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Rivoluzione industriale 2.1: come le blockchain possono completare ciò che internet ha iniziato

25 Ottobre 2017 13:00
Tempo di lettura: 4 min.
25 Ottobre 2017 13:00
Emanuele

Rivoluzione Industriale e Blockchain sono due concetti così distanti tra loro? Forse non così tanto in fondo.

La gente spesso fa l’errore di pensare che la rivoluzione industriale (il catalizzatore della modernità e la forza guida dietro la Geopolitica fino ad oggi) sia stato un fenomeno che ha preso piede tutto in una volta. Ci sono volute decadi infatti affinché invenzioni come la macchina al vapore e la sgranatrice di cotone si diffondessero, migliorassero la loro funzionalità, e avessero un maggiore impatto nella vita di tutti i giorni delle persone in tutto mondo.

La macchina a vapore è solo un esempio. Sebbene versioni rudimentali di macchine a vapore esistessero fin dai primi anni del 1700, c’è voluto un secolo prima che questa tecnologia spingesse le isole britanniche alla conquista del mondo.

Sono passati altri due secoli, e l’onda del digitale che è cominciata nel tardo ventesimo secolo, e che stiamo ancora attraversando, è stata paragonata da molti importanti studiosi a qualcosa di simile a una “Rivoluzione Industriale 2.0”.

Il mondo creato da questa rivoluzione sembra pronto a inoltrarsi in un’altra era del futuro, con l’incremento di impieghi nella tecnologia, l’economia condivisa e le piattaforme online. L’unica cosa che unifica tutto è Internet.

 

LA RIVOLUZIONE DIGITALE

La prima ondata di innovazioni negli impieghi basati su internet ha portato siti come Monster e Indeed, candidature online e lavoro da remoto. La seconda ondata, che stiamo attraversando, comprende workspace digitali come Slack e impieghi basati su applicazioni.

Uber, Fiverr, Upwork e altri sono tutte valide varianti di come le persone possono fare soldi nel loro tempo libero sfruttando le loro capacità. Nell’economia del lavoro online c’è ancora tanto spazio fertile per persone comuni che cercano lavoro. Basta cercare su Google Uber!

Fortunatamente, questa rivoluzione digitale non si può considerare in nessun modo finita. Siamo ancora migliorando. Proprio come ci sono voluti molti anni per perfezionare le invenzioni dell’era industriale, il mercato del lavoro online si trova in questo momento ad essere il candidato ideale per un upgrade finale: la Blockchain.

Intraprendere questo passo successivo e adottare la tecnologia della blockchain potrebbe realmente realizzare la promessa di un lavoro orizzontale, decentralizzato, libero, equo e aperto così come era stato promesso dalla Rivoluzione Industriale tre secoli fa.

 

I PORTALI DEL LAVORO IN INTERNET

Proprio adesso nell’universo delle blockchain, ci sono una serie di portali del lavoro innovativi che, sebbene ancora al loro stato embrionale, hanno tutto l’aspetto di poterci portare alla Rivoluzione Industriale 2.1. Due piattaforme aprono la strada.

Ethlance è un portale del lavoro basato sul network Ethereum che al momento non viene minimamente sfruttato al di fuori dell’ambito limitato dei fanatici delle criptovalute. Sebbene sia stato un pioniere, potrebbe essere finito nella mischia prima che possa essere raggiunto da utenti realmente interessati al servizio.

Chronobank, un’altra opzione, mira a diventare un portale di reclutamento e a dislocare dipartimenti di risorse umane in tutto il mondo minando lo status quo. Chronobank, per adesso, è incentrato su specifiche professioni attinenti alla logistica e le costruzioni, pertanto potrebbe non ancora rappresentare un servizio adatto a tutti.

 

UNA PIATTAFORMA DEDICATA AGLI STUDENTI

Una recente e particolarmente apprezzabile novità nel campo è la startup israeliana bitJob. Pensata per gli studenti, bitJob ha identificato nelle giovani menti quell’ideale demografico con capacità perfette per l’era di internet, pronte a sperimentare nuove tecnologie e ad intraprendere lavori part-time o online mentre procedono con gli studi.

Con un completo ecosistema basato sui Token nativi  STU (per i quali la vendita è attualmente in corso), bitJob rappresenta un tentativo senza precedenti, offrendo l’occasione agli studenti di tutto il mondo di ottenere un corrispettivo appropriato ai loro talenti in maniera veloce e diretta.

In più, il servizio promette di fornire convenzioni con negozi nei quali sarà possibile scambiare i token STU per l’acquisto di attrezzature per la scuola o viaggi e, cosa più importante, bitJob offre la funzionalità PayPal che permette di scambiare le valute digitali degli studenti in moneta sonante, pronta per essere spesa nel weekend.

In un centinaio d’anni, quando scriveranno articoli sulla rivoluzione digitale, la blockchain sarà ricordata come il pezzo finale del puzzle verso una vera era digitale. Con ogni nuovo progetto che viene sviluppato sulla base dell’idea delle precedenti generazioni, ci avviciniamo a un mondo dove ad un lavoro svolto corrisponde il giusto compenso.

 

Di cointelegraph

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Emanuele

Crypto-lover. Nerd fin dal principio. Ama analizzare numeri, grafici e andamenti. Crea statistiche anche dove non necessario.


  1. ha commentato:

    buongiorno,
    mah, la rivoluzione industriale 2.0 che è ancora in corso sta contribuendo alla distruzione del pianeta. la 3.0 sarà forse la fine di gran parte dell’umanità. se avete voglia, vi invito a leggere gli articoli di Paolo Barnard, che è andato forse un pochino fuori di testa, ma ritengo che le sue analisi e conclusioni siano più che valide. Lui ve lo spiega meglio di quanto possa fare io.
    Comunque le tecnologie hanno permesso per esempio la globalizzazione spinta e la delocalizzazione altrettanto spinta. E le conseguenze le vediamo oggi. In fondo la tecnologia è una potenziale arma di ditruzione di massa ed è in mano a delle scimmie (noi). Quanto pensate ci voglia ancora a questa scimmia con manie di grandezza per fare danni ancor più irreparabili?
    Saluti.
    Claudio

    • ha commentato

      Ciao Claudio, ogni strumento, può essere usato in maniera utile e positiva o in maniera distruttiva. Quando l’uomo costruì il primo rudimentale coltello per tagliare la carne probabilmente scoprì anche che poteva uccidere un uomo. La tecnologia non ha colpe o responsabilità differenti. Il discorso cui fai riferimento tu, ha radici ben più lontane e profonde e coinvolge principalmente un attore non secondario: la natura umana.

      Emanuele

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