La CeFi non è finanza decentralizzataTempo di lettura: 12 min.

Nel grande successo della finanza decentralizzata, sbucano come funghi anche servizi appartenenti alla categoria della CeFi. Ma la finanza decentralizzata presenta caratteristiche ben definite, avendo poco in comune con gli strumenti CeFi..

Di frequente, utenti un po’ meno esperti, affermano di essere utilizzatori della finanza decentralizzata, quando in realtà si avvalgono di servizi che rientrano in tutt’altra categoria.

L’argomento di cui si sta per discutere riguarda la differenza tra CeFi e DeFi.

Esistono delle piattaforme – ad es. Binance – che offrono dei servizi finanziari legati alle criptovalute.

Il gigante cinese degli exchange, tra le altre cose, consente di prestare – con o senza vincoli temporali – criptovalute per ottenere un interesse. Mette a disposizione anche la possibilità di fare staking su un ampia gamma di cripto.

Sebbene si tratti di attività finanziarie che coinvolgono le cripto, non si può ritenere che rientrino nell’ambito del movimento DeFi.

L’utilizzo di piattaforme centralizzate come Binance – ma anche BlockFi, Celsius, Nexus ed altri – fa sì che tu sia un utente CeFi, cioè della finanza centralizzata.

CeFi e DeFi perseguono pressoché lo stesso obiettivo: offrire servizi finanziari che abbiano ad oggetto le criptovalute. Ma la differenza risiede nelle modalità attraverso cui raggiungono tale scopo.

Caratteri di distinzione tra CeFi e DeFI

Quando una piattaforma o un’attività rientra nella categoria della CeFi e non della DeFi?

Le soluzioni finanziarie sulla blockchain si stanno rivelando uno degli ambienti applicativi più intensi. I protocolli di lending, i security token, i derivati, gli exchange e tanto altro, sono solo alcune categorie di un settore in forte fermento.

Ma cos’è veramente la finanza decentralizzata?

La finanza decentralizzata è il movimento che sfrutta i software open source e le reti decentralizzate, per trasformare i tradizionali prodotti finanziari in protocolli trasparenti e trustless che operano senza intermediari.

Nella DeFi l’utente accede a servizi finanziari resistenti alla censura. Mantiene il pieno controllo del proprio patrimonio e dei dati personali.

Gli strumenti della finanza decentralizzata sono aperti e permissionless. Uno smartphone e una connessione a Internet sono gli unici prerequisiti per accedervi.

La finanza decentralizzata opera attraverso smart contract che vengono eseguiti su blockchain, quindi su una rete distribuita tra una moltitudine di nodi.

Le logiche eseguite dagli smart contract sono trasparenti. Si basano su software aperto, verificabile da chiunque.

L’utilizzo di un’applicazione DeFi implica che non ci si debba fidare del corretto operato di un’azienda. Semmai l’affidamento è sul corretto funzionamento della tecnologia.

Diversamente della DeFi, la CeFi si identifica in servizi finanziari offerti e gestiti centralmente da un’azienda.

Negli ultimi due anni circa, si è registrata una corsa all’ampliamento del parco di servizi offerti dalle principali aziende del settore cripto.

Il riferimento è in particolare ad exchange come Binance, Coinbase, Kucoin, ed altri, che fino a qualche anno fa si limitavano a svolgere il ruolo di broker nell’attività di trading di criptovalute.

Da exchange puri e semplici, hanno subito una metamorfosi che li ha portati a diventare della piattaforme per servizi finanziari a 360°.

Oltre all’attività di brokeraggio, mettono a disposizione la possibilità di prestare cripto per guadagnare un interesse. Su alcune piattaforme CeFi è anche possibile prendere in prestito cripto, dopo aver vincolato una garanzia. Offrono la possibilità di fare margin trading, di scambiare in mercati OTC e anche di svolgere attività di staking di criptovalute.

Insomma, con la DeFi ti affidi al codice che viene eseguito in parallelo su una moltitudine di macchine. Con la CeFi riponi la fiducia nelle persone che operano nell’azienda che offre quel particolare servizio finanziario.

Pro e contro

L’utilizzo dei servizi finanziari DeFi non obbliga a cedere le proprie informazioni personali a terzi. Non prevede nemmeno l’affidameno in custodia dei propri fondi a un intermediario.

Il mantenimento del controllo riduce notevolmente il rischio di utilizzo non autorizzato dei dati personali, oppure di appropriazione indebita dei propri soldi.

La CeFi ha dalla sua parte il vantaggio di poter essere maggiormente duttile ed offrire servizi che si adattano meglio alle esigenze dell’utente.

Vediamo un confronto pratico tra DeFi e CeFi prendendo come esempio l’attività di scambio di criptovalute.

Un exchange decentralizzato – quindi appartenente alla categoria della DeFi – si basa su un sistema di smart contract eseguiti attraverso una rete decentralizzata.

Gli smart contract si eseguono in base a una serie di istruzioni codificate e conoscibili prima dell’utilizzo. Nell’esecuzione dello scambio su un DEX è coinvolto solo l’utente e lo smart contract.

L’utilizzatore del DEX riesce a eseguire degli scambi senza dover prima spostare i fondi al di fuori del proprio wallet affidandoli a un intermediario.

Quando si utilizza un exchange tradizionale, come Binance, si inviano i fondi al broker. L’utente può gestirli all’interno di un conto interno all’exchange.

Ma essendo i fondi al di fuori del reale controllo dell’utente, sarebbero a rischio di sottrazione nel caso di inidoneità delle misure di sicurezza messe in atto dall’exchange. Non è un caso se gli exchange centralizzati sono tra i bersagli preferiti degli hacker.

Sul piano dell’assistenza, i migliori exchange dedicano interi dipartimenti al customer service per eventuali problemi in cui potrebbero incorrere i clienti.

L’accurata attenzione alle esigenze dei clienti offre a questi ultimi un certo livello di comfort. Rafforzando la sensazione di serietà dell’intermediario che gestisce i loro fondi.

L’utente dei servizi CeFi non si preoccupa di cedere i propri dati personali o di affidare i fondi in custodia. Semplicemente, considera queste aziende delle entità affidabili.

L’essenza di ogni applicazione della DeFi risiede nel suo essere trustless.

Essere trustless vuol dire non dover riporre il proprio affidamento nel corretto operato di un’azienda, o in generale di un intermediario. Le applicazioni DeFi si reggono sul concetto di “verifica”.

Non ci si deve fidare di nessuno. Si può verificare che il codice alla base dell’applicazione sia scritto in maniera tale da non truffare i suoi utilizzatori, oppure che non dia spazio a possibili vettori di attacco anche non voluti.

Altra caratteristica fondamentale di un’applicazione DeFi è il suo essere permissionless. Per utilizzare un’applicazione della finanza decentralizzata non è richiesta alcuna approvazione preventiva.

L’utente non deve sottostare a procedure di KYC (Know Your Customer) e AML (Anti Money Laundering). Vuol dire che non deve preventivamente fornire i propri documenti di identità e rilasciare dichiarazioni sulla sua situazione finanziaria e patrimoniale.

Per l’utente è sufficiente disporre di un wallet compatibile con il Web3, connettersi all’applicazione e iniziare a utilizzarla.

Dal proprio canto, la CeFi presenta maggiore flessibilità e offre soluzioni più comode per gli utenti.

Questo è vero in quanto l’utente affida i propri fondi a un’entità che si occupa di gestirli per conto del titolare.

Le dinamiche di intermediazione facilitano lo svolgimento di una serie di attività, per le quali invece si incontrerebbero maggiori frizioni e difficoltà tecniche se fatte in maniera decentralizzata.

Ad esempio le piattaforme CeFi consentono agevolmente di passare da una cripto a un’altra: come vendere bitcoin e comprare ether, oppure ripple.

Questo è possibile perché la piattaforma CeFi tiene in custodia le cripto di diverse blockchain. Per dare seguito a una richiesta di scambio deve soltanto modificare la titolarità delle cripto all’interno del suo database.

Nella DeFi sono nate – oppure sono in corso di sviluppo – diverse soluzioni di interoperabilià tra blockchain. Le principali sono quelle che consentono di “portare” bitcoin sulla blockchain di Ethereum, per utilizzarlo nella DeFi.

Alcune di queste soluzioni, però, presentano elementi di centralizzazione che non le fanno discostare da un modello CeFI. Altre, invece, presentano ancora delle elevate complessità tecniche, che potrebbero causare problematiche nel processo di spostamento delle cripto da una blockchain a un’altra.

Quello dell’interoperabilità tra blockchain è uno dei settori in cui si investe maggiormente nella ricerca e lo sviluppo di soluzioni. C’è ancora molta strada da fare.

Nell’ambito della flessibilità della CeFI, rientra anche la possibilità di offrire servizi di conversione di cripto in valuta fiat e viceversa.

Questa attività mal si adatta alle applicazioni decentralizzate, poiché richiede un’attività di intermediazione con le istituzioni bancarie tradizionali.

Per questo motivo la maggior parte delle app DeFi non offrono un servizio di questo tipo.

C’è da dire, però, che una soluzione di compromesso risiede nell’utilizzo delle diverse forme di valuta fiat tokenizzata. Tra le più note abbiamo Dai, GUSD, Paxos, USDC, ecc.

Questi ultimi sono token che rappresentano il dollaro. Facilitano lo scambio di criptovalute con stablecoin peggate a una valuta fiat, anche attraverso le applicazioni DeFi.

La CeFi è davvero utile?

Ricapitolando, esistono due distinti approcci alla finanza che coinvolge il mondo delle criptovalute.

Uno prevede l’affidamento dei fondi dell’utente nelle mani di un’organizzazione centralizzata, l’altro fa leva sulla verifica del codice che muove l’applicazione basata su blockchain.

La CeFi – o finanza centralizzata – consente alle persone di guadagnare interessi, ottenere prestiti e svolgere altre attività su cripto attraverso un’azienda che gestisce i suoi fondi.

Questi business sono responsabili del successo dei loro prodotti e della salvaguardia del patrimonio dei loro clienti. Sebbene offrano dei servizi che hanno ad oggetto un nuovo tipo di denaro, l’innovazione in termini di struttura è davvero ridotta.

Fondamentalmente, la CeFi è un nuovo modo di fare banca.

Si tratta di aziende fintech che hanno intercettato il cambiamento del business bancario, offrendo soluzioni finanziarie digitali che coinvolgono un nuovo paradigma monetario.

La DeFi – o finanza decentralizzata – consente a una persona di accedere a una varietà di strumenti finanziari attraverso smart contract sviluppati prevalentemente sulla blockchain di Ethereum.

Tra i servizi offerti dalla DeFi rientrano i protocolli di prestiti, gli exchange decentralizzati, i prediction market, i derivati, il margin trading, ecc.

Fondamentalmente, la DeFi è un insieme di prodotti finanziari attraverso i quali gli utenti possono svolgere attività senza affidarsi a un intermediario che agisca per loro conto.

Con la DeFi si riescono a bypassare le barriere e le regolamentazioni del settore finanziario tradizionale, nel bene e nel male.

Da un punto di vista di “purismo criptovalutario”, la custodia ad opera di terze parti – tipica della CeFi – rappresenta una bestemmia al senso stesso della blockchain.

Uno degli slogan più ricorrenti in questo settore è: “not your keys, not your coins”. Quest’affermazione intima le persone di assumersi la responsabilità di mantenere la custodia delle proprie cripto.

Ma, obiettivamente, per i completi novizi del mondo cripto le caratteristiche della DeFi possono costituire una barriera e rivelarsi scoraggianti.

C’è da rendersi conto che non tutti sono a proprio agio nell’essere la propria banca.

La maggior parte dei potenziali utenti non sono in grado di custodire una frase costituente un seed oppure, in generale, di gestire il proprio wallet.

Per queste persone l’utilizzo di una piattaforma CeFI, caratterizzata da un modello neo-bancario basato su cripto, può rappresentare un buon punto di ingresso per prendere confidenza con il settore cripto.

Ma se non si vuole restare indietro e perdersi le migliori occasioni dell’evoluzione in corso, bisogna comprendere che il mondo che si sta muovendo verso un nuovo paradigma finanziario e monetario.

Presto o tardi, per scelta spontanea o per bisogno, non si potrà fare a meno di imparare a sfruttare in autonomia le applicazioni della finanza decentralizzata.

La CeFi ha senza dubbio una sua utilità dal punto di vista dell’approccio. Ma la CeFi non è la DeFi.

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Giuseppe

Giuseppe

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza decentralizzata legata alle tecnologie del ledger distribuito.

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Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza decentralizzata legata alle tecnologie del ledger distribuito.

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2 pensieri su “La CeFi non è finanza decentralizzataTempo di lettura: 12 min.

  1. Maria dice:

    Giuseppe grazie per l’articolo molto chiaro; mi ha aiutato a comprendere la differenza fra queste due sigle quasi identiche ma molto diverse. Da un punto di vista personale, anzichè usufruire di un servizio CeFi , non sarebbe più opportuno per chi volesse avventurarsi nel mondo cripto seguire dei corsi per conoscere almeno l’abc di questo nuovo mondo? (ne esistono tanti e ci sono pure molti video che possono aiutare). Rimango sempre dell’idea che più si diventa autonomi, più si è liberi. Considero il CeFi come un tentativo delle banche di non perdere i clienti. …naturalmente se questo metodo risulta più semplice e dà la sicurezza necessaria per cimentarsi in questa nuova avventura, ben venga!

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