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Ethereum: storia di un periodo nero

19 Agosto 2018 20:45
Tempo di lettura: 7 min.
19 Agosto 2018 20:45
Giuseppe Brogna

È da più di qualche settimana che si sentono, un po’ qua e un po’ là, accese critiche rivolte al progetto Ethereum.

Il sentiment è negativo, e non potrebbe essere altrimenti dinanzi ai colpi rimediati sul ring del mercato, in particolare nel rapporto con bitcoin.

Accade sempre in questo modo, quando le cose vanno bene (il prezzo sale) sembra tutto così magico.

Si pensa di essere più intelligenti degli altri, lungimiranti e in grado di cavalcare una rivoluzione che solo una élite è stata in grado di intravedere.

È quanto ugualmente si verifica nelle squadre di calcio o nelle aziende. Quando le cose iniziano ad andare male (o a sembrare tali), i nodi (o pseudo tali) vengono al pettine.

Se ci si pone la domanda sul cosa sia cambiato in Ethereum rispetto al biennio 2016-2017, la risposta è quasi niente, al netto dell’hype chiaramente.

“Quasi”, perché ovviamente in un anno e mezzo dei mutamenti si verificano per forza di cose. Ma non necessariamente devono essere stravolgenti.

Ether flette contro bitcoin

Bitcoin ha raggiunto maggiore adozione rispetto a quanto fatto da Ethereum durante lo scorso anno?

La risposta è no, eppure Ether ha sottoperformato bitcoin negli ultimi mesi.

È probabile che, nell’ultimo anno, le aspettative riposte nella piattaforma regina degli smart contract fossero maggiori di quelle riguardanti bitcoin. Ma non si può circoscrivere tutto a questa ragione.

Da quando ha toccato i massimi di oltre 1.400 dollari a metà gennaio, Ether ha intrapreso un lungo trend discendente, interrotto soltanto da brevi rally configuranti significativi massimi decrescenti.

Al momento della scrittura Ether scambia per circa 300 dollari, un prezzo che risaliva a novembre 2017.

In termini di quota nella capitalizzazione dell’intero mercato criptovalutario, Ether si attesta intorno al 14%.

È quindi molto lontano dal suo apice di gloria, cioè il massimo del 32% di giugno dello scorso anno.

Era il momento della chiamata al “flippening”, quando si avvicinava rapidamente a bitcoin, che all’epoca deteneva il 38%.

Da quel momento bitcoin ha recuperato fino al 54%.

Emorragia ICO

Dinanzi a questi dati (non positivi per Ethereum), la domanda che ci si pone è se sussistono seri problemi di natura fondamentale (tecnologica, di adozione ecc.), se si tratta della fisiologica fase discendente di un ciclo nel rapporto ether/bitcoin, o se la risposta risiede nel mezzo.

Da un punto di vista ciclico, il 2017 è stato senza precedenti l’anno delle altcoin.

Il fenomeno ICO è in difficoltà. Svariati progetti che emergevano dal nulla come funghi – diluendo la capitalizzazione di mercato a scapito della dominance di bitcoin – hanno mostrato l’inesistenza di basi solide.

Molti “investitori” si dileguano dalle altcoin che hanno subito maggiori perdite. Ad esempio Ripple (XRP) ha ceduto oltre il 40% in un mese, mentre bitcoin è calato soltanto del 7%.

Proprio le ICO hanno rappresentato un’arma a doppio taglio: killer app nel 2017 ed emorragia nel 2018.

Con il persistere del mercato orso, molti progetti ICO hanno iniziato a vendere sul mercato gran parte degli Ether conseguiti in occasione delle token sale.

Dal sito di analisi Santiment, emerge che nel corso dell’ultimo mese sono stati spesi dalle startup oltre 110.000 Ether.

Startup che hanno raccolto milioni di dollari, sono spesso prive di esperienza nella gestione della liquidità. Nel timore di ulteriore discesa dei prezzi, svendono troppo presto e causano molta pressione nel mercato.

Nel mercato toro del 2017 i progetti che raccoglievano milioni di dollari tendevano a fare un uso parsimonioso degli Ether conseguiti, soprattutto in previsione dell’aumento del prezzo.

Al contrario, in un mercato che deve scontare gli eccessi degli anni precedenti, nel timore di dissipare il controvalore in valuta fiat, gli Ether vengono letteralmente liquidati in fretta e furia.

La volatilità dei prezzi di Ether è il risultato delle pressioni nel mercato, più che di un problema fondamentale riguardante la tecnologia.

Crisi di identità?

È pur vero, tuttavia, che qualche dubbio di natura fondamentale è stato sollevato più volte. Allo stesso tempo, i prezzi in calo non sono necessariamente indicativi di progetti scadenti.

Ma, come riportato nell’incipit, poiché il sentiment del mercato oscilla da rialzista a ribassista, quelli che per i “cacciatori di lambo” erano piccoli punti interrogativi diventano ora grandi dubbi esistenziali.

Sono esattamente questi i momenti in cui i critici di una criptovluta trovano pane per i propri denti.

È forte l’eco di problemi irrisolti riguardanti la scalabilità, preoccupazioni sull’insicurezza degli smart contract e sul fiorire di piattaforme concorrenti, con sempre più progetti che optano per la creazione di una propria blockchain.

Forse il principale segnale di debolezza è venuto dalle dApps. Qualche “giochino” virtuale (ad es. CryptoKitties) divenuto virale in poche ore, ha letteralmente compromesso il funzionamento della rete.

Insieme ai problemi di scalabilità, per i quali corrono soluzioni sulla strada nel nome di Sharding, Plasma ecc., alcuni critici suggeriscono che una maggiore centralizzazione della rete stia danneggiando la sua credibilità.

Il riferimento è, in particolare, al nuovo algoritmo di consenso Proof of Stake: Casper. Si ritiene che l’abbandono del modello Proof of Work condurrà ad una centralizzazione del potere nelle mani di chi potrà disporre di maggiori risorse economiche.

In sintesi, si pensa che parte di questo calo sia da attribuire al graduale allontanamento di Ethereum dalla piattaforma che prometteva di essere.

Non solo Ethereum…

La verità è che se Ethereum è ancora un “work in progress”, non si può dire diversamente per qualunque altro progetto blockchain degno di questo nome.

Gli stessi interrogativi valgono, a maggior ragione, per Bitcoin. Esiste da quasi dieci anni, ma è di fatto ancora in “beta”.

Bitcoin si proponeva di essere il contante elettronico su una rete P2P. A distanza di quasi dieci anni dal suo lancio, è ancora lontano dal raggiungere questo obiettivo su ampio raggio.

Non è utilizzato come mezzo di scambio, ma come asset speculativo. Al più, come strumento di protezione della propria ricchezza, a patto che il prezzo conservi un’accettabile stabilità.

Se Bitcoin dopo dieci anni è ancora lontano dal centrare l’obiettivo prefissato (almeno quello sulla carta, come da white paper), non c’è allora da meravigliarsi che Ethereum, con sole 3 candeline e molta più ambizione, stia ancora seguendo un percorso di maturazione.

Se Ethereum – con i numeri che presenta in termini di ecosistema, effetto network e brain power – deve essere considerato una scommessa, allora ogni altra criptovaluta (eccetto bitcoin) è più prossima ad un azzardo.

La strada maestra

Di cosa ha bisogno Ethereum per mettere a tacere le critiche, spiazzare definitivamente i concorrenti e diventare il re degli smart contract e delle applicazioni decentralizzate?

La risposta risiede nell’ecosistema Ethereum, piuttosto che nel token Ether.

Ethereum non è stato ideato per far guadagnare soldi, ma per cambiare il mondo. Il primo è semplicemente un felice sottoprodotto dello scopo principale.

Ci perdiamo in un mondo di prezzi, investimenti, bull e bear. Al centro delle criptovalute, però, deve esserci la funzionalità.

Smart contract e dApps potrebbero formare un Internet completamente nuovo, ed Ethereum sta aspettando che il mondo afferri il concetto.

Quando utilizziamo uno smartphone quello che ci interessa è poter gestire applicazioni che troviamo utili, ma soprattutto funzionanti.

E lo stesso vale per la blockchain, dove le applicazioni decentralizzate a misura di utente medio sono la chiave del suo successo.

Al momento, ci sono più di 40 dApps disponibili negli store Apple e Google Play. Ma abbiamo bisogno di un panorama di migliaia di applicazioni in grado di dare risalto alle peculiarità di Ethereum.

Il riferimento è alla regolamentazione veloce ed efficiente dei rapporti mediante smart contract: ottenere automaticamente il pagamento x al verificarsi della condizione y, senza dover riporre fiducia in un intermediario.

Ovviamente, transazioni più economiche e veloci rappresentano la condicio sine qua non per un’adozione diffusa della blockchain nel mondo reale, piuttosto che relegata all’area degli investimenti.

Ed è ciò che dipende dalle importanti tecnologie in via di implementazione: Sharding, Plasma, Raiden ecc..

Quello che deve fare Ethereum – ma le criptovalute in generale – è raggiungere la massa critica. Al momento le criptovalute e la blockchain sono ancora avvertite come qualcosa di sospetto.

La stragrande maggioranza delle persone, delle aziende, e persino dei governi, vogliono che gli altri si assumano il rischio e commettano gli errori per loro conto.

Ma quando la blockchain sarà stata ampiamente testata, con una funzionalità prossima alla perfezione, ecco che ci sarà la corsa all’adozione.

Selezione naturale

Abbiamo già vissuto cicli simili e lo faremo di nuovo. Il clamore e l’esuberanza dello scorso anno sono passati, ma nel frattempo il vero lavoro continua.

Ethereum continuerà ad evolversi, gli smart contract miglioreranno e l’attuale generazione di sviluppatori imparerà a utilizzare al meglio tale strumento innovativo.

La blockchain guadagnerà legittimazione, eccellenza tecnica, versatilità ed esposizione mediatica. Quando ciò accadrà, il pubblico, i grandi business, e addirittura i governi, ne sposeranno l’utilità.

Durante la bolla delle dotcom, aziende come Amazon e Google sono state in grado di prosperare, mentre molte altre sono semplicemente evaporate.

Probabilmente assisteremo a una resa dei conti simile con i progetti blockchain. Solo alcuni delle migliaia di progetti e idee saranno destinati a rimanere per il lungo termine.

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


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