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Cos’è yearn.finance o yEarn?Tempo di lettura: 15 min.

Focus su yearn.finance, una piattaforma DeFi che sta riscontrando gran successo per i sostanziosi rendimenti che offre e per le performance stellari del suo token..

Nella confusione generata dalla nascita di innumerevoli progetti DeFi che sbucano come funghi, spicca per particolare interesse yearn.finance o yEarn.

Il 2020 si è caratterizzato per le performance stellari dei token legati ai progetti della finanza decentralizzata.

Il token di yearn.finance, YFI, al momento della scrittura capitalizza ben 1.184.229.075 $, rendendosi il token DeFi con maggiore capitalizzazione di mercato.

L’aspetto curioso risiede nel fatto che questo token era stato pensato dal suo creatore (Andre Cronje) come semplice token di governance. Questi aveva richiesto esplicitamente di procurarsene solo per chi fosse interessato alla gestione del progetto.

Secondo la sua visione il token non avrebbe dovuto essere nemmeno quotato sul mercato. Ma a quanto pare si è generato l’effetto della psicologia inversa.

yearn.finance

In generale possiamo descrivere yEarn come una piattaforma DeFi che svolge una serie di funzioni, come aggregazione di liquidità, trading con leva e market maker automatizzato.

Yearn.finance ha catturato un ampio bacino di utenti grazie agli elevati rendimenti che riesce a generare attraverso il sistema dei suoi Vaults. Come vedremo, il prodotto di punta è il suo smart contract di yield farming, chiamato Vaults.

Grazie a questo progetto diversi investitori più piccoli possono depositare i loro token in yEarn, unendo i fondi per formare un unico grande investitore. Operando in gruppo, si riducono anche al minimo le esose fee di transazione associate al deposito di fondi in una pool.

Andre Cronje ha creato yearn.finance per automatizzare il processo di spostamento manuale dei fondi tra i mercati DeFi, per garantire il miglior tasso sui fondi prestati. Quello che era partito come uno strumento di aggregazione dei rendimenti, si è evoluto in una piattaforma che supporta strategie automatizzate di yield farming.

Andre Cronje riteneva che la DeFi fosse troppo complicata per l’utente medio. Ha quindi deciso di concentrarsi su due aspetti del suo progetto per poter risolvere questo problema: la user experience e la sicurezza.

Nella prima versione di yEarn, Cronje gestiva denaro per amici e familiari.

Voleva trovare un modo per far lavorare le stablecoin nella maniera più profittevole possibile. Cronje controllava manualmente i protocolli Aave, Fulcrum, Compound e dYdX per vedere quale offrisse il miglior rendimento percentuale annuo.

Si era reso presto conto che spostare manualmente i token e pagare le fee del gas per tutto il tempo, non era il modo più ottimale di gestire la piattaforma.

Ha così codificato alcuni smart contract che avrebbero fatto il calcolo per lui. Ha quindi scritto le iterazioni per gli yToken, che possono leggere il tasso percentuale di interesse e spostarsi sulla dApp che offre i migliori rendimenti.

Ha creato il prodotto Earn sulla base di un semplice concetto: basta inviare più capitale nel luogo con i rendimenti più alti.

Yearn.finance è un intero ecosistema composto non solo da yearn.finance, ma che include anche ytrade.finance, yliquidate.finance, iborrow.finance e yswap.exchange.

Tuttavia yearn.finance costituisce il prodotto più interessante ed è il fulcro di questo articolo, ma sono state costruite interfacce utente anche per i prodotti DeFi di altri team, al fine di rendere la vita più facile ai trader attivi.

Ad esempio, Zap è un punto di accesso per Zapper.fi (che semplifica l’assunzione di posizioni complesse) e Cover è un punto di accesso a Nexus Mutual (che consente agli utenti di coprirsi dal rischio degli smart contract su yearn).

yToken

Pensa agli yToken come a un pool. Ogni volta che un utente deposita o preleva fondi da questa pool, lo smart contract controlla il tasso di interesse annuo.

Lo smart contract opera come una sorta di oracolo, anche se non in senso proprio considerando che l’oracolo reperisce dati al di fuori della blockchain. In questo caso lo smart contract verifica dati interni alla blockchain.

Prendiamo come esempio una pool composta dalla stablecoin Dai.

Quando un utente deposita Dai nella pool, lo smart contract verifica dove viene pagato il tasso di interesse annuo più elevato. Se risulta essere su Aave, sposta i Dai su Aave. Quindi l’utente guadagna interessi su Aave senza dover fare alcuna operazione.

Ipotizziamo che successivamente un altro utente depositi altri Dai.

Immaginiamo che a seguito del controllo del tasso di interesse ad opera dello smart contract, questo risulti essere più elevato su Compound. Di conseguenza lo smart contract preleverà i Dai da Aave, restituirà gli aTokens ad Aave e depositerà i Dai in Compound. Ora l’utente detiene i cTokens di Compound.

Ricapitolando, ogni qualvolta un utente interagisce con una pool, lo smart contract cerca il protocollo con il miglior tasso di interesse sul quale spostare eventualmente i fondi.

Nella prima versione di yEarn il protocollo non quantificava il rischio. Si spostava semplicemente sulla dApp con il tasso di interesse più alto.

Nei primi tempi, trasferire qualche migliaio di dollari su un protocollo avrebbe avuto scarso effetto sul tasso di interesse. Ma oggi, con la crescente popolarità di yEarn, la gestione di milioni di dollari su vari protocolli può avere effetti profondi.

Quindi lo smart contract non deve valutare soltanto la liquidità, in modo da poter spostare rapidamente i token quando necessario. Ma deve anche valutare cosa accadrà al tasso di interesse quando grandi quantità di capitale verranno scaricate in un determinato protocollo.

Quando un utente deposita dei token in una pool, riceve un altro token che rappresenta la sua quota della pool di liquidità.

È una delle caratteristiche più basilari dello yield farming, nonché una delle più difficili da capire per chi si affaccia per la prima volta in questo settore.

Ad esempio, i depositanti di Dai su Compound ottengono in cambio cDAI; su Aave ricevono aDAI; su yearn.finance ottengono yDAI.

Quel token rappresenta il deposito e in qualsiasi momento può essere riscattato per il deposito stesso e gli eventuali guadagni.

Questo meccanismo rende fluida la DeFI, facilitando lo scambio oppure il deposito altrove dei token (ad es. in un hardware wallet). Questi token secondari costituiscono l’essenza della componibilità della DeFi.

Per quanto riguarda i Vaults, le strategie per massimizzare il rendimento vengono implementate in uno smart contract dai cosiddetti controller. Analizzano regolarmente i rendimenti e le opportunità attraverso i protocolli DeFi, quindi codificano la strategia per ottenere il rendimento migliore.

Per via dei rendimenti che variano da piccole percentuali al 100 percento all’anno, i Vaults sono diventati di gran lunga la linea di prodotti più popolare di yearn.finance. Soprattutto perché gli investimenti tradizionali continuano a offrire un rendimento minimo o nullo.

C’è da considerare, però, che ogni Vault utilizza un meccanismo diverso per ottenere rendimenti attraverso i protocolli della finanza decentralizzata.

Ad esempio, il Vault Tether deposita USDT nelle pool di liquidità di Curve.fi, ottenendo in cambio il token di governance chiamato CRV. Quel token viene quindi liquidato per Tether, consentendo ai detentori di USDT di ottenere rendimenti denominati nella stessa stablecoin.

Yearn ha iniziato con le stablecoin, ma ora mette a disposizione Vaults anche per altri asset, come LINK e ETH.

Il Vault yETH

Yearn.finance è stato lanciato inizialmente per provare a catturare rendimenti sulle stablecoin. Per quanto riguarda i Vaults, ne mancava uno per il token nativo della blockchain di Ethereum, cioè ether.

Cronje ha di recente implementato yETH, un nuovo Vault per gli holder di ether alla ricerca di rendimenti.

Il Vault yETH si caratterizza per il fatto che la relativa strategia di rendimento è stata ideata da un membro della community, non da Andre Cronje. È uno strumento volto a sfruttare ETH come collaterale, al fine di ottenere rendimenti denominati sempre in ETH.

L’attuale strategia di yield farming per yETH è la seguente:

  1. raccogliere ETH dagli utenti;
  2. depositare ETH in una CDP di MakerDAO, con un rapporto di collateralizzazione del 200 percento;
  3. ottenere Dai dalla CDP. Il prestito attualmente ha un tasso di interesse dello 0% perché Dai viene scambiato al di sopra di un dollaro;
  4. impiegare Dai in strategie di yield farming che massimizzino i rendimenti: come depositare Dai in Curve.fi e ottenere CRV e le fee di trading, da monetizzare convertendoli in ETH.

Gli ETH comprati con i guadagni dello yield farming vengono poi assegnati ai proprietari del Vault yETH, in proporzione alle rispettive quote di partecipazione alla liquidità totale.

Preme far notare che questa strategia non è esente da rischi.

Di fatto yETH è costantemente in bilico sul limite del rapporto di collateralizzazione di MakerDAO, il che significa che un massiccio flash crash potrebbe spazzare via tutti gli ETH depositati nel Vault.

Al momento della scrittura dell’articolo non sono ammessi nuovi depositi nel Vault yETH, probabilmente per ragioni di precauzione.

La riapertura di questo Vault, sempre che non si registreranno problemi tecnici e di sicurezza, potrebbe seriamente rivelarsi un evento bullish per il prezzo di ether, il quale non potrà che trarre vantaggio dall’operatività di yETH.

In questo caso ether verrebbe visto come un investimento estremamente produttivo, se impiegato profittevolmente nell’apposito Vault yETH.

Attualmente ether è un asset improduttivo.

Sebbene tenda ad apprezzarsi nel tempo per via dei cicli naturali di mercato, è difficile per l’investitore retail medio guadagnare un rendimento, a causa della complessità della DeFi.

Anche protocolli di yield farming di facile utilizzo, come Aave o Nuo, offrono solo l’1% all’anno sui prestiti di ether.

Con l’introduzione di yETH, è verosimile che gli utenti compreranno in massa ether solo per garantirsi l’accesso ai rendimenti offerti dal prodotto yearn.finance.

Il token YFI

YFI è un token ERC20 per la governance dell’ecosistema yearn.finance. Il protocollo ha distribuito YFI ai liquidity provider che hanno fornito determinati yToken.

L’idea di Cronje era di utilizzare YFI esclusivamente per il voto, non come mezzo di scambio.

Cronje ha sottolineato più volte che il token YFI sarebbe stato privo di valore e che non sarebbe stato scambiato su nessun exchange. Malgrado le idee, il mercato ha fatto il contrario.

Il token è stato quotato su diversi exchange, tra cui Binance e Uniswap, ed ha raggiunto quotazioni stellari moltiplicandosi per migliaia di volte.

Cronje ha sempre invitato gli utenti a interessarsi al token solo per finalità di governance. Ha raccomandato alle persone di guadagnare il token YFI utilizzando il protocollo, invece di acquistarlo da un exchange.

Gli investitori hanno deciso di acquistarlo comunque, puntando sui futuri introiti del protocollo.

Non c’è stata alcuna ICO al momento del lancio. Chi ha guadagnato YFI, lo ha fatto fornendo liquidità all’ecosistema di yEarn. Oppure comprandolo a seguito della quotazione su alcuni exchange.

La supply massima del token YFI è di sole 30.000 unità, salvo variazioni future da parte della governance.

Gli holder di YFI possono votare su questioni riguardanti tutti i protocolli nell’ecosistema yearn.finance. Yearn ha un forum per la governance sul suo sito, come la maggior parte dei progetti DeFi. Gode di una comunità attiva che presenta molte proposte.

Una parte importante del processo di governance risiede nelle pubblicazioni da parte degli utenti di proposte su nuove strategie di investimento dei Vaults. Gli utenti pubblicano le proposte, le quali vengono implementate solo se votate dai detentori di YFI.

Per partecipare alla governance, i detentori di YFI devono mettere in stake i loro YFI.

Una volta che hanno espresso un voto, i token restano vincolati per tre giorni. In compenso però guadagnano una piccola fee per il voto.

Senza soffermarsi sulle sottigliezze, Yearn addebita una commissione del 5% su una determinata porzione di un certo tipo di prelievo, al fine di mantenere un fondo di 500.000 dollari.

Ma quando eccede questa soglia, distribuisce l’eccesso ai possessori di YFI. Insomma l’importo che un utente può guadagnare da un voto sembra essere piuttosto imprevedibile.

Cautela!

Quando Cronje ha affermato che la DeFi è diventata troppo complicata per l’utente medio, aveva ragione. Chiunque sia in grado di semplificare il processo e fornire una migliore user experience avrà maggiori possibilità di raggiungere la tanto agognata mass adoption.

Mentre qualsiasi strategia di yield farming comporta un alto livello di rischio, yEarn ha fornito alcuni buoni rendimenti in questi mesi con un rischio relativamente limitato.

Tuttavia bisogna considerare che, sebbene promettenti, yEarn, YFI, ma la DeFi in generale, restano esperimenti volatili e ad alto rischio. A rendimenti che possono crescere esponenzialmente, corrisponde un rischio altrettanto elevato: sistemico, di protocollo, legale, sul codice, e di qualunque altro tipo.

Anche se la DeFi e lo yield farming possono apparire come un gioco, non lo sono affatto.

Esistono concrete possibilità che possano verificarsi eventi – come crash di mercato o bug nel codice – in grado di portare a zero il valore del tuo patrimonio presente in questi protocolli. In questo mondo non esiste alcuna possibilità di tornare indietro, nessun salvataggio o autorità che possa rimediare a un eventuale incidente.

Non bisogna mai dimenticare che è opportuno provare questi protocolli solo con il denaro che ci si può permettere anche di perdere.

Nell’eventualità in cui dovessi perdere tutto, oppure se un token che hai comprato azzerasse il suo valore finanziario, metteresti a repentaglio la tua stabilità e quella della tua famiglia?


DISCLAIMER: Il presente articolo ha finalità esclusivamente didattiche, in particolare di descrizione delle caratteristiche di un’applicazione decentralizzata del panorama blockchain. Questa esposizione non costituisce alcun invito/sollecitazione all’investimento né all’utilizzo dell’applicazione descritta. Non ci assumiamo alcuna responsabilità in caso di danni derivanti da eventuali bug presenti nel codice dell’applicazione, o in caso di fallimento del sistema per via dei limiti che potrebbe presentare nella sua architettura.

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Giuseppe Brogna

Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza decentralizzata legata alle tecnologie del ledger distribuito.

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Giuseppe Brogna

Giuseppe è laureato in giurisprudenza, da sempre appassionato di tecnologia e studioso di tematiche economiche. Stimolato dal potenziale impatto economico e sociale, si approccia al mondo delle DLT; matura particolari interessi nella nuova finanza decentralizzata legata alle tecnologie del ledger distribuito.

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