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Ethereum per la beneficenza: l’UNICEF invita a minare per aiutare i bambini in Siria

12 febbraio 2018 13:40
Giuseppe

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L’UNICEF (United Nations International Children’s Emergency Fund) ha lanciato un progetto di raccolta di fondi per blockchain, esortando i gamers a “trasformare” le loro schede grafiche in uno strumento umanitario, e minare Ethereum per aiutare i bambini siriani.

Il programma prende il nome di “Game Chaingers” e prevede, come detto, l’utilizzo delle schede grafiche come strumento umanitario, in luogo delle tradizionali donazioni in cash.

Per il suo progetto, l’organizzazione non governativa ha scelto Ethereum, la criptovaluta più apprezzata dopo Bitcoin, ed esorta tutti a impegnarsi nell’attività di “mining”, utilizzando la potenza di calcolo dei propri PC (e delle schede grafiche in particolare), per validare la rete e ottenere in cambio il reward in ether, da destinare poi alla causa benefica.

Game Chaingers per aiutare i bambini siriani

L’obiettivo di “Game Chaingers” è di alleviare la sofferenza di oltre 9 milioni di bambini in Siria. Infatti, secondo le stime dell’UNICEF, più di 13 milioni di persone, nel Paese dilaniato dalla guerra, hanno bisogno di aiuti di emergenza vitali.

Per quanto riguarda il funzionamento, bisogna recarsi sulla pagina di “Game Chaingers”, ove vengono visualizzati il numero di fondi raccolti fino a quel momento, il numero delle persone che hanno partecipato e di quelle attualmente attive, nonché i giorni mancanti alla fine del programma.

Per contribuire, bisogna fare click su “START MINING” al centro della pagina.

La semplicità di utilizzo è dovuta al fatto che non bisogna configurare nessun software di mining, poiché il sito dispone di un tool che permette di generare un file di configurazione basato sul sistema operativo e sul tipo di scheda grafica (Nvidia o AMD).

Quindi è il sito stesso che si occupa di “impacchettare” il file, il quale va scaricato e lanciato semplicemente cliccando sull’eseguibile. Ecco che anche l’utente medio può contribuire!

Al momento della scrittura di questo articolo, sono stati raccolti 2262.00 Euro, con 762 persone che hanno contribuito. Ancora molto poco considerando l’importanza della causa, ma vi sono ulteriori 47 giorni prima che il programma di raccolta finisca.

In ogni caso, la contribuzione tramite mining – che è stata pensata per ampliare il bacino dei potenziali donatori -, non esclude le donazioni tramite i consueti canali, come carte di credito, PayPal ecc.

Ethereum come piattaforma di riferimento per le cause umanitarie

Ci si potrebbe chiedere perché importanti organizzazioni internazionali, come l’UNICEF, scelgano di avvalersi di Ethereum come piattaforma per il perseguimento delle loro finalità benefiche.

In primo luogo, va ricordato che Ethereum è la seconda criptovaluta per market cap, dopo bitcoin, con una capitalizzazione di mercato che si aggira intorno agli $ 85 milioni, al momento della scrittura di questo articolo.

In secondo luogo va considerato che, secondo statistiche pubblicate dalle Nazioni Unite, circa il 30% del budget destinato a cause umanitarie viene perduto per ragioni legate alla corruzione.

A tal riguardo, l’utilizzo di una piattaforma (un ledger) distribuita, che consente di eseguire transazioni a basso costo, trasparenti, visibili a chiunque, sulla scorta di smart contract che si auto-eseguono in base alle condizioni pre-codificate, immutabili e conosciute da chiunque, rappresenta il vero antidoto alla distorsione sopra citata.

Non va sottaciuto nemmeno il fatto che circa il 3,5% del valore delle donazioni compiute mediante i canali tradizionali, viene eroso dal costo per le società di servizi finanziari che fungono da intermedari (c.d. middlemen). Ebbene, l’utilizzo di Ethereum consente di abbattere siffatti costi e garantire di conseguenza maggiori risorse alla causa umanitaria, ove i beneficiari non notano alcuna differenza nell’aiuto sostanziale che ricevono.

Infine va ricordato che il mining di Ethereum non richiede particolari apparecchi, come per Bitcoin (c.d. ASICs), ma può essere eseguito attraverso le schede grafiche (c.d. GPU). Trattasi di un aspetto non secondario ai fini della causa umanitaria di che trattasi, poiché si presume che molti (anche non miners) dispongano nelle proprie case di PC con schede grafiche dedicate, ampliando di fatto il bacino dei possibili partecipanti al programma lanciato dall’UNICEF.

L’impiego di Ethereum per cause umanitarie non è una novità: il World Food Program (WFP) ha utilizzato Ethereum per distribuire buoni alimentari del valore di 1,4 milioni di dollari a circa 10.000 rifugiati siriani in Giordania.

In buona sostanza tali organizzazioni individuano delle potenzialità nell’utilizzo della blockchain, che sono oramai irrinunciabili. Si pensi all’introduzione di nuovi strumenti per la donazione di denaro, la creazione di maggiore trasparenza nei processi interni, la possibilità affrontare spinosi problemi, come i pagamenti ai partner dei lavoratori sul campo ecc.

Quello della “charity” è solo un esempio di come il “vecchio mondo” non possa fare a meno dell’innovazione della tecnologia blockchain.

Spesso le criptovalute sono state additate come strumento ad appannaggio della criminalità, mezzo per il riciclaggio di denaro sporco e per il pagamento di attività illegali.

Più di recente, è giunta ai massimi storici la cattiva pubblicità da parte dei media mainstream, con l’identificazione delle criptovalute a una mera bolla speculativa.

Tanto il mal parlare e le speculazioni sulla imminente fine di quella che per alcuni non è una rivoluzione epocale, per poi vedere “giganti” come l’UNICEF, il WFP ecc. avvalersi della blockchain e delle criptovalute – in particolare Ethereum – per perseguire programmi di rilevanza mondiale.

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  1. ha commentato:

    bell’articolo Giuseppe, da condividere

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