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Criptovalute e dichiarazione dei redditi: facciamo chiarezza

04 Maggio 2018 12:00
Tempo di lettura: 6 min.
04 Maggio 2018 12:00
Daniele Della Corte

Siamo ormai prossimi al periodo legato alla dichiarazione dei redditi e tra F24, modelli unici e 730 molte persone che operano nel settore delle criptovalute ancora non hanno chiaro in mente come doversi comportare a livello fiscale con i loro possedimenti cripto, questo in quanto ancora non ci sono chiare normative vigenti ma tutto è lasciato ad interpelli verso l’Agenzia delle Entrate ed ipotesi più o meno fondate.

In questo articolo ho raccolto tutta la documentazione che ho trovato online sull’argomento criptovalute e dichiarazione dei redditi e spero di riuscire a fare un minimo di chiarezza a riguardo per permetterti di prendere una decisione consapevole in materia, ci tengo a precisare che si tratta di informazioni dedicate a persone fisiche, per le aziende è opportuno che vengano seguite dal loro commercialista o reparto contabile interno.

L’inquadratura fiscale delle criptovalute

Prima di entrare nel merito della questione vorrei focalizzare l’attenzione sul tipo di inquadramento che hanno le criptovalute agli occhi del fisco. Infatti nonostante le criptovalute all’atto pratico permettano una speculazione finanziaria queste, per il momento, ancora non hanno un inquadramento ben chiara che deve essere definita giuridicamente e non è competenza del fisco/Agenzia delle Entrate poter legiferare.

In tal senso al momento quello che emerge è che le criptovalute possono essere inquadrate in due modi:

  • Come dei beni. Tutto sommato non si tratta di beni fisici, infatti nonostante la parola “token” non esiste alcun gettone a fisico ma solo dei codici criptati all’interno dei wallet e degli exchange. Paradossalmente non rientrano neanche, per l’ordinamento giuridico italiano, nei beni immateriali, potremmo dunque definire le criptovalute seguendo la definizione di digital asset fornita da Bce, Esma e Eba ovvero: “rappresentazioni digitali di valore non emesse da Banche Centrali o autorità nazionali, utilizzate come mezzo di scambio o scopo di investimento”.
  • Come valuta estera. Anche in questo caso emerge però un incongruenza, essendo molte criptovalute decentalizzate non facenti riferimento ad una nazione specifica o banca che le emette, tutto rimane abbastanza incerto. In questo caso il problema consiste quindi nell’indicare il “dove e come” associare una criptovaluta ad un determinato luogo all’interno della dichiarazione  (quadro RW).

Questa seconda ipotesi è al momento quella più accreditata in rete ed anche da fonti istituzionali, ultima arrivata proprio dalla Direzione Regionale della Lombardia in risposta ad un interpello.

Facendo quindi un raffronto con le valute estere i conti correnti corrisponderebbero ai nostri wallet, il tasso di cambio invece è dato dal rapporto tra la criptovaluta ed il corrispettivo in euro sull’exchange in cui abbiamo acquistato le nostre criptovalute. Eventuali plusvalenze saranno quindi calcolate in funzione della differenza tra il prezzo di vendita e quello di acquisto (a cui si possono detrarre anche delle minusvalenze scomputabili).

I due macro scenari fiscali in cui ti puoi trovare

Abbiamo fatto un attimo il punto della situazione riguardo il possibile inquadramento fiscale delle criptovalute, ora però vorrei vedere due tipi di macro scenari in cui possiamo trovarci e come agire stando alle informazioni che ho avuto modo di reperire in rete.

Tutto sommato ogni situazione può avere delle specifiche particolari e quindi creare uno scenario a sé stante, mi viene in mente l’acquisizione di cripto attraverso il mining o magari chi parecchi anni orsono ha acquistato qualche criptovaluta ed ora si ritrova con un patrimonio molto sostanzioso.

Acquisto di criptovalute senza rivendita

In questo scenario immagino una persona che ha acquistato delle criptovalute e che ancora non le ha rivendute, ovvero i famosi “cassettisti o holder”. In tal senso quello che è avvenuto in questo caso è solo l’acquisto di criptovalute all’interno di exchange.

In questo caso ai fini della dichiarazione dei redditi la domanda da doversi porre è: “Il bonifico verso l’exchange è avvenuto su un conto italiano o su un conto estero?”

Nel primo caso se il pagamento è avvenuto su un conto italiano dell’exchange non dovrai dichiarare questa operazione, questo implica che per il fisco italiano ci saranno una serie di capitali fantasma che non verranno visti fin quando non ci sarà una legiferatura ben definita a riguardo.

Nella seconda ipotesi quella in cui abbiamo acquistato da un exchange con un conto corrente estero, allora la questione si fa un pò più complessa ed ecco che ci riagganciamo a quanto detto in precedenza, ovvero in questa ipotesi bisognerà dichiarare nel quadro RW il paese estero a cui fa riferimento la banca a cui abbiamo emesso il bonifico, l’importo e la valuta.

Ma attenzione perchè in questa seconda situazione emergono alcuni dubbi, ovvero se con il passare del tempo la valuta FIAT disponibile nell’exchange viene utilizzata per acquistare delle criptovalute, come dobbiamo comportarci? Quindi torna il dilemma del “dove e come” indicare i possedimenti di cripto nel quadro RW.

In questo secondo caso omettere questa dichiarazione può far incappare in delle sanzioni amministrative che vanno dal 3 al 15% dell’importo omesso in fase di dichiarazione e le sanzioni trovano un raddoppio, quindi dal 6 al 30%, nel caso in cui tali investimenti facciano riferimento a paesi con dei regimi fiscali agevolati.

Acquisto di criptovalute con rivendita e profitto

Questo secondo scenario è apparentemente in parte più facile da gestire, almeno se le operazioni svolte sono tutte lineari e tracciate, anche se ci sono comunque delle ombre a cui ancora non vi è alcun tipo di chiarimento.

Dunque se abbiamo acquistato delle criptovalute e le abbiamo rivendute ottendo un profitto, sul nostro margine di guadagno andremo a pagare un imposta sostitutiva del 26%, questa dovrà essere dichiarata nel quadro RT del modello unico per persone fisiche.

Ma non è tutto così semplice, infatti per rientrare in questo campo la nostra giacenza media di criptovalute deve superare per almeno 7 giorni lavorativi consecutivi il corrispettivo in euro di 51.645,69€.

Mi sorgono però alcune domande se una persona ha diversi wallet con criptovalute diverse, ad esempio 3 wallet da 25.000€ l’uno, uno con Bitcoin, uno con Ether ed uno con EOS rientra in quel range o si possono considerare come tre conti a sé stanti? In tal senso non ho ancora trovato risposta.

Una possibile soluzione per tutelarsi dai rischi

Per quanto detto fino ad ora la situazione ancora non è del tutto chiara, questo perchè di fondo mancano ancora delle leggi e normative vigenti.

Una possibile soluzione per tutelarsi da eventuali rischi a mio avviso è quella di preparare un interpello verso l’agenzia delle entrate che avrà valore solo nei confronti di chi lo richiede e che quindi ci potrà tutelare nel caso in cui ci fossero controlli o multe. Agendo infatti secondo le direttive che riceveremo dall’interpello potremmo dimostrare di aver agito in buona fede.

Per chi non lo sapesse un interpello altro non è che una richiesta scritta che noi facciamo all’agenzia delle entrate la cui risposta avrà validità solo per chi ha effettuato quest’ultimo, questo significa che se ci sono interpelli che reputiamo utili ai nostri fini comunque non ci tuteleranno al massimo perchè non siamo stati noi a fare la domanda all’agenzie dell’entrate.

Inoltre affidarsi ad un buon commercialista che conosca a fondo il mondo delle criptovalute è senza dubbio un ulteriore elemento che ci permetterà di minimizzare i nostri margini di errore.

Anche per questo articolo è tutto spero di aver fatto il massimo della chiarezza e di averti dato con un linguaggio comprensibile, evitando appositamente termini troppo burocratici, le informazioni basilari per procere al meglio con la dichiarazione dei redditi delle tue criptovalute, anche se il miglior consiglio resta sempre quello di prendere in considerazione il parere di un esperto contabile che faccia questo di mestiere ed in questo settore.

Come sempre se hai dubbi o domande a riguardo o hai delle integrazioni da aggiungere all’articolo, ti aspetto nei commenti.

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Tasse e fisco su Ethereum


Daniele Della Corte

Mi occupo di marketing e di ottimizzazione sui motori di ricerca. Amo gestire e coordinare progetti online. Ho sempre seguito da vicino le innovazioni tecnologiche ed ora sto focalizzando le energie per approfondire la blockchain ed il progetto Ethereum.


  1. ha commentato:

    Se può essere utile, si discute di questo tema nel gruppo Telegram Bitcoin: Tax & Law Italia a questo link:
    https://t.me/joinchat/Ad0Ajz6t77uzL5ZvsN2Vsg

    • ha commentato

      Grazie Roberto,

      sicuramente si tratta di un canale utile per chi volesse approfondire ancora di più nel dettaglio l’argomento. Da parte mia ho cercato di dare un infarinatura generale per fare chiarezza e spero di esserci riuscito, vedremo cosa diranno i lettori.

      Mi raccomando continua a seguirci 😉

  2. ha commentato:

    Con tutto rispetto per il lavoro fatto….non si possono dare consigli in quanto l’italia come suo solito è in una situazione di mancanza di regole e leggi che permettano anche volendo di fare il proprio dovere. Parlare po di commercialisti e come dire di incontrare un extraterrestre

    • ha commentato

      Ciao Michele,

      se hai letto l’articolo nella fase iniziale dico esettamente quello che hai scritto nel tuo commento, ovvero che in Italia al momento manca una normativa ed una legiferazione vigente in materia e tutto è lasciato ad interpelli ed interpretazioni più o meno fondate.

      Per quanto riguarda il discorso dei commercialisti non mi sento neanche di fare una generalizzazione, sono certo che ci sono persone competenti in materia perchè magari loro per primi hanno intrapreso un percorso nel mondo cripto, non metto sicuramente in dubbio che ci siano anche commercialisti che sulla materia non ne sanno nulla.

      L’articolo vuole semplicemente dare un infarinatura su quelli che sono gli adempimenti da intraprendere ma certamente non vuole in alcun modo far passare queste informazioni come “per certe” e sostiuirsi ad un consulto professionale in merito.

  3. ha commentato:

    Salve , domanda : se uno ha comprato cripto negli anni passati e decidesse di vendere tutto ,adesso , e facesse una plusvalenza , vale il secondo scenario ?
    E poi il primo scenario non dovrebbe valere per tutti visto che i più prestigiosi exchange tipo kraken , coinbase , bitfinex , hanno sede all’estero ?
    Inoltre è opportuno fare un atto notarile , come documento ufficiale ?

    • ha commentato

      Ciao Giuseppe,

      sinceramente non saprei risponderti nello specifico.

      Credo che le plusvalenze vadano pagate l’anno fiscale successivo a quello di dichiarazione, quindi le dovrai dichiarare l’anno prossimo se le fai ora.

      Si la maggior parte degli exchange sono esteri, alcuni però tipo The Rock Trading si sono trasferiti in Italia ma anche prima del trasferimento la possibilià di fare un bonifico verso un conto italiano era presente.

      Riguardo l’atto notarile, mia personale opinione, non credo serva.

      Tutto sommato se vuoi avere risposte più certe, trovare un commercialista e/o un legale esperto di blockchain e criptovalute è senza dubbio la miglior soluzione.

  4. ha commentato:

    Buon pomeriggio, nel 1° scenario, un cittadino deve compilare il quadro RW solo se ha fatto dei trasferimenti esteri con bonifici o carte di credito pari o superiori a 15.000 € (sia in entrata che in uscita) . La plusvalenza, poi, si applica nell’anno fiscale successivo alla vendita e quindi al relativo guadagno pagando un 26% di tasse.
    Nel 2° scenario, quanto dici si dovrebbe applicare a ciascun conto, ma attenzione che vale sempre la regola di dichiarare, nel quadro RW, quanto trasferito all’esterno o rientrato in Italia se l’ammontare complessivo supera i 15.000 €.

    • ha commentato

      Luciano grazie mille,

      le tue integrazioni sono preziose per dare ai nostri lettori ulteriore consapevolezza.

      Provvederò a modificare l’articolo ed integrarlo con queste tue informazioni.

      Ti ringrazio ancora e come sempre continua a seguirci 😉

  5. ha commentato:

    Buongiorno. Giusto per capire. Chi come me ha fatto investimenti (di gran lunga) inferiori ai 15.000 euro non deve dichiarare nulla?

    • ha commentato

      Ciao Filippo, non saprei dirti nel dettaglio bisogna vedere il singolo caso, la cosa migliore è andare da un commercialista/legale o da un CAF. A mio avviso i bonifici dovresti comunque dichiararli, ma è una mia opinione personale prendila con le pinze.

    • ha commentato:

      Una questione è la realizzazione di plusvalenze, un’altra è il monitoraggio fiscale. Se ritieni di non aver realizzato alcuna plusvalenza (sulla base di quali fonti e interpretazioni?), devi valutare esclusivamente la tua posizione in ottica di monitoraggio fiscale degli investimenti suscettibili di produzione di reddito detenuti all’estero. Riferimenti normativi: d.lgs 90/2017 e d.l. 167/90.

      Affidati a un tributarista per l’interpretazione di queste norme e la valutazione della strategia da adoperare.

  6. ha commentato:

    Grazie per questo articolo!

    • ha commentato

      Ciao Michael,

      grazie a te, continua a seguirci!

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