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Il caso del massimalismo di Ethereum (PT1)

09 febbraio 2018 13:10
Tempo di lettura: 4 min.
09 febbraio 2018 13:10
Emanuele

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“Ethereum sarà il vincitore assoluto, ma i mercati non l’hanno ancora capito”

Fino ad ora, tre criptovalute – Bitcoin, Ripple ed Ethereum – hanno raggiunto una capitalizzazioneE' il valore di mercato delle azioni di una società. E’ ottenuto moltiplicando il numero delle azioni per il loro prezzo di mercato. di mercato di 100 miliardi di dollari.

In particolare, tutte e tre l’hanno fatto nel giro di tre mesi l’una dall’altra. Queste criptovalute hanno inizialmente raggiunto capitalizzazioni di 10 miliardi di dollari rispettivamente nel 2013, 2017 e 2017.

Bitcoin è arrivata al traguardo di 10 miliardi quasi quattro anni prima di qualsiasi altra criptovaluta, ma ha raggiunto i 100 miliardi soltanto tre mesi prima dei suoi competitor.

Almeno secondo questa metrica indubbiamente imperfetta, Bitcoin sta perdendo il suo vantaggio.

Il fatto che Bitcoin stia perdendo il suo vantaggio ha un certo senso. Ciò che non ha senso è il fatto che Bitcoin abbia ancora un vantaggio e che abbia ancora così tanti sostenitori.

In termini di effettivi utili, Bitcoin è inferiore sotto quasi ogni aspetto a molte altre criptovalute e in particolare ad Ethereum.

Ci troviamo così attratti da una posizione che non è stata pubblicamente articolata né necessariamente detenuta dai fondatori di Ethereum o dai suoi sviluppatori più attivi – quella del massimalismo di Ethereum.

Le economie della competizione fra criptovalute

Il modello mentale della competizione fra criptovalute è tutt’ora quello che è stato sviluppato da Jerry Brito ed Eli Dourado in un articolo all’interno del New Palgrave Dictionary of Economics (qui potete trovare una versione integrale ed il post del blog associato).

Una domanda che affronta questo studio è se si possa semplicemente clonare una criptovaluta ed aspettarsi che abbia lo stesso valore.

La loro risposta è stata, in generale no, poiché la criptovaluta clonata avrà lo stesso set di caratteristiche tecniche di quella originale ma con degli effetti di rete inferiori e probabilmente anche una governance inferiore.

Più generalmente, potreste immaginare ogni criptovaluta caratterizzata da un set di attributi multi-dimensionali: sicurezza, costo di transazione, dimensione del network, qualità della governance, robustezza dei linguaggi di scripting, e molti altri.

Il modello dice che quando una moneta è migliore di un’altra in alcuni attributi e non è peggiore in altri, a quel punto finisce per “dominare” l’altra moneta.

Una moneta dominata non può avere alcun valore nell’equilibrio. Il mercato è approssimativamente il vincitore assoluto fra le monete che dominano e quelle che sono dominate (approssimativamente perché l’equilibrio non viene raggiunto in maniera istantanea).

Questo non implica necessariamente che il mercato sarà sempre il vincitore assoluto. Potrebbero esserci monete che né dominano né vengono dominate da altre monete.

Questo potrebbe accadere se le caratteristiche delle criptovalute riflettono i compromessi fra il set di attributi. Potrebbe anche accadere se alcune delle caratteristiche non sono chiaramente buone.

Per esempio, più di una caratteristica potrebbe essere considerata ottimale per un’applicazione e al contempo risultare meno indicata per un’altra.

Queste complicazioni implicano che il massimalismo della single-chain non sia un risultato “necessario”.

Ma la vincita assoluta fra le monete dominate e dominanti utilizzate per la stessa applicazione è una certezza a meno che vogliate stringere i denti e dire che il valore di tutte le monete debba crollare fino a raggiungere il costo marginale per la loro creazione, cioè zero.

Governance: una caratteristica speciale

Una caratteristica particolarmente importante di una criptovaluta risiede nelle sue istituzioni di governance.

In che modo le criptovalute decidono di aggiungere nuove caratteristiche? In che modo decidono di cambiare i parametri del network in seguito ai cambiamenti nella tecnologia di informatica? In che modo affrontano i bug che vengono trovati o le crisi che si manifestano?

Ecco cosa hanno scritto Brito e Dourado nell’articolo di New Palgrave:

“Bitcoin possiede al momento delle istituzioni di governance di alta qualità. Gli sviluppatori principali sono competenti e conservatori ed il mining così come le comunità di utenti stanno seriamente pensando al funzionamento della valuta.

Un clone preciso di Bitcoin avrebbe probabilmente delle difficoltà a competere con Bitcoin, a meno che non possa garantire una simile governance di alta qualità”.

Dal 2014 molte cose sono cambiate. Bitcoin non è stato in grado di affrontare in maniera seria i suoi problemi di scaling on-chain.

La sua comunità ha allontanato, emarginato ed eliminato voci dissidenti, in particolare Mike Hearn, Gavin Andresen e Jeff Garzik.

Il suo team di sviluppatori principali è stato catturato da una fazione ideologica dedicata esclusivamente a scaling off-chain nel nome della decentralizzazione.

Questa fazione ha danneggiato gli accordi di consensi tramite scaling e rovinato la reputazione di chiunque segnali una delle suddette.

Le istituzioni di governance sono particolarmente importanti per le criptovalute, poiché non possono essere copiate con facilità.

Potreste magari copiare la struttura istituzionale e potreste copiare i risultati e le decisioni, ma nel momento in cui arriva una crisi vorreste che il team la gestisca nella maniera più calma, ragionevole e professionale possibile.

Il codice sorgente ed i parametri tecnici possono essere copiati. L’adozione e gli effetti di rete possono essere replicati nel tempo.

La governance di buona qualità – come la cultura di buona qualità in una compagnia – è una sfida da portare avanti e una volta che la perdete è difficile recuperarla.

Di: Blog.Elidourad

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Emanuele

Crypto-lover. Nerd fin dal principio. Ama analizzare numeri, grafici e andamenti. Crea statistiche anche dove non necessario.


  1. ha commentato:

    “Bitcoin è inferiore sotto quasi ogni aspetto a molte altre criptovalute e in particolare ad Ethereum”.

    C’è IMHO un fraintendimento di fondo.
    BTC non è nato per fare quello che in teoria consentono altri tipi di blockchain.
    E va bene così.
    In futuro molto probabilmente avremo diversi tipi di blockchain per diversi spettri di servizi/applicazioni.
    I vantaggi di BTC rispetto ad ETH ed altre sono due:
    – essere arrivato prima (quindi ragionevole certezza che il codice sorgente sia privo di bug critici e presa nel pubblico come associazione BTC = criptovalute)
    – hard cap

    Il futuro di BTC molto probabilmente sarà quello di costituire una sorta di “riserva aurea digitale”, in particolar modo quando ci avvicineremo alla quasi totalità del minato.

    E d’altra parte a ben vedere, ETH stesso è inferiore ad altre blockchain. Tempi di trasferimento, fee, PoW (sì stanno lavorando a Casper e c’è la testnet funzionante ma ancora non è in produzione e vedremo quando la blockchain sarà totalmente PoS). Se non fosse per le miliardate di ICO in cui vengono richiesti ETH e bloccati perchè scambiati con token ERC20 beh la musica cambierebbe, anche perché di fatto, progetti che abbiano redditività e non siano per la maggiorparte proof of concept, su blockchain, ancora non ne girano.
    Vedremo in futuro…

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