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Cosa accadrebbe se la blockchain rivoluzionasse il sistema di voto

12 marzo 2018 13:00
Tempo di lettura: 4 min.
12 marzo 2018 13:00
Emanuele

Nonostante la digitalizzazione di molti aspetti della vita moderna, le elezioni sono ancora in gran parte condotte con metodi “analogici”, ossia tramite la cara vecchia carta.

Già da parecchi anni si sente parlare di una rivisitazione dei metodi tradizionali di voto, che inevitabilmente sono destinati ad evolversi con un sicuro guadagno di tempo e risorse economiche. Un sistema di voto più efficiente vuol dire anche più veloce, con una capacita di gestione di un maggior numero di elettori, che potrebbe favorire lo sviluppo di un senso democratico più forte.

Un sistema di voto più evoluto potrebbe far nascere un ecosistema di servizi dedicati come ad esempio il coinvolgimento degli elettori in sondaggi o consentire il voto senza la necessità di un supervisore. Non va dimenticato anche che si potrebbe fare a meno anche di dispositivi complicati tramite l’uso degli smartphone o i tablet già in possesso degli elettori.

Ci troviamo quindi davanti ad una scelta: continuare ad affidarci ai governi per la gestione dei sistemi di voto o sperimentare le applicazioni della blockchain per tale scopo.

Molti esperti concordano che un sistema di voto digitalizzato richiederebbe sicuramente lo sviluppo di sistemi di sicurezza rivoluzionari.

Il dibattito quindi è incentrato su come la blockchain potrebbe trasformare o semplicemente migliorare il sistema di voto e quali implicazioni potrebbero crearsi per il futuro della democrazia.

La Blockchain al servizio della votazione

Come ormai sapremo, la blockchain è un database distribuito in grado di registrare e verificare dei dati. Di solito durante una votazione, i voti sono registrati, gestiti, conteggiati e controllati da un’autorità centrale.

Si parla tanto un questi giorni di Blockchain-enabled e-voting (BEV). Si tratta di un sistema basato su blockchain che permetterebbe ai votanti di gestire i compiti in autonomia, lasciando loro una ricevuta o copia del proprio voto.

Data la natura della blockchain, l’archivio dei voti non potrà essere alterato in quanto gli altri votanti si accorgerebbero della discrepanza sulla propria copia dello storico dei voti.

Ad esempio quindi, non potrebbero essere immessi dei voti fasulli, perché tutti gli altri votanti partecipanti fungerebbero al contempo da scrutinatori, andando a verificare se un ulteriore voto immesso rientri nei requisiti prestabiliti (magari l’immissione di un voto fasullo non potrà esistere grazie all’uso di id univoci assegnati ai votanti).

Il sistema BEV sposterebbe la credibilità dagli enti centralizzati e promuoverebbe lo sviluppo del consenso comune basato sull’uso di una tecnologia.

Gli esperti di blockchain stanno discutendo riguardo una nuova generazione di “sistemi tecno-democratici” e possiamo già vedere come questo stia avvenendo anche nell’amministrazione.

In più, l’utilizzo della blockchain combinata con l’efficienza degli smart contract potrebbe permettere in seguito ai risultati delle elezioni, l’implementazione automatica di promesse elettorali, scelte di investimenti o altre decisioni organizzative.

Impatti potenziali e sviluppi

Le potenzialità più promettenti del voto elettronico potrebbero tuttavia essere viste ancora con una buona dose di scetticismo. Alcuni dei limiti sono comuni a entrambi i sistemi di voto, come la coercizione, l’anonimato e l’accessibilità.

La coercizione è una minaccia per ogni sistema di voto che offre partecipazione da remoto; potenzialmente un individuo in grado di votare in remoto da casa sua, potrebbe essere influenzato nella scelta. L’impiego di cabine di voto private al momento è l’unico sistema di garanzia contro le frodi.

L’accessibilità a tutti i votanti è un punto chiave ogni volta che i cittadini sono chiamati alle urne; il sistema BEV potrebbe complicare le cose offrendo una vasta gamma di opzioni, come per esempio votare in una cabina tradizionale o utilizzando un device elettronico personale.

Potrebbero esserci diverse interfacce per chi desidera andare oltre il voto tradizionale e nel frattempo esercitare il proprio diritto di accedere ai dati e controllare che le procedure siano seguite correttamente.
Andrebbe quindi sviluppato un sistema chiaro e diretto per lo svolgimnento di una votazione.

L’anonimato è spesso considerato un elemento cruciale della partecipazione democratica, anche se per la maggior parte delle votazioni nazionali si tratta più di “pseudonimo”; ciò significa che non è facile scoprire il voto individuale, ma è possibile, perché esiste un codice che collega ogni scheda elettorale con un codice personale sul registro elettorale. Siamo dunque costretti ad avere fiducia nelle autorità per quanto riguarda la protezione del nostro anonimato. Il sistema BEV è anch’esso pseudonimo, quindi anche in questo caso è possibile scoprire il voto individuale.

Possiamo fidarci della comunità e della tecnologia per la protezione della nostra identità? C’è ancora della strada da fare, per quanto riguarda il sistema BEV, per sviluppare una risposta tecnica capace di garantire l’anonimato. Un’altra risposta potenziale potrebbe essere quella di affidarsi a una autorità centralizzata che distribuisca gli pseudonimi e li mantenga segreti, come avviene tutt’oggi con il voto cartaceo. Questo però potrebbe mettere alla prova l’idea di decentralizzazione legata ai sistemi basati su blockchain.

Un altro punto chiave è quello di assicurare una fiducia condivisa nella sicurezza e nella legittimità del sistema. Come avviene per il voto cartaceo, l’elettorato pubblico deve accettare che il processo di voto sia legittimo e affidabile, anche se non ne condivide il risultato. Come tale, oltre a garantire sicurezza ed accuratezza, il sistema BEV deve anche ispirare la fiducia pubblica. Dal momento che il protocollo blockchain è piuttosto complicato, potrebbe essere una barriera all’accettazione pubblica di questo sistema.

 

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Blockchain


Emanuele

Crypto-lover. Nerd fin dal principio. Ama analizzare numeri, grafici e andamenti. Crea statistiche anche dove non necessario.


  1. ha commentato:

    Mi è molto piaciuto il tuo articolo.
    Potenzialmente, un sistema di voto basato su blockchain potrebbe portare alllo stato liquido dove il parlamento non è necessario, le persone voteranno direttamente o delegheranno chi per loro a farlo con immediata possibilità di recall.
    Il governo non è più necessario perchè al pagamento delle tasse le persone votano come allocare i fondi e li gestiscono direttamente, la corruzione sparirebbe.
    Il modello di stato ottocentesco che è quello in cui sostanzialmente viviamo ancora scomparirà.

  2. ha commentato:

    Il voto democratico non è un show tecnologico dove infilare tecnologie tanto per sentirsi fighi o per fare sperimentazione. Che sia open-source, crittografia a chiave asimmetrica, blockchain o altro se questi strumenti non presentano le caratteristiche minime previste dalla costituzione saranno solo un modo per sottrarre democrazia e non renderla migiore. Molto chiara su questa la sentenza della Corte Costituzionale Tedesca sulle macchine di voto elettronico perfettamente applicabile a questo: «La legittimità democratica delle elezioni richiede che gli eventi elettorali siano controllabili in modo che la manipolazione possa essere esclusa o corretta e il sospetto ingiustificato possa essere confutato. Questo è l’unico modo per facilitare una fiducia ben riposta nella sovranità della corretta formazione dell’organo di rappresentanza. L’obbligo da parte del legislatore e dell’esecutivo di garantire che la procedura elettorale sia stata concepita in coerenza con le norme costituzionali e che venga attuata correttamente non è sufficiente di per sé per conferire la legittimità necessaria. Solo se l’elettorato può convincere se stesso in modo affidabile della legittimità dell’atto di trasferimento, se le elezioni sono quindi attuate “davanti agli occhi del pubblico”, è possibile garantire la fiducia nella sovranità del Parlamento, perché composto in modo corrispondente alla volontà degli elettori, necessaria per il funzionamento della democrazia e la legittimità democratica delle decisioni statali. In una repubblica le elezioni sono una questione che riguarda l’intero popolo e una preoccupazione comune di tutti i cittadini. Di conseguenza, il monitoraggio della procedura di elezione deve essere anche un problema e un compito del cittadino. Ogni cittadino deve essere in grado di comprendere e verificare i passaggi centrali nelle elezioni in modo affidabile e senza alcuna conoscenza tecnica speciale.»
    La blockchain non fa nulla per affrontare questo problema e nessuno schema può essere immaginato in cui «Ogni cittadino [possa] essere in grado di comprendere e verificare i passaggi centrali nelle elezioni in modo affidabile e senza alcuna conoscenza tecnica speciale». (per la sentenza completa tradotta in Italiano http://crvd.org )

    • ha commentato

      Ciao Emmanuele, dici che nessun sistema elettronico potrà mai essere dunque utilizzato per una votazione democratica? Il tema è delicato e comprendo le perplessità. Personalmente però tendo a credere che il progresso tecnologico e l’evoluzione, inevitabilmente, porterà certi strumenti ad essere rodati e consolidati al punto che sia dato per assodato che “non possono che funzionare” (e non possono farlo diversamente). Trent’anni fa il computer era uno strumento per pochi, per centri universitari, per ricercatori e per militari. Oggi lo portiamo tutti in tasca, sappiamo che è lì ed è accessibile continuamente. Tra 10 anni quel che oggi sembra “roba da smanettoni” potrebbe finire nelle tasche di chiunque. Dei software si possono effettuare audit pubblici e indipendenti. La blockchain, con il suo formato ben verificabile può prestarsi a tale scopo: il database non è manipolabile per sua natura. Se il software è certificato per scrivere A, non potrà mai (e mai più) esser scritto B al suo posto.
      Certamente, concordo con te, queste rivoluzioni sono delicate e richiedono attenzione e supervisione: la fiducia e la trasparenza non devono e non possono venir meno. Letteralmente, ne va del nostro futuro.

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