tBTC: la migliore soluzione di interoperabilità tra Bitcoin e Ethereum?Tempo di lettura: 9 min.

Cosa è tBTC, la soluzione di interoperabilità tra Bitcoin e Ethereum che si propone di essere veramente decentralizzata?

tBTC è una soluzione di interoperabilità tra Bitcoin Ethereum, proposta da Keep Project e dal Cross-Chain Working Group.

L’obiettivo di questo progetto è quello di creare un ponte tra la blockchain di Bitcoin e quella di Ethereum, in modo da poter utilizzare bitcoin nella DeFi di Ethereum.

Bitcoin è la cripto maggiormente capitalizzata e il mercato più liquido della cripto-finanza.

L’apertura delle porte a bitcoin nella DeFI di Ethereum, è utile sotto molteplici aspetti.

La tokenizzazione di bitcoin favorisce l’afflusso di liquidità verso le applicazioni della finanza decentralizzata. Si può così sfruttare bitcoin nei protocolli di lending, con gli exchange decentralizzati (DEX), nei prediction market ecc.

Avere bitcoin in forma di token, facilita anche la scrittura di smart contract che integrano i trasferimenti di bitcoin.

Bitcoin può essere utilizzato come ulteriore metodo di pagamento per le applicazioni decentralizzate, spalancando le porte a nuovi interessanti scenari per la finanza su blockchain.

Per maggiori approfondimenti sull’utilità di bitcoin nella finanza decentralizzata, ti rimando a un mio recente articolo.

Con tBTC si possono vincolare dei bitcoin sulla blockchain di Bitcoin. Al contempo vengono creati dei token sulla blockchain di Ethereum, che sono rappresentativi dei bitcoin vincolati.

Quello appena descritto è un processo cosiddetto di “wrapping”.

Consiste nella tokenizzazione di bitcoin, al fine di renderlo compatibile con uno standard di token utilizzato su Ethereum e sfruttarne tutte le funzionalità.

L’apripista WBTC

Il tentativo di tokenizzare bitcoin per renderlo utilizzabile su Ethereum, non è un inedito.

L’apripista di questo processo è il progetto WBTC (Wrapped Bitcoin).

Circa un anno e mezzo fa, il consorzio di aziende formato da Kyber Network, Republic Protocol e BitGo aveva lanciato il primo progetto di connessione di bitcoin con la blockchain di Ethereum.

WBTC ha riscosso nel tempo buon successo, vedendo aumentare progressivamente il numero di bitcoin wrappati sulla blockchain di Ethereum.

Già da tempo è utilizzato in importanti applicazioni della finanza decentralizzata, come ad esempio il noto protocollo di lending Compound.

WBTC però lascia a desiderare per certi aspetti: è altamente centralizzato.

L’eccessiva presenza di elementi di centralizzazione nella soluzione proposta da WBTC, fa venire abbastanza meno il senso dell’utilizzo della blockchain.

Sappiamo che la blockchain, per via della sua complessa architettura, ha motivo di essere utilizzata solo se serve realmente decentralizzazione, a condizione che si possa garantire effettiva decentralizzazione.

Wrapped Bitcoin è una soluzione di interoperabilità che possiamo definire custodiale.

Fa leva sulla presenza dei “Custodian” (come BitGo) e dei “Merchant”, attraverso i quali scorrono tutti i processi di creazione e distruzione dei WBTC rappresentativi dei bitcoin sulla blockchain di Ethereum.

Il Custodian è l’entità che custodisce le riserve di bitcoin.

Il Merchant detiene una chiave per innescare il procedimento di coniazione (tecnicamente “minting”) di nuovi WBTC, oppure l’inverso procedimento di distruzione (“burning”) degli stessi.

Per mintare dei WBTC, il Merchant invia una transazione che autorizza il Custodian a coniare una certa quantità di WBTC e a inviarli all’indirizzo Ethereum del Merchant.

In sintesi, il Merchant invia al Custodian x bitcoin e il Custodian crea una transazione per coniare x nuovi WBTC sulla blockchain di Ethereum, in un processo che si basa sulla fiducia (fiducia!) tra parti che si conoscono.

L’utente, per ottenere i WBTC, deve inoltrare una richiesta al Merchant. Dimostra la sua identità attraverso il procedimento di KYC, invia i bitcoin al Merchant e ottiene in cambio i WBTC.

Per come è strutturato WBTC è un sistema troppo trusted, che mal si adatta al contesto della blockchain.

Il custodian è un’entità di cui devi fidarti.

I bitcoin potrebbero essere rubati dal suo wallet. Oppure il Custodian potrebbe praticare riserva frazionaria, non mantenendo il rapporto 1:1 tra i bitcoin in custodia e i WBTC circolanti, anche se una prova della riserva di bitcoin può essere fornita pubblicando una firma dall’indirizzo in cui sono custoditi i bitcoin.

La soluzione tBTC

L’approccio alternativo seguito da tBTC è quello di utilizzare un asset sintetico decentralizzato, sulla falsariga di quanto fatto da MakerDao con la stablecoin Dai.

tBTC può essere considerato una versione non custodiale e completamente decentralizzata di WBTC.

Vediamo come operano i meccanismi di creazione e distruzione dei tBTC.

L’immagine appena mostrata, tratta dalla documentazione ufficiale, illustra graficamente, e per una migliore comprensione, i vari passaggi del processo di creazione di nuovi tBTC.

Analizziamo il grafico passo passo.

L’utente che desidera creare tBTC, deve innanzitutto inviare una richiesta di deposito allo smart contract tBTC su Ethereum.

Il depositante deve inoltre mettere in stake degli ether (deposit bond), come meccanismo antispam per il sistema. Lo stake verrà restituito a seguito del completamento del procedimento di deposito.

Una volta che l’utente invia il deposit bond, viene creato un gruppo di signers (firmatari) totalmente casuale. Questi generano un indirizzo Bitcoin multi-sig (che richiede una certa quantità minima di firme) per l’utente.

I membri del gruppo di signers vengono selezionati da un insieme di firmatari idonei, che hanno accettato di vincolare ether a garanzia.

Gli ether in stake costituiscono un incentivo per allineare gli interessi dei firmatari e indurli a comportarsi correttamente, pena la perdita della garanzia vincolata come misura sanzionatoria.

Per generare una coppia di chiavi, i firmatari devono vincolare una quantità di ether per un valore equivalente al 150% del valore dei bitcoin da depositare.

Ad esempio, se il deposito è di 1 bitcoin, e richiede 15 firmatari, ogni signer deve vincolare una quantità di ether equivalente a 0,1 bitcoin (per un totale di 1,5 bitcoin).

Una volta che il depositante ha inviato i bitcoin all’indirizzo multi-sig del gruppo di signers, la prova del deposito viene verificata con un sistema SPV (simple payment verification) su Ethereum.

A seguito della verifica lo smart contract minta dei tBTC in rapporto 1:1.

Per prevenire attacchi di tipo Denial of Service, al momento del minting vengono trattenuti 0,005 tBTC. Questa somma sarà restituita al beneficiario al momento della chiusura del deposito.

Inizialmente il beneficiario e il depositante si identificano nello stesso attore. Ma su Ethereum lo status di beneficiario è trasferibile tramite un token non fungibile appartenente allo standard ERC721.

Allo stato attuale, in attesa della maturazione del sistema, tBTC è in grado di gestire depositi di esattamente 1 bitcoin. Inoltre qualsiasi bitcoin depositato sarà bloccato per sei mesi.

Se contro il deposito non sono state mosse accuse di frode o liquidazione, e sono trascorsi sei mesi, è ammissibile una richiesta di rimborso.

L’attore che ne è legittimato, può richiedere il riscatto dei bitcoin, ripagando i tBTC e le fee di custodia maturate.

Al ricevimento della richiesta, gli smart contract di tBTC distruggono una quantità di tBTC equivalente alla dimensione del deposito. Distribuiscono le fee ai firmatari, restituiscono la garanzia anti DoS al beneficiario e infine notificano ai signers che è necessaria una firma.

Una volta completato questo procedimento e pagate tutte le fee, i tBTC vengono distrutti su Ethereum e l’utente che ha avviato il procedimento di rimborso riceve i bitcoin nativi.

Ai signers viene corrisposta una fee forfettaria equivalente a 0,005 tBTC per 1 tBTC creato.

Vuol dire che le entrate totali per i firmatari sono pari allo 0,5% della capitalizzazione di mercato dei tBTC creati ogni anno.

Conclusioni

Quella appena esposta è una panoramica di alto livello dei meccanismo alla base di tBTC.

Non prende in considerazione diverse specifiche sfumature coinvolte nel sistema, come le sanzioni di slashing, i feed del prezzo per il rapporto di collateralizzazione ecc.

Ricapitolando, bitcoin viene depositato in un wallet multi-sig, in cui i detentori delle chiavi sono incentivi ad agire correttamente vincolando un altro asset criptovalutario (ether).

Una volta che il deposito viene confermato sulla blockchain, lo smart contract tBTC conia una quantità equivalente (secondo il rapporto 1:1) di tBTC sulla blockchain di Ethereum.

Per informazioni ancora più dettagliate, ti invito a leggere la documentazione ufficiale di tBTC.

Al momento della scrittura, il progetto tBTC è ancora lontano dall’essere perfetto. Ma è un sistema che presenta evidenti vantaggi rispetto alle soluzioni di interoperabilità che si basano sulla presenza di un custodian.

I modelli trusted, come WBTC, anche se molto più veloci ed efficienti rispetto a una soluzione decentralizzata, mal si adattano al contesto blockchain.

Affidarsi a una soluzione trusted per comunicazioni cross-chain, rende inutile basare un’applicazione sul paradigma che per definizione esclude la presenza di intermediari.

Seguiremo l’evolvere del progetto tBTC nei prossimi mesi.

Proveremo a comprendere se rappresenta la soluzione definitiva di interoperabilità tra Bitcoin e Ethereum, oppure se verrà superata con la nascita o l’affermazione di altri progetti.

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Giuseppe

Giuseppe

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza decentralizzata legata alle tecnologie del ledger distribuito.

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Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza decentralizzata legata alle tecnologie del ledger distribuito.

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