LE NEWS SU ETHEREUM IN ITALIA

Menu
Home » Exchange » Lo spettro del KYC sugli exchange decentralizzati

Lo spettro del KYC sugli exchange decentralizzati

13 novembre 2018 12:45
Tempo di lettura: 8 min.
13 novembre 2018 12:45
Giuseppe Brogna

Quando pensi agli exchange decentralizzati (c.d. DEX), immagini piattaforme di scambio prive di un’entità centrale, in cui la salvaguardia dell’anonimato costituisce una delle caratteristiche peculiari.

Eppure si sente sempre più spesso parlare di exchange decentralizzati che si apprestano a sottoporre gli utenti alle procedure di Know Your Customer (KYC).

IDEX è probabilmente il più popolare tra gli exchange decentralizzati. Ciò che fa IDEX, assume rilevanza all’interno dell’intera categoria dei DEX: IDEX ha da poco annunciato che si appresterà ad implementare un robusto framework per essere compliant con le disposizioni normative in materia di KYC e Anti Money Laundering (AML).

Exchange decentralizzati e KYC

Dinanzi a simili notizie, si potrebbe tranquillamente pensare: “beh cosa c’è di strano, non è la prima volta che mi viene richiesta l’acquisizione dei dati personali.

Invero, molti “puristi” delle criptovalute considerano le procedure KYC/AML non solo un seccante adempimento burocratico, ma a tutti gli effetti una minaccia intrusiva agli stessi principi della decentralizazione.

Un “exchange decentralizzato” è una piattaforma di scambio che opera in maniera decentralizzata, senza un’entità centrale. Il trading di criptovalute avviene in maniera peer-to-peer.

Il vantaggio di utilizzare un DEX, risiede innanzitutto nella possibilità di non perdere il controllo delle proprie chiavi private. Le criptovalute non sono trasmesse a un ente terzo che funge da intermediario. Sono scambiate direttamente tra gli utenti, al più con l’ausilio di smart contract.

L’assenza di intermediazione incrementa notevolmente il grado di sicurezza. Non essendoci un’entità cui affidi i fondi in custodia, non corri il rischio che quest’ultima scappi via con i tuoi soldi. Inoltre si elimina quello che potrebbe essere un appetibile bersaglio di hacking.

I DEX sono anche utili per prevenire la manipolazione dei prezzi e la formazione di volumi fasulli, come spesso avviene sugli exchange centralizzati attraverso la pratica del “wash trading”.

Ultimo, ma non per importanza, è l’aspetto dell’anonimato. Malgrado l’esperienza utente meno felice, molte persone prediligono i DEX, poiché consentono di salvaguardare un certo livello di anonimato. Quando ti connetti a un exchange decentralizzato, non sei conosciuto come “Mario Rossi”. Poiché il collegamento avviene attraverso il tuo wallet (e.g. MetaMask), sarai noto come account 0x123f68***********************************.

La conservazione dell’anonimato costituisce uno dei cavalli di battaglia degli exchange decentralizzati, almeno in linea di principio. Come detto, ora alcuni DEX iniziano a imporre il KYC agli utenti che vogliono utilizzare la loro piattaforma.

Con l’espressione “Know Your Customer”, si fa riferimento alle procedure di verifica dell’identità dei propri clienti. Il KYC serve ad accertare eventuali rischi o elementi di illegalità nell’attività del cliente. Il KYC è legato alle normative antiriciclaggio che regolano, in particolare, le attività bancarie.

Ma se i DEX sono per definizione decentralizzati, perché richiedono gli adempimenti derivanti dalle normative KYC e AML?

I DEX non sono al di sopra della legge

La risposa breve è che alcuni exchange decentralizzati non sono realmente decentralizzati. Di conseguenza, non sono al di sopra della legge.

In altri termini, l’attività esercitata dai DEX, per come è svolta, può rientrare nelle fattispecie astratte contemplate dalle normative di riferimento.

Ciascun ordinamento detta le proprie condizioni affinché un’attività debba essere compliant con le disposizioni in materia di KYC e AML. Poiché le pressioni più forti, come spesso avviene, provengono dalle autorità statunitensi, vediamo perché queste ultime possono imporre ai DEX l’identificazione dei propri utenti.

Il Bank Secrecy Act (BSA) impone ad alcune istituzioni finanziarie una serie di adempimenti di controllo, dalla tenuta dei registri alla segnalazione proattiva del riciclaggio di denaro sospetto.

Anche gli exchange decentralizzati sono sottoposti a questi obblighi? L’argomento è lungo e complesso. Un approfondimento esaustivo esula dallo scopo di questo articolo. Procediamo quindi per semplificazione.

Il BSA definisce ampiamente il termine istituzioni finanziarie. Vi include i “money services businesses” (MSBs), come i “money transmitters”.

Un “money transmitter” è una persona fisica o giuridica che fornisce “servizi di trasferimento di denaro”, o qualsiasi altra persona coinvolta nel trasferimento di fondi, fatte salve alcune eccezioni.

La FinCEN (Financial Crimes Enforcement Network), nel 2013, ha divulgato delle linee guida interpretative, per chiarire i termini di applicazione del BSA alle persone coinvolte nelle attività di creazione, scambio, accettazione, ecc., di valute virtuali.

Elemento chiave delle linee guida, è la definizione di “convertible virtual currency” (CVC): “la valuta virtuale che ha un valore equivalente in valuta reale o funge da sostituto della valuta reale“.

Tradotto in termini più semplici, CVC sono le criptovalute che conosciamo. Alla luce di questa definizione, si può quindi affermare che rientrano senz’altro nella categoria delle CVC i token scambiati sugli exchange decentralizzati.

Da tenere bene in mente, inoltre, sono le definizioni di “user”, “exchanger” e “administrator”:

  • User: Un “user” è una persona che ottiene CVC per acquistare beni o servizi per proprio conto.
  • Exchanger: Un “exchanger” è una persona che esercita attività imprenditoriale nello scambio di CVC per valuta reale, fondi o altre CVC.
  • Administrator: Un “administrator” è una persona coinvolta come impresa nell’emissione di una CVC, avendone anche il potere di riscattarla (toglierla dalla circolazione).

I DEX consentono lo scambio di criptovalute (principalmente token basati su Ethereum) tra gli utenti che decidono di utilizzare la loro piattaforma. La maggior parte dei token scambiati su DEX hanno un valore di mercato e possono essere utilizzati come sostituti della valuta reale, in qualità di mezzo di scambio.

Ai fini dell’applicazione delle disposizioni del BSA, lo scambio di CVC sugli exchange decentralizzati è condizione necessaria ma non sufficiente. I DEX devono essere considerati anche “exchanger” o “administrator”, in linea con le definizioni delle linee guida FinCEN.

Le concrete modalità di svolgimento dell’attività

In assenza di una normativa chiara, confezionata su misura per l’attività dei DEX, la soluzione dipende dalle concrete modalità di svolgimento dell’attività di exchange. In base a particolari circostanze, l’attività degli exchange decentralizzati potrebbe rientrare nelle fattispecie astratte contemplate dalla legge statunitense.

Se i DEX emettono un proprio token, laddove sussista anche il potere di riscattarlo, saranno riconducibili alla categoria degli “administrators”.

IDEX, ad esempio, emette un proprio token: IDEX Membership (IDXM). In realtà, è lo smart contract di IDEX che rilascia un token ERC20 al verificarsi di alcune condizioni. Quindi IDEX non ha un diretto controllo sul token. Non può neppure rimuoverlo dalla circolazione. Quest’ultima circostanza, escluderebbe l’inquadramento di IDEX nella categoria degli “administrators”.

Più in generale, poiché normalmente i DEX non emettono un loro token (CVC secondo le linee guida), in assenza dell’ulteriore condizione del potere di riscatto, difficilmente possono essere sottoposti agli obblighi di KYC per mezzo della categoria degli “administrators”.

Però, come visto, le linee guida considerano anche gli “exchangers”. Secondo le linee guida “exchangers” sono coloro che svolgono attività di impresa nello scambio di CVC.

La qualificazione del DEX in termini di “exchanger”, dipende da come in concreto esercità la sua attività: se ad esempio c’è una componente di imprenditorialità e un ruolo di intermediazione, se il gestore del DEX raccoglie delle commissioni, o addirittura custodisce i fondi per conto degli utenti.

Il problema è che molti DEX utilizzano un order book centralizzato, ospitando un servizio centralizzato (con scopo di profitto) che raccoglie le commissioni dagli utenti che scambiano attraverso la piattaforma.

È molto meno probabile che un DEX orientato alla effettiva decentralizzazione rientri nella categoria degli “exchanger”. Si deve trattare di una piattaforma decentralizzata, regolata da un software open source basato sulla blockchain di Ethereum, in cui non c’è un gestore che esercita un’attività imprenditoriale con scopo di profitto. Il gestore del DEX non deve fungere da intermediario, o facilitare lo scambio dei token.

Diverse sfumature di decentralizzazione

Ritorniamo a IDEX. Nell’articolo in cui annuncia l’imminente espletamento delle procedure di KYC, il cofondatore di IDEX, Alex Wearn, ha affermato che “[in realtà] la decentralizzazione esiste su uno spettro complesso e sfaccettato. […] e a meno che il tuo sistema o applicazione sia totalmente privo di componenti centralizzate, può essere soggetto a regolamentazione.

Questa affermazione vuol dire che sebbene IDEX possa essere più decentralizzato di Coinbase o Kraken, con un team conosciuto, un sito web e un order book off chain, l’exchange non è comunque del tutto decentralizzato.

IDEX, nel suo attuale stato, non è un vero exchange decentralizzato. Il modo migliore per definire IDEX è: “exchange non-custodial” o “exchange decentralizzato-ibrido”.

Gli exchange che si definiscono decentralizzati, dovrebbero essere veramente degni di questo nome. Viene da sorridere quando si sente una società privata, da tempo avviata nel business degli scambi di criptovalute, che annuncia di voler lanciare il suo DEX. La domanda sorge spontanea: qual è il senso?

La risposta è che quell’azienda cavalca la “moda” degli exchange decentralizzati, dando vita a una piattaforma in cui mixa qualche elemento di decentralizzazione con altri privi di questo attributo. Ma che decentralizzazione è, se poi c’è un’entità di riferimento, con il suo business plan, e che può essere oggetto di imposizioni e sanzioni da parte delle autorità?

È simile a quello che è accaduto con la parola blockchain. Per cavalcare la moda del momento, molte aziende hanno dichiarato di lanciare progetti blockchain, salvo poi scoprire che la blockchain non serviva, oppure che adottavano un modello di DLT lontano dai canoni di decentralizzazione.

Un vero DEX dovrebbe basarsi, a tutti gli effetti, su un sistema peer-to-peer. È pur vero che l’esperienza utente ne uscirebbe sconfitta. Gli utenti dovrebbero scaricare il client di un sistema P2P, anziché visitare comodamente un sito web. L’invio e la cancellazione di ordini sarebbero lenti, e non ci sarebbe un supporto clienti.

L’utente medio non è ancora pronto per tale sistema. Lo considererebbe inutilizzabile, di fatto rinunciando a servirsene.

3 VIDEO GRATUITI DALLA DM CRIPTO












SPUNTA il checkbox qui a lato PER OTTENERE i video gratuiti.

In più, ti invieremo successivamente delle email contenenti il frutto delle nostre ricerche più avanzate su ethereum e criptovalute e dettagli sui nostri servizi legati alle criptovalute. Tratteremo i tuoi dati personali con la massima cura e in conformità della normativa privacy GDPR UE2016/679. Se lo vorrai potrai disiscriverti in qualsiasi momento e con un semplice click. La tua preparazione sugli investimenti in ether e criptovalute sta per prendere il volo.

Condividi
  • 8
    Shares

CATEGORIE:

Exchange


Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


  1. ha commentato:

    Articolo vuoto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi questo articolo

Invia questo articolo ad un amico