LE NEWS SU ETHEREUM IN ITALIA

Menu
Home » Exchange » Stretta dell’UE all’anonimato: nuove regole per exchange e wallet

Stretta dell’UE all’anonimato: nuove regole per exchange e wallet

20 aprile 2018 19:59
Tempo di lettura: 3 min.
20 aprile 2018 19:59
Giuseppe Brogna

Il Parlamento europeo ha votato a favore di regole più rigide nel settore delle criptovalute.

Agli exchange di criptovalute e ai servizi di wallet sarà richiesto di introdurre procedure di due diligence della clientela, inclusa la verifica dell’identità.

Le piattaforme dovranno richiedere la registrazione per offrire i loro servizi.

Le nuove misure derivano dall’ultimo aggiornamento della Direttiva Antiriciclaggio dell’UE.

I membri del Parlamento europeo hanno tenuto fede a un accordo, raggiunto lo scorso dicembre con il Consiglio europeo, per sottopprre le criptovalute a una “una regolamentazione più rigida”.

Secondo il servizio stampa del Parlamento, la decisione è stata approvata giovedì con 574 voti a favore, 13 voti contrari e 60 astensioni.

L’accordo rappresenta il quinto e ultimo aggiornamento della Direttiva Antiriciclaggio dell’UE.

Gli emendamenti intendono affrontare “i rischi legati alle valute virtuali”.

Per porre fine all’anonimato ad esse associato, le piattaforme di scambio di criptovalute e i fornitori di wallet saranno obbligati a introdurre controlli di due diligence del cliente, comprese le procedure di verifica dell’identità.

In futuro questi business richiederanno la registrazione, al fine di offrire servizi di cambio e di pagamento regolamentati.

Le modifiche affrontano anche l’anonimato garantito dagli emittenti delle carte di pagamento.

I parlamentari hanno approvato la riduzione della soglia per l’identificazione dei titolari di carte prepagate e virtuali: dagli attuali € 250 a € 150.

Ciò inciderà sulle società che offrono la conversione da criptovalute a fiat come parte di servizi di pagamento non custodiali.

I funzionari europei affermano che stanno introducendo le misure in risposta sia agli attacchi terroristici del 2015 e del 2016 a Parigi e Bruxelles, sia per i leak dei Panama Papers.

I criminali usano l’anonimato per riciclare i loro proventi illeciti o finanziare il terrorismo“, ha affermato Krišjānis Kariņš, correlatore degli emendamenti.

Secondo le sue parole, la nuova legislazione “affronterà le minacce ai nostri cittadini…irrigidendo le disposizioni che regolano le valute virtuali e le carte prepagate anonime“.

Perdiamo miliardi di euro a causa del riciclaggio di denaro, del finanziamento al terrorismo e dell’evasione fiscale, denaro che dovrebbe andare a finanziare i nostri ospedali, scuole e infrastrutture“, ha aggiunto la sua collega Judith Sargentini.

Introduciamo misure più severe, ampliando il dovere delle entità finanziarie di intraprendere la due diligence dei clienti. Questo farà chiarezza su coloro che si nascondono dietro alle aziende e ai trust e dovrebbero mantenere i nostri sistemi finanziari puliti“, ha insistito.

La Direttiva Antiriciclaggio aggiornata entrerà in vigore tre giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea. Quindi, gli Stati membri dell’UE avranno 18 mesi per recepire le nuove norme nella legislazione nazionale.

Le nuove regole andranno a colmare la mancanza di politiche coordinate riguardo alle criptovalute in Europa. I singoli stati membri hanno finora applicato le proprie regole, o semplicemente aspettato un quadro giuridico comune.

La tassazione delle criptovalute nell’Unione Europea è ugualmente governata da decisioni a livello nazionale non armonizzate.

La campagna di tassazione di quest’anno è stata caratterizzata da aliquote fiscali che variano ampiamente tra lo 0 e il 50%. Alcuni governi hanno deciso di applicare le loro disposizioni tributarie per quanto riguarda i redditi da criptovalute. Altri, come la Lettonia, hanno parzialmente legalizzato le criptovalute al fine di tassare i guadagni derivanti dalle compravendite.

L’unica mossa coordinata, finora, ha riguardato la sottoscrizione della Dichiarazione sull’istituzione di una partnership europea per la blockchain.

All’inizio di questo mese, 22 paesi hanno accettato di collaborare al lancio di applicazioni blockchain su scala europea. L’iniziativa mira a evitare approcci frammentati nello sviluppo di servizi basati su blockchain, a beneficio dei settori pubblico e privato.

Il documento, tuttavia, non include le criptovalute.

Clicca qui per accedere alla guida gratuita su come comprare, vendere, trasferire e conservare in sicurezza gli Ether.

Condividi
  • 11
    Shares

CATEGORIE:

ExchangeTasse e fisco su EthereumWallet


Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza hitech legata alle tecnologie del ledger distribuito.


  1. ha commentato:

    E l’Italia com’è messa in proposito? C’è una normativa precisa sulla tassazione delle cripto?

    • ha commentato

      Non c’è una normativa che si occupa specificamente di plusvalenze da criptovalute. Ci si basa sulla risoluzione 2 settembre 2016, n. 72/E.

      Con riguardo ai contenuti della Direttiva di questo articolo, parte di essi erano già stati anticipati dall’Italia con il recente d.lgs 90/2017. Ma mi pare che manchino ancora i regolamenti di attuazione.

      • ha commentato:

        Ho sentito dal commercialista Gianluca Massimi Rosati di XRIBA che bisogna dichiarare solo i wallett o exchange oltre i 51.000 euro, e contano solo gli euro, quindi solo nel momento che convertono gli ethernet in euro.
        Potete darci informazioni chiare adesso che si avvicinano le scadenze!
        Grazie

        • ha commentato

          Purtroppo la consulenza fiscale esula dal lavoro puramente informativo che portiamo avanti.

          Però, posso darti delle indicazioni da sottoporre all’attenzione del tuo commercialista di fiducia.

          Dal punto di vista delle plusvalenze realizzate, il riferimento è alla risoluzione 2 settembre 2016, n. 72/E. Lungi dall’avere valore normativo, tenta di ricollegare il fenomeno a fattispecie già tipizzate nel TUIR.

          Poi ci sono gli obblighi di monitoraggio fiscale – la compilazione del quadro RW – sugli investimenti detenuti all’estero. Fonti normative: d.lgs 90/2017 e d.l. 167/90.

          Affidatevi a un commercialista/tributarista competente, in grado di poter valutare il vostro caso specifico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi questo articolo

Invia questo articolo ad un amico