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La blockchain non ti serve

16 Novembre 2019 13:11
Tempo di lettura: 5 min.
16 Novembre 2019 13:11
Emanuele

Io non credo nella blockchain. Questa assurda tecnologia è una trovata del reparto marketing di qualche ufficio annoiato e in fallimento. Certamente finirà nel dimenticatoio, tutti ce ne libereremo e il mondo tornerà finalmente a splendere.

So che in questo momento ti starai domandando quanto sia folle: «Fino a ieri era qui che scriveva di trading… e ora, guardarlo».

Ebbene, il momento della verità arriva per tutti e il mio è qui, direttamente sotto i tuoi occhi.

No. Non sono fuori di testa. Amo la blockchain, amo la decentralizzazione, amo l’opensource e i progetti che riabilitano il potere alle masse. Eppure, ultimamente, “la blockchain non ti serve” è un po’ quel mantra che tengo sotto la punta della lingua quando mi raccontano del loro nuovo progetto su blockchain.

Li ricordi i pantaloni a zampa degli anni ’70? Li volevano tutti. Erano su qualsiasi copertina. Oggi, dove la moda esiste anche nella tecnologia, la blockchain è ovunque allo stesso modo.

Un piccolo adagio tra gli entrepreneur recita così:

Regola per ricevere denaro:

Nei tuoi discorsi ripeti rapidamente la parola blockchain al punto che gli uomini in cravatta si confondano e decidano di lanciarti i soldi addosso.

So che in tanti hanno bisogno di esempi che possano mostrare perché non hai bisogno di una blockchain e così eccotene qualcuno!

Gestione della catena di distribuzione

Ci stanno provando in tanti, il tema è questo: immagina di comprare del pesce. Il tuo venditore ti garantisce che viaggierà sempre al freddo e per dimostrartelo registra continuamente su blockchain la temperatura del furgone delle consegne. Quando il fattorino citofona, ti stampa la ricevuta con l’indirizzo (su blockchain) dal quale puoi verificare tutte le temperature passate.

Magnifico. In tanti dicono magnifico.

Ecco, in realtà il tuo pesce ha viaggiato fuori dalla cella frigo, in una scatola posta accanto all’autista. FAIL!

La blockchain ha fallito? No. Semplicemente… non ti serve la blockchain! La blockchain non è l’IoT!

Garanzia dell’originalità dei prodotti

Altro esempio? Subito. Immagina di comprare dei beni: quadri, orologi… vino. Vorresti avere la certezza che il prodotto che ricevi sia esattamente costruito con i pezzi previsti dal progetto o che il vino che berrai sia esattamente quello prodotto da quel vigneto.

Cosa fare? Semplice: registriamo l’intera filiera sulla blockchain! Il venditore dell’uva? Foto al QRCode della cassa e record registrato sulla blockchain. La botte utilizzata? Foto al suo QRCode e salvataggio su blockchain sia il primo che l’ultimo giorno della sua vita in botte.

Imbottigliamento? Facile: filiera automatica, scansione all’ennesimo QRCode e via.

Tutto bellissimo, l’intera filiera è stata registrata e il prodotto non può che essere buonissimo.

In realtà in tutta la filiera basta un solo attore non onesto e crolla l’intero castello. Prima delle consegne lui ha riaperto il vino con diligenza, sostituito il tuo bel vino d’annata con un Tavernello tenuto al sole e bussato alla tua porta. Successivamente ha rivenduto anche il vino buono, in modo da guadagnarci due volte.

«Ma come… c’era la blockchain…! (faccina triste).»

Nuovamente: la blockchain non c’entra una mazza. La blockchain non risolve le frodi nel mondo reale. La blockchain è un registro, non un investigatore. La blockchain non può evitare che oggetti fisici vengano contraffatti. (La blockchain non è l’IoT!).

Sistema di voto

Questa la faccio breve perché è vecchissima. La storia del voto su blockchain è forse la più inflazionata del mondo, persino molti innamorati (onestamente, non venditori) di blockchain ci credono.

In tal senso al momento la blockchain continua a presentare vari problemi:

  1. Il voto non riesce a rimanere segreto: se vuoi contarli, devi avere una traccia (ogni cittadino avrà una chiave privata per votare). Questo può portare a pressioni… “sociali” sull’elettore (chiamiamole così). Si lo so, si potrebbe utilizzare la cifratura “resistente alla coercizione” ma non è così semplice.
  2. Non puoi generare le chiavi su un dispositivo diverso da quello del votante (non starò qui a spiegare perché generare una chiave privata su qualsiasi altro device sia un disegno del sistema corrotto by design).
  3. Se generi la chiave su un dispositivo “finale”, servirà un oracolo per associare un voto ad ognuna di queste (non vorrai contare i voti ricevuti da qualsiasi chiave ma solo quelli da elettori con validi requisiti). Un oracolo di quel tipo è ancora distante dall’esserci.

La blockchain ha fallito. Delusione.

Registro del catasto

Questa è simpatica. L’idea di base è: usiamo i token non fungibili (ERC721, quelli dei CryptoKitties per chi se li ricorda…) per registrare le proprietà private. Ogni proprietario di casa avrà in possesso la chiave privata con la quale dimostrare la proprietà della propria casa a tutti, Stato incluso.

Un bel giorno però (per x ragioni) lo Stato ti richiede di trasferire quella proprietà ad un altro (nuovo proprietario). Tu rifiuti. Le opzioni adesso sono due: o lo Stato ha la possibilità di riscrivere il record indipendentemente da te (i più svegli hanno subito pensato: firma multipla o smart contract!) o il registro su blockchain inizia ad essere incoerente rispetto a quella che è la realtà.

In ogni caso, la blockchain non sta funzionando. L’idea era quella di avere una protezione anche da quegli Stati che impongono le loro scelte (regimi) in maniera più o meno onesta. Se torna ad esistere un ente “certificatore”, la blockchain non serve, è sufficiente un database.

La blockchain serve.

Interrompo questo lunghissimo post perché ho l’impressione che l’umore verso la blockchain si stia trasformando in terrore (leggendo questo post ad alcuni amici ho visto vari pollici andarsi a loggare su Kraken…).

Eppure la blockchain serve. E’ il primo registro nella storia dell’uomo potenzialmente immutabile. Semplicemente però la blockchain non è per tutto e non è per tutti.

Per concludere vi lascio questo bellissimo schemino, da stampare e portare sempre con sé ai convegni sull’uso delle blockchain.

Siate smart. 😉

Emanuele

PS: riguardo alla storia del pesce, poteva andare persino peggio: l’intero furgone non era climatizzato e solamente il sensore era stato spostato in una bella cella frigo!

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Emanuele

Crypto-lover. Nerd tra i nerd. Ama analizzare numeri e grafici. Crea statistiche anche dove non necessario.


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