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Riflettori della SEC puntati su Ethereum: è una security?

03 maggio 2018 13:24
Tempo di lettura: 4 min.
03 maggio 2018 13:24
Giuseppe Brogna

Ethereum è una security (prodotto finanziario)?

Se lo stanno chiedendo in molti in questi giorni. Lo spunto di riflessione prende le mosse da un articolo del Wall Street Journal, che ha rivelato che Ethereum è finito sotto lo scrutinio delle autorità federali USA.

Situazione borderline

Secondo le fonti del WSJ, le autorità competenti hanno dichiarato che Ethereum si trova in una “zona grigia di regolamentazione“.

Gli ether sono stati distribuiti in base a una sale del 2014. In quella che ha rappresentato una delle prime Initial Coin Offering, la Fondazione Ethereum raccolse oltre 31.000 bitcoin.

Il regolatore statunitense ritiene che, considerato l’utilizzo dei fondi per sviluppare la piattaforma Ethereum, la vendita degli ether si è sostanziata in una vendita di prodotti finanziari.

A maggior ragione perché, verosimilmente, molti investitori avrebbero acquistato i token speculando sul futuro apprezzamento.

La qualificazione di ether in termini di security implica, in base alle leggi federali statunitensi, che avrebbe dovuto essere registrato presso la SEC (Securities and Exchange Commission) nel 2014, prima dell’alienazione agli investitori USA.

L’ex chairman della CFTC (Commodity Futures Trading Commission), Gary Gansler, in un discorso della settimana passata, ha dichiarato che ether potrebbe essere una security “noncompliant”.

A suo avviso, Ethereum potrebbe rientrare nei termini dell’Howey Test. Si tratta di un precedente legale che fissa dei criteri per determinare se un asset è classificabile o meno in termini di security.

L’Howey Test riconduce uno strumento alla categoria delle secutiries se sussistono determinate caratteristiche. Ad esempio, i profitti devono dipendere dall’attività di una terza parte o lo strumento deve rappresentare un investimento in un’impresa, che in questo caso sarebbe la Fondazione Ethereum.

Al contrario, attualmente, la CFTC considera il bitcoin una commodity, non soggetto quindi alle regole definite dalla SEC.

Secondo il WSJ, è stata fissata per il 7 maggio una riunione, che includerà alti funzionari della SEC e della CFTC, per discutere delle possibili misure.

Le obiezioni della Fondazione Ethereum

La notizia non ha impiegato molto a suscitare le reazioni da parte dei principali esponenti della Fondazione Ethereum.

Joseph Lubin, co-fondatore di Etheteum, in occasione della Collision tech conference, ha dichiarato che già al momento dell’ideazione della piattaforma, egli e gli altri fondatori, avevano preso in considerazione la possibilità che ether venisse qualificato in termini di security.

Pertanto, secondo Lubin, già all’epoca erano state attentamente ponderate tali questioni legali, con l’ausilio di avvocati sia negli Stati Uniti che in altri paesi.

Ciò porta Lubin a confidare sulla non riconducibilità di ether alla categoria delle security.

Ha continuato affermando di non essere assolutamente preoccupato delle discussioni in corso. Egli e gli altri fondatori hanno sempre considerato ether, semplicemente, un carburante per il funzionamento della piattaforma Ethereum.

Infatti, ha sottolineato, che la piattaforma esegue le operazioni grazie alle risorse computazionali prestate dagli attori partecipanti. Pertanto, una piccola quantità di ether serve a compensare l’impiego di risorse da parte di chi si attiva per mantenere la rete.

Lubin ritiene che queste caratteristiche, confrontate con le fattispecie di riferimento del diritto statunitense, devono far propendere per la non regolamentazione di ether.

Elementi di security?

Pur non conoscendo i dettagli della normativa statunitense di settore, il ragionamento condotto dal co-fondatore di Ethereum sembra essere corretto.

Ether non pare possa essere ricondotto alla categoria dei token di investimento.

I token security dovrebbero essere quelli rappresentativi di valori patrimoniali, come un credito ai sensi del diritto delle obbligazioni nei confronti dell’emittente, oppure un diritto sociale ai sensi del diritto societario: obbligazioni, azioni, strumenti finanziari derivati ecc.

Si pensi, ad esempio, a un token che attribuisca al suo possessore il diritto a percepire parte degli utili generati dalla piattaforma (dividendo), in aggiunta alla possibilità di rivenderlo.

Gensler ritiene che la sale di Ethereum possa essere considerata una security sale perché all’epoca il network di Ethereum non era ancora funzionante. In altre parole, non si potevano ritenere i token distribuiti come “strumento di utilizzo”.

Ma si potrebbe obiettare che Ethereum, in vista della sale, fu presentato come piattaforma per l’esecuzione di smart contract. Ether è stato, quindi, acquistato in funzione della possibilità di eseguire smart contract, e non per conseguire un profitto (una delle condizioni dell’Howey Test).

Non è agevole ritenere la ricorrenza di un’aspettativa di profitto in un momento in cui si dubitava sulla costruzione dell’ecosistema stesso.

Inoltre, la Fondazione Ethereum non controlla l’offerta o la domanda di ether, e detiene meno dell’1% della quantità in circolazione.

Sulla sussistenza di concrete possibilità che ether non venga considerato un prodotto finanziario, non c’è da dubitare. Ma l’ultima parola spetta a chi di competenza.

Appuntamento per il 7 maggio.

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Tasse e fisco su Ethereum


Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


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