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Vuoi tu avere un’identità decentralizzata? Potrebbe non esserci possibilità di divorzio.Tempo di lettura: 6 min.

La blockchain garantisce maggiore sicurezza rispetto ai sistemi tradizionali. Cosa bisogna considerare però prima di creare un'identità decentralizzata?

E’ risaputo ormai che la blockchain è una tecnologia che, grazie alla crittografia dei dati, garantisce maggiore sicurezza rispetto ai sistemi tradizionali. Ci siamo chiesti però quali aspetti vanno considerati prima di inserire la nostra identità su una blockchain.

Pensa all’ultima volta che hai installato un’app sul telefono. Prima di accedere all’app, probabilmente sei stato accolto con la schermata standard di “accesso”. E’ molto probabile che ti sia stata data la possibilità di scegliere tra due opzioni: Accedi utilizzando il tuo account Facebook o accedi utilizzando un account Gmail.

L’idea alla base di questo sistema è che puoi saltare il noioso passaggio della creazione di un nuovo account utilizzando uno esistente. Nome, email, età: tutte queste informazioni possono essere ricavate dai dati che hai inserito su Facebook o Gmail.

Questa è la versione web 2.0 della costruzione dell’identità. Anche se ora può sembrare piuttosto comune, è solo perché le persone sono state abituate a trasferire un’identità digitale da una app all’altra.

Presto, le cose potrebbero fare un altro passo avanti.

   La Blockchain ci permetterà di fare ancora di più con i nostri dati – potenzialmente creando un’identità autosufficiente che ci segue ovunque andiamo.

Basta pensare ad un cinema, un distributore di benzina, negozi di alimentari e ovunque un’identità potrebbe essere utilizzata per pagare o registrare qualcosa. Alcune aziende stanno già lavorando a soluzioni che offrono agli individui e alle imprese la proprietà sulle loro identità e credenziali, come uPort, Civic e UniquID.

Se ti stai chiedendo se queste identità potrebbero essere usate in modi non desiderati, non sei solo.

La tecnologia alla base di questi progressi nell’identità digitale non sta rallentando. Il che significa che dobbiamo considerare come questi sistemi si combineranno per creare nuovi paradigmi sociali, culturali ed economici.

Il lato positivo delle identità decentrate

Una vantaggio nell’uso delle identità decentralizzate è la creazione di una società più collaborativa e libera.

Per capire meglio cosa vuol dire forse è il caso di ipotizzare uno scenario.

Prendiamo l’attuale spinta verso la tokenizzazione dell’arte. Utilizzando l’identità decentralizzata di un artista su blockchain, i clienti possono dare una mancia a un artista, acquistare interi lavori o persino acquistare azioni per un’opera d’arte individuale – nella speranza che l’opera accresca il suo valore. L’artista può quindi utilizzare quei soldi per continuare a lavorare sulla propria arte e costruire la propria carriera, aumentando a sua volta il valore dell’opera d’arte.

L’idea può sembrare futuristica o idealistica, ma sta già accadendo con il progetto Digital Tip Jar. Ed è solo un esempio di come la decentralizzazione possa influire su tutto, dagli incentivi economici alle strutture sociali.

Certo, il cambiamento non è sempre necessariamente positivo.

Sta a noi assicurare che non ci conduca nella direzione sbagliata, come nel caso in cui i creativi sono controllati dai loro investitori.

Gli aspetti negativi delle identità decentralizzate

Senza un’adeguata riflessione e un processo decisionale etico, questi sistemi potrebbero anche avere molte conseguenze negative.

Esiste il potenziale per le identità digitali di diventare un deposito per riaffermare alcune delle nostre esistenti – e problematiche – strutture.

Cosa significa questo.

Usando la tua identità ovunque: per rinnovare una licenza, stipulare un prestito o effettuare un acquisto tramite società come Shopin, potrebbe suonare bene in alcune situazioni. In altri casi potrebbe essere addirittura pericoloso. Non ci vuole molta immaginazione per immaginare un futuro distopico in uno stato autoritario in cui la cultura della sorveglianza finisce per essere amplificata dall’esistenza di queste identità.

La Cina sta attualmente dilettandosi con un sistema simile, assegnando un punteggio di credito sociale ai cittadini in base a comportamenti buoni o cattivi. E questi punteggi hanno conseguenze importanti: in tutto, dall-uso di internet, all’istruzione, all-acquisto di biglietti aerei, dipende tutto dal punteggio personale.

E c’è di più; gli stati autoritari non sono i soli a poter utilizzare le identità decentralizzate contro gli individui.

Parlando sempre per assurdo, anche un semplice cinema potrebbe trasformarsi in un centro di deportazione. Immaginiamo che una persona compri i biglietti usando la propria identità decentralizzata e venga segnalato come immigrato clandestino e prelevato mentre esce dal teatro. Nel clima attuale, questa situazione potrebbe non essere così inverosimile come si potrebbe immaginare.

Dove tracciare la linea

L’esistenza di aree grigie è una delle cose belle dell’umanità e della vita in generale.

L’idea che non tutte le azioni siano registrate da qualche parte, che due persone possano giungere a un accordo al di fuori dei rigidi confini della tecnologia – è ancora attraente per molti.

Ma ci sono implicazioni per l’immutabilità e l’automazione, ed è per questo che dobbiamo essere così attenti con i protocolli di identità.

  Ci sono conseguenze a non dimenticare, a tenere registri permanenti.

Pensateci: gli esseri umani sono programmati per dimenticare le cose. Ci viene dato un innato meccanismo di coping per andare avanti, spingere in avanti e ricominciare da capo quando le cose vanno male. C’è bellezza nella revisione e nella metamorfosi – per persone, aziende e persino intere società.

È davvero necessario iniziare ad aggiungere tutti gli eventi di una vita umana a un registro immutabile? Vogliamo vivere in un mondo in cui il passato è scritto nella pietra e influenza il tuo posto nella società e la capacità di andare avanti e verso l’alto?

Non posso dire di sì. Ma possiamo trovare un equilibrio.

Non dobbiamo ridurre le libertà o impedire che le persone cambino e si sviluppino nel nome dell’automazione o dell’efficienza economica.

Dovremmo usare nuove tecnologie per contribuire a livellare il campo di gioco, non a stratificare la società. Dovremmo cercare più mobilità sociale, non meno.

Il fatto è che la tecnologia non è intrinsecamente buona o cattiva, dipende ogni volta da che uso ne facciamo. Dobbiamo scegliere da che parte si muove il pendolo. E proprio ora – mentre abbiamo ancora la possibilità – è il momento in cui dovremmo decidere come e dove usare questa tecnologia a beneficio della società nel suo insieme.

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Alessandro Di Vita

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