  • qualità ingegneristica e di prodotto;
  • aspettative operative a breve e lungo termine;
  • capacità di scaling, liquidità ecc..

Ma la conformità agli standards qualitativi costituisce solo un primo step. Infatti, l’ultima parola spetta sempre all’azienda, che può discrezionalmente decidere di listate o meno, ovvero di delistare, qualsiasi token.

La scorsa primavera ero alla ricerca di informazioni sul protocollo 0x. Così, mi ero casualmente imbattuto in un articolo su Medium che pronosticava il listing di 0x su Coinbase per l’estate.

In realtà, la quotazione è stata poi annunciata a ottobre. Ma non è questo il punto.

La mia attenzione era stata catturata dalle ragioni per cui 0x sarebbe stato il primo token ERC20 ad approdare su Coinbase.

I motivi non sarebbero propriamente in linea con i criteri di selezione ufficializzati dalla piattaforma di scambio.

Ovviamente, le ragioni sono frutto dell’opinione dell’autore. Ma vale la pena prenderle in considerazione.

La verità è che 0x è fortemente legato a Coinbase. 3 su 4 degli advisors di 0x sono stati elementi chiave dell’azienda alla base della piattaforma di scambio.

Fred Ehrsam è, addirittura, il co-founder di Coinbase. Olaf Carlson-Wee è stato il primo assunto, come direttore del progetto. Lina Xie è stata un’altra responsabile progettuale.

Puoi verificare la genuinità di queste informazioni sulla pagina del progetto 0x.

E qui c’è un precedente. Come già ricordato, nel maggio 2017, Litecoin è approdata su Coinbase. Charlie Lee, creatore di Litecoin, era stato il direttore di ingegneria di Coinbase.

Insomma, i legami personali con Coinbase sono da considerarsi come un ulteriore vantaggio, quando si considera la possibilità di listing sulla piattaforma.

Il secondo motivo, legato al timing, risiederebbe in vantaggi fiscali. Negli Stati Uniti, da un punto di vista fiscale, il miglior momento per vendere i token è dopo averli detenuti per almeno un anno.

Ciò in quanto, trascorso almeno un anno, gli holder pagano l’aliquota fiscale per i capital gain di lungo termine. Tale aliquota è sensibilmente inferiore rispetto a quella prevista per i capital gain di breve termine.

E proprio ad agosto 2018, è decorso un anno dalla cessazione della ICO di 0x.

Un’altra ragione riguarderebbe il blocco dei fondi. Il 25% di quelli di un founder/advisor/dipendente sono completamente vincolati e inaccessibili prima del decorso di un anno.

Quindi, il miglior periodo per listarli su un exchange di spicco, sarebbe stato quello successivo allo spirare del termine di vincolo dei fondi.

Infine, Coinbase prediligerebbe i token “economici”.

Infatti, gli utenti, in particolare i nuovi, sono attratti dai token che costano poco. Magari non badano alla capitalizzazione di mercato e alla supply circolante, che potrebbe essere enorme. Ma cercano di pescare la nuova gemma a basso prezzo.

In definitiva, sono dinamiche che farebbero parte della cultura della Silicon Valley: prendersi cura di se stessi, far decollare i progetti affiliati. Coinbase ha sede a San Francisco.

È prassi invalsa, già tra i tradizionali VC che investono in imprese della Silicon Valley. L’ambiente blockchain non farebbe eccezione.

Se queste sono le uniche ragioni del listing di 0x, non saprei. Ma in genere, la verità è nel mezzo.

0x ha comunque tutte le carte in regola per essere un progetto distruptive. Tra i tanti protocolli in ambito criptovalute, 0x costituisce un elemento di spicco.

Esiste una lunga lista di progetti Ethereum (Maker, Augur, Aragon ecc.) che hanno annunciato pubblicamente il loro interesse nell’utilizzo di 0x. Non c’è altro protocollo con così tanti progetti in via di implementazione su di esso.

Peraltro, 0x pare essere conforme al Digital Asset Framework di Coinbase. Coinbase potrebbe anche utilizzarlo per scambiare i suoi token ERC20.

0x è solo un apripista per la quotazione dei token ERC20. A marzo Coinbase aveva annunciato l’intenzione di supportare lo standard ERC20 nei mesi successivi.

Ora, checché se ne dica, il primo token è arrivato. Ma con quale cadenza assisteremo alla quotazione di altri, lo scopriremo solo nei mesi a venire.

***

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza decentralizzata legata alle tecnologie del ledger distribuito.


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