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Perché Coinbase quota Ethereum Classic e non altre criptovalute?

07 agosto 2018 07:30
Tempo di lettura: 4 min.
07 agosto 2018 07:30
Giuseppe Brogna

La notizia dell’imminente quotazione di Ethereum Classic (ETC) su Coinbase, si è velocemente diffusa nelle ultime ore e giorni tra le community di criptovalute.

L’annuncio ha causato uno spike nel prezzo del fratello minore di Ethereum, alimentando speculazioni circa le ragioni della prossima integrazione su Coinbase.

L’ultimo comunicato sul blog di Coinbase, riporta che è in corso il test finale per il supporto a Ethereum Classic.

Si prevede che il test venga ultimato entro il 7 agosto, quando sarà annunciata la possibilità di effettuare i primi depositi su Coinbase.

Se da un lato vi è il forte entusiasmo dovuto alle possibili ripercussioni positive sul prezzo (vedi caso analogo di Bitcoin Cash), dall’altro è legittimo chiedersi perché Ethereum Classic e non altre criptovalute?

A maggior ragione considerando che trattasi di un’exchange conosciuto per la sua proverbiale oculatezza nel selezionare gli asset da listare.

I candidati ad essere quotati su Coinbase sono svariati, tutti con superiore a Ethereum Classic, nonché con community molto più dinamiche e galvanizzate.

Si pensi a EOS, Stellar, Ripple ecc..

Attualmente, Ethereum Classic è al tredicesimo posto per capitalizzazione di mercato, a 1,82 miliardi di USD, con una dozzina di criptovalute che possono vantare maggiore capitalizzazione e volumi.

Brian Armstrong, CEO di Coinbase, ha dichiarato che l’integrazione di Ethereum Classic è solo l’inizio di una fase di introduzione di nuovi asset, con l’azienda che mira nel medio termine ad aggiungere altre criptovalute e token.

Ma la ragione per cui l’exchange statunitense è intenzionato a listare innanzitutto Ethereum Classic, risiederebbe in una duplice spiegazione.

Innanzitutto, l’azienda ha affermato che l’integrazione di Ethereum Classic è piuttosto semplice, grazie alle similitudini con il già integrato Ethereum.

Peraltro, l’obiettivo dell’azienda è quello di integrare più asset possibili, ma in modo sicuro e “compliant”, cioè in conformità alla legge.

Infatti Coinbase, che ha sede legale negli Stati Uniti, deve attenersi alle regolamentazioni locali sulla qualificazione di un asset in termini di security.

Nel mese di giugno, una dichiarazione da parte di un alto dirigente della Sec, ha fugato ogni dubbio circa l’impossibilità di ritenere Ethereum – e per effetto Ethereum Classic – un prodotto finanziario.

William Hinman, direttore della divisione di finanza aziendale della SEC, aveva affermato che, per come attualmente strutturato, Ethereum non sarà regolato come una security dalla SEC.

Nonostante l’originaria modalità di emissione del token – attraverso una crowdsale in stile -, la rete è diventata sufficientemente decentralizzata da non avere più un ente controllante.

Aveva, inoltre, aggiunto che gli asset originariamente venduti come security hanno la possibilità di perdere quella qualificazione nel corso della loro esistenza.

Ethereum Classic è emerso in seguito a un effettuato per mettere una pezza all’hack del The DAO (Decentralized Autonomous Organization).

È stato creato da un gruppo di sviluppatori che non condividevano l’idea di rimediare alle perdite dell’attacco mediante una cancellazione della storia.

Col tempo, lo sviluppo di Ethereum Classic è stato condiviso tra alcuni gruppi di sviluppatori, uno dei quali era ed è ancora IOHK, il gruppo che ha avviato Cardano (ADA).

Ethereum Classic condivide ancora molte delle caratteristiche di Ethereum, anche se, ovviamente, non ha ricevuto gli ultimi aggiornamenti (Metropolis).

È sostenuto da una comunità open source ed è completamente decentralizzato.

Questo è anche uno dei motivi per cui non è equiparabile a una security, ed è stato listato prima di altre criptovalute, come EOS e Ripple, che sono asset di proprietà di un’azienda (Ripple Labs e .one).

Infatti, uno dei maggiori dibattiti di quest’anno è se Ripple sia una criptovaluta o una security.

Ripple cerca di pubblicizzarsi come una criptovaluta, ma il problema risiede nel fatto che è centralizzata ed è, comunque, di proprietà dell’azienda.

È la negazione del paradigma di criptovaluta, che è una valuta digitale priva di un’entità governativa.

La risposta se Ripple sia o meno una security attualmente non esiste, e fino a quando non sarà risolta la questione, Ripple non sarà quotato su Coinbase.

E quanto detto su Ripple a mò di esempio, vale per qualsiasi altra criptovaluta.

In definitiva, Coinbase non sta listando Ethereum Classic perchè è il nuovo – ennesimo – killer di Ethereum. I numeri dicono altro.

Semplicemente, Coinbase è una società privata che persegue obiettivi di lucro.

Tant’è che Armstrong aveva già annunciato la loro intenzione di integrare i token e i fork di Bitcoin.

Ma intendono farlo in modo sicuro, senza rischi per la reputazione, e in maniera compliant, per scongiurare conseguenze legali.

 

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, ma da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


  1. ha commentato:

    Informazioni sempre importanti grazie come sempre per le pubblicazioni e la vostra disponibilità
    buon lavoro

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